Si completa con un ecosistema di provider la visione Cloud OS di Microsoft

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Aruba si unisce al Cloud OS Network di Microsoft. L’intento di Microsoft è di dare alle aziende la flessibilità necessaria per adottare una soluzione di cloud ibrido

Microsoft ha costruito una sua architettura–visione su quello che chiama Cloud OS per realizzare dal punto vista dell’utente un’esperienza di funzione coerente . I pezzi del mosaico sono andati tutti a posto con il rilascio nel tempo delle ultime tessere di un mosaico che comprende Windows Server con Hyper-V, System Center e Windows Azure Pack.

L’intento di Microsoft – che per questo ha messo a punto e costruito una serie di 12 data center mondiali ( Amsterdam e Dublino per la compliance europea ) – è di dare alla sua clientela aziendale la flessibilità necessaria per adottare a scelta una soluzione custom per i suoi obiettivi di cloud ibrido (on premises nei propri data center , su Windows Azure e in hosting) . Al panorama mancava la nascita di un ecosistema di service provider e l’adesione di alcuni di loro . Con l’annuncio del Cloud OS Network è arrivato anche questo quarto pilastro tecnologico che vede la prima presenza anche da parte italiana con Aruba.

Cloud OS Network è un consorzio mondiale che comprende al momento oltre 25 provider che sono in grado di erogare servizi costruiti sulla piattaforma cloud di Microsoft in stretto parallelismo tecnologico con le infrastrutture software che Microsoft fornisce alla clientela per i propri data center oppure attraverso la stessa piattaforma Windows Azure. Il vantaggio per i provider -e di riflesso per le aziende – è di poter lavorare in modo ibrido su una piattaforma validata da Microsoft composta da infrastrutture e soluzioni applicative basate su cloud. In particolare in Italia , aderendo al programma, Aruba rende compatibili tutti gli strumenti della piattaforma cloud di Microsoft con la propria infrastruttura cloud, per dare alle imprese la possibilità di realizzare un progetto di private cloud all’interno di data center localizzati in Italia. L’infrastruttura tecnologica su basa su Windows Server 2012 R2 with Hyper-V, System Center 2102 R2, e Windows Azure Pack .

Fabio Santini_Microsoft Italia

Per l’occasione Fabio Santini, nuovo Direttore della Divisione Server, Tools & Cloud di Microsoft Italia, ha fatto il punto sulla strategia Cloud OS di Microsoft . Un elemento chiave di Cloud OS è System Center Server 2012, prodotto completamente rinnovato che attraverso le sue componenti consente di organizzare e di gestire le risorse di computing, networking, storage e applicative in logica di servizio . Windows Azure, piattaforma di public cloud Microsoft che offre risorse e servizi di tipo IaaS, consente di sviluppare e gestire in modo sicuro e flessibile applicazioni che si appoggiano al network globale di data center Microsoft . Strategica anche l’integrazione con SQL Server, che consente alle aziende di ottenere insight di valore da tutti i tipi di dati disponibili in azienda, sul mercato o da Internet e di renderli fruibili on premise o sulla cloud, e con Visual Studio per creare applicazioni innovative da gestire on premise o sulla cloud. L’offerta finale di Microsoft si configura chiaramente come un’adesione alla modalità scelta dal mercato di cloud ibrido. Secondo Santini, per Microsoft cloud vuol dire erogare servizi secondo le aspettative della clientela e dei CIO che operano nelle organizzazioni : portabilità in cloud, economie di scala per i costi, sicurezza (“ Per far girare i workload le aziende devono avere la massima fiducia nel fornitore”). D’altra parte in un’azienda il CIO , secondo la presentazione di Santini, è in questo momento sottoposto a spinte esterne e sollecitazioni interne. Anzi , il mondo al di fuori dei data center spinge i responsabili delle linee di business interne a chiedere ai CIO nuove applicazioni e innovazioni , con la “ minaccia “ incombente di rivolgersi direttamente a cloud provider esterni , come Amazon e forse la stessa Microsoft , per ottenere in modo veloce , e già pronte, applicazioni come ERP o CRM e per di più spesate a consumo . Intanto il CIO affonda in un’infrastruttura che non è cloud ed è legata a una struttura di spesa in conto capitale. E ’a questo punto che il CIO, se vuole sfruttare la “nuvola” per dare una risposta rapida al committente interno o al cliente esterno , deve diventare un broker di servizi applicativi e spostare i workload dal data center on premises verso il cloud . E ora le opzioni ( Vmware permettendo) comprendono anche i provider del consorzio Cloud OS network.

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Autore: Silicon
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