Apple Mac Pro è il Mac più potente di sempre. E stupisce

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TEST e SLIDESHOW – Mac Pro alla prova dei fatti. Abbiamo messo sotto test la punta di diamante della proposta Apple. Un sistema di computing professionale che segna un cambiamento di paradigma originale e una scommessa

La macchina che ha sostituito il precedente modelloi Mac Pro, a fine 2013, segna una vera rivoluzione del concetto di workstation e un cambiamento di paradigma senza precedenti con novità tecnologiche di sostanza al momento ineguagliate dai pochi vendor che ancora hanno a listino vere e proprie workstation professionali per applicazioni critiche. Apple ha contenuto in un cilindro lucido in alluminio anodizzato di 25 cm di altezza, 16,7 di diametro e appena 5 Kg di peso l’hardware necessario per prestazioni di gran lunghe superiori a quelle del Mac Pro con il precedente form factor. In pratica ha reso portabile uno dei computer da scrivania per i professionisti tra i più potenti disponibili in circolazione.

Il primo approccio è di piena meraviglia. La presa dal bordo superiore è comoda e sicura, da qui si intravede appena la zigrinatura che protegge l’unica silenziosa ventola di raffreddamento; l’intuizione sulle modalità di messa in opera è immediata, così come la procedura di accesso ai componenti interni, soprattutto a Ram e disco fisso: la prima sostituibile semplicemente premendo una piccola leva, il secondo che resta ben in vista, una volta sollevata la ‘maschera’ con finitura lucida, la sua estrazione questa volta non è possibile a mani nude ma può provvedervi comunque l’utente munito di giravite.

Si intuisce immediatamente come tutta l’architettura del nuovo Mac Pro sia un lavoro di cesello, con l’unica rinuncia all’unità ottica, che scompare, ma a ragione, perché vengono esaltate le possibilità di espansione, dall’unica finestra di immediata visibilità in cui sono concentrate: ben 6 interfacce Thunderbolt di seconda generazione, due prese Gigabit ethernet, una presa standard Hdmi 1.4, 4 USB 3.0  e infine le prese per cuffie e microfono.

Mac Pro
Mac Pro, in evidenza sulla destra il fissaggio del disco SSD PCI Express

Internamente gran parte dello spazio è occupata da un dissipatore a forma di prisma con lamelle verticali, la ventola pesca l’aria dal basso, essa raffredda il dissipatore e viene espulsa verto l’alto. Si chiama Thermal Core l’architettura complessiva di questo sistema. Se Ram e scheda PCI-express del disco sono ben in evidenza, è la scheda madre ad essere la più protetta in assoluto, essa ospita il processore che è sostituibile senza dover sostituire l’intera mainboard, praticamente inaccessibile anche il sistema di alimentazione. Ben in evidenza invece sono le schede video.

L’esemplare oggetto della nostra prova arriva in redazione equipaggiato quasi al top, e quindi con un prezzo iniziale di circa 4000 euro, la configurazione oggetto della prova rappresenta un ottimo bilanciamento tra il top di gamma e qualche minimo sacrificio senza preclusione alcuna però in qualsiasi ambito, purtroppo costa a listino circa 6.800 euro. Il nostro Mac Pro lavora quindi con la cpu 8 core Intel Xeon E5 a 3 GHz con 25 Mbyte di cache di terzo livello. E’ possibile spingersi oltre ancora con il sistema 12 core a 2,7 GHz e 30 Mbyte di cache L3. Per l’archiviazione abbiamo a disposizione un disco SSD di taglio medio: 512 Gbyte (espandibile a 1 TB). Il comparto grafico è nutrito da due schede Amd FirePro D700 oguno con 6 Gbyte di memoria complessiva VRAM GDDR5, bus a 384 bit e una banda da ben 264 Gbyte al secondo; sono quattro i moduli di Ram DDR3 ECC installati da 5 Gbyte ciascuno che lavorano a 1,8 MHz. Anche in questo caso la Ram può crescere ulteriormente fino a 64 Gbyte adottando quattro moduli da 16 Gbyte.

Mac Pro, la nostra esperienza

Alcune considerazioni fondamentali: è l’ambito grafico il terreno ideale di confronto per questo gioiello e all’interno dell’ambito grafico le prestazioni migliori si ottengono proprio grazie alla potenza della soluzione Amd, che necessità però di software in grado di sfruttarle appieno. Il contesto di sviluppo applicativo, su cui Amd spinge ed evangelizza molto, va effettivamente nella direzione della proposta di Apple, ma mancano ancora soluzioni ad hoc. Tra gli ambiti di utilizzo d’elezione quindi c’è tutta la produzione con FinalCut Pro X, nostro software di riferimento anche per le prove. Non è casuale l’adozione di una doppia scheda grafica, e non è funzionale solo alla disponibilità della massima potenza. Una risorsa è espressamente dedicata al calcolo grafico, l’altra alla visualizzazione, con la possibilità senza intervento da parte dell’utente di poter bilanciare i carichi.

I nostri test con GeekBench 3 Pro hanno fatto segnare 3651 di punteggio nei test single core, ma lo stupore e la reattività della macchina emergono dal punteggio di 26070 nell’analisi Multi-Core e dalle prestazioni registrate Da Cinebench R15 in OpenGL con 85 Fps, e 99.51 fps in Open Gl Reference Match, mentre il punteggio Cinebench R15 sulla Cpu si è fermato a 1219.

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MacPro comparato a una borraccia da mezzo litro. Impossibile non rimanere impressionati

 

Nel complesso la proposta di Apple rappresenta certamente un momento di rottura e un passo in avanti. Il nuovo form factor proposto, compatto con il sistema di raffreddamento descritto, è frutto di un investimento significativo, che è difficile pensare non continui a segnare una base per ulteriori proposte. Certo, chi sposa oggi questo sistema allinea al futuro tutta la propria dotazione. Thunderbolt 2 è al centro, vero ‘core’ per l’espansione senza limiti, così come USB 3.0 a volontà, il resto della dotazione da collegare viaggia senza cavi, via WiFi ac e Bluetooth 4.0, concetto comune anche per i prodotti di classe inferiore, facendo attenzione ai ‘colli di bottiglia’ per tutti quei dispositivi con Thunderbolt a 10 Gb/s. Mac Pro rappresenta in pratica il ‘nucleo’ che uno studio professionale si sceglie per il computing grafico di animazione, e attorno può poi ruotarvi il mondo intero.

Impensabile invece per il momento l’idea di espandere ulteriormente i componenti interni esclusa Ram e disco. Come lato positivo, ci sembra non venga ben del tutto percepito però che questa proposta, con ingombri così contenuti, permette di fatto di portare sulla scrivania dotazioni hardware di livello, e potenzialmente di proporre con un minimo ingombro quanto serve in ambito server, mantenendone l’eccellente mobilità. Se poi si considera che calore e rumorosità si attestano su livelli minimi, percepibili solo quando il ‘cilindro’ viene messo davvero sotto sforzo, è inevitabile pensare che quella di Apple sia una scommessa dal punto di vista design/architettura vinta del tutto.

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