Printing, cosa cambia dopo l’acquisizione Hp/Samsung

StampantiWorkspace

Samsung fa cassa cedendo la divisione stampanti ad HP che si rafforza in un segmento in cui già guida il mercato. Come cambia lo scenario printing , che non è solo ‘office’

Non è un fulmine a ciel sereno l’annuncio dell’acquisizione della divisione stampanti di Samsung da parte di HP, sembra che trattative tra i due giganti fossero in atto da tempo, anche se poco era emerso. Così come pare certo che il problema delle batterie dei Galaxy Note 7, non certo di scarsa portata, abbia in qualche modo contributo ad accelerare le decisioni. Se non è certo un rapporto del tipo “tanto deve uscire, quanto deve entrare” dalle casse di Samsung quello che ha guidato la chiusura ieri della trattativa, è vero però che la cifra di oltre un miliardo di dollari, sottoscritta per la cessione, corrisponde almeno negli ordini di grandezza ai danni complessivi dell’affaire Galaxy Note 7. E forse è inferiore a quanto avrebbe realizzato Samsung se avesse potuto trattare da un punto di forza.

La divisione stampanti di Samsung collezionava ricavi per quasi due miliardi di dollari, con circa seimila dipendenti in Cina, ci riferiamo al printing tradizionale (quello di casa e ufficio) tenendo unite stampanti laser e inkjet, e multifunzione meno, secondo i dati IDC, del 5 percento di market share, anche se con quote non proprio uniformi nei diversi continenti. Leader con circa il 40 percento in questo comparto è HP, seguita da Canon (circa 20 percento) e da Epson (16 percento), poi Brother e Samsung appunto. E ora HP potrà contare anche sugli investimenti di Samsung per circa 200/300 milioni di dollari, ad acquisizione conclusa.

HP DeskJet 3720, dettaglio
HP DeskJet 3720, una delle più innovative a getto d’inchiostro per la casa

Hp con questa acquisizione si toglie di mezzo un competitor che comunque si è proposto con un’offerta concorrenziale, ottime capacità sul canale e tecnologie interessanti, soprattutto nel comparto A3.

Lo scenario generale, almeno per quanto riguarda i MFP, non è dei più rosei, nell’ultimo anno è sceso ancora il numero delle unità vendute (meno di 100 milioni di pezzi, la cifra più bassa degli ultimi dieci anni, secondo i dati Gartner) ed è diminuita anche la disponibilità di spesa a pezzo per una cifra complessiva inferiore ai 50 miliardi.

HP ha registrato per quanto riguarda i suoi prodotti un’ulteriore flessione nella vendita di inchiostri e consumabili, ed è prioritario ora un forte impegno perché, nonostante gli sforzi declinati, a seconda delle realtà sono più di quelle che si pensano le unità obsolete, che però funzionano ancora e sono in opera, anche solo nel comparto delle fotocopiatrici laser monocolore, per citare un esempio classico di obsolescenza di lunga durata.

HP inoltre si fa forte di una leadership incontrastata anche nei segmenti che invece crescono, per esempio i processi di stampa in grande formato, qui IDC documenta come i primi tre protagonisti siano gli stessi del mercato ‘tradizionale’ (HP, Canon, Epson) cui si aggiungono Roland e Mimaki.

Ben diverso invece il mercato in ambito “production-printer” (le stampanti di produzione) che è cresciuto quasi dell’ 8 percento anno su anno (secondo IDC), in cui si colloca la cosiddetta Mid Production, label& Packaging; in questa classifica per ogni comparto si considerano sia le stampanti classiche sia gli MFP, ma tenendo separato il mercato ‘office’. La leadership in questo caso è di Xerox con circa il 46,7 percento di market share, con Ricoh al 24 percento, quindi Konica e Canon e HP con appena l’1,7 percento.

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