Mac Pro, Apple è pronta a ripartire

Nel 1998 inizia la sua esperienza nel mondo IT in Mondadori e partecipa alla nascita di Web Marketing Tools di cui coordina la redazione. Redattore esperto di software per PC Magazine, e caporedattore di ComputerIdea, segue da circa 20 anni l'evoluzione del mondo hardware, software e dei servizi IT in un confronto continuo con le aziende leader del settore

Apple pronta a ripartire con il progetto Mac Pro e non solo… Nel 2018 arriverà un sistema più modulare per soddisfare tutti coloro che a Mac Pro hanno preferito altri Mac

Mac Pro è forse la workstation da scrivania più rivoluzionaria che sia stata ideata negli ultimi anni, ma certamente anche quella di cui si è parlato meno da quando è entrata in commercio nel 2013. Non solo. Si potrà ricordarla come tra i computer di Apple più costosi, e tra quelli meno venduti nel catalogo di successi di Cupertino. Così come è stato buffo a volte sentirne parlare come della “Morte Nera” in stile Star Wars, per la sua eleganza e forse con un po’ di ironia per quanto costava. Ora da poco più di 24 ore la parola Mac Pro è di nuovo balzata in cima agli argomenti cool.

E si spiega subito perché. Di tutta la proposta Mac si è parlato di recente in una sorta di confronto presso il Product Realization Lab (il cuore dello sviluppo prodotti) tra alcune testate giornalistiche americane e il management di Apple rappresentato da Craig Federighi, SVP Software Engineering e Phil Schiller VP Product Marketing.

In questo incontro, che per alcuni aspetti davvero può definirsi storico e insolito, Apple ha rivisto alla luce dei fatti qualcuna delle sue posizioni, ha ammesso l’insuccesso del progetto complessivo Mac Pro, per esempio ma soprattutto ha espresso in modo chiaro l’intenzione di tenere alta la proposta sotto il brand Mac ancora per tanti anni.

Mac Pro dal vivo confrontato con il volume di una borraccia da mezzo litro
Mac Pro dal vivo confrontato con il volume di una borraccia da mezzo litro

Andiamo per gradi. Mac Pro non è piaciuto proprio a chi sarebbe dovuto piacere. In pratica proprio chi per elezione, per la tipologia di progetti, avrebbe dovuto e potuto acquistare un Mac Pro ha preferito gli iMac e i Mac Mini opportunamente carrozzati, per fare le stesse cose.

Alla base della scelta sembra ci siano state valutazioni sull’eccessiva scarsa modularità, prima di tutto. E non pochi comunque ricorderanno come mentre i Mac Pro della generazione precedente a nero cilindro si caratterizzavano proprio per l’accessibilità e la modularità estrema, l’ultimo Mac Pro, pur con ingombri minimalisti avesse fatto storcere il naso.

Ecco perché si riparte proprio da qui. Il primo ritocco (nulla a che vedere con il nuovo progetto) riguarderà le modifiche delle configurazioni con il modello meno costoso che monterà Intel Xeon a 6 core, doppia Gpu AMD Fire Pro D500 (esce dal listino quello con la D300), e con il modello top con D700 e cpu a 8 core.

E’ questo però solo un aggiornamento dovuto, in un mercato che, dopo questo annuncio, davvero non si capisce perchè mai NON dovrebbe far slittare il proprio investimento per il nuovo Mac Pro (atteso quindi per il 2018), piuttosto che acquistare una configurazione pur aggiornata ma su un progetto che dichiaratamente verrà cambiato.

Già i numeri di Apple sembrano parlare abbastanza chiaro.
A fronte di circa 78 milioni di iPhone venduti nel primo trimestre dell’anno, Apple ha venduto circa 5,4 milioni di Mac (tra desktop e laptop), con Mac Pro e iMac che hanno fatto appena il 20 percento sul totale dei computer, davvero pochino.

In tutta onestà noi siamo rimasti abbastanza stupiti anche per il fatto che Mac Pro, comunque, era una creatura dell’era Steve Jobs, che ne aveva sbagliate poche. Forse se Mac Pro non fosse stato così ‘trascurato’ in questi anni…

Sì possiamo proprio dirla così, perché in quattro anni, anche noi giornalisti ne abbiamo parlato al lancio e poi oggi, ma non a caso, semplicemente perché nulla cambiava che fosse degno di nota. Poi è vero che per mettere mano a qualcosa che non vende bisogna poter cambiare le carte in tavola ed è proprio quello che sta accadendo ora.

Non sono finiti i dettagli interessanti emersi dalla chiaccherata per esempio l’arrivo anche di un nuovo iMac (già si sapeva) e insiema al Mac Pro anche di un Pro Display (prodotto da Mac non da LG), con nostra grande soddisfazione anche in questo caso non si parlerebbe di un touchscreen.

Vogliamo spendere al riguardo due parole. La prima è che forse non abbiamo torto quando di fronte ai due in uno continuiamo a sostenere alcune virtù dei computer che fanno bene un’unica cosa. A questo proposito non abbiamo problemi a sostenere che una chiara e netta distinzione come è presente sul catalogo Apple ancora tra portatili, all-in-one, desktop (dall’ingombro minimo) e workstation (in sostanza Mac), iPad e iPhone a noi garba assai. Come ci garba completamente trovare il touchscreen solo sui tablet. 

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