Ibm, il punto sulla strategia SmartCloud

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Eva D'Onofrio, Ibm

Eva D’Onofrio, vice president global technology services di Ibm italia, rilegge il cloud anche in ottica di collaboration. Una riflessione spinta da diversi fattori

In ottica SmartCloud, l’evoluzione di Ibm continua. Ne parla Eva D’Onofrio, vice president global technology services di Ibm italia, che legge nei trend del mobile, del social business e degli analytics i fattori di spinta per la prossima evoluzione del cloud. “Questi tre fenomeni si rinforzano reciprocamente, basti pensare che  nel 2014, un  utente su cinque  utilizzerà strumenti di social business per comunicare invece che la posta elettronica”. E’ solo un esempio ma i principali studi di Ibm evidenziano l’esigenza di innovare nei modelli di business, tenendo in alta considerazione le tematiche di sicurezza, produttività (legati alla mole di dati da gestire) e robustezza dell’infrastrutture. “Tutti questi cambiamenti  ed esigenze del modo IT portano una forte disruption” precisa D’Onofrio e il cloud è lo strumento che si rivelerà non solo per motore dell’innovazione per la riduzione dei costi,  ma anche come strumento di collaborazione  nell’azienda che avrà l’esigenza di richiedere offerte sempre più mirate ai prorpi fornitori e realizzare una cloud trasversale al suo interno.

Le potenzialità del cloud  (flessibilità, scalabilità del business, adattabilità al mercato, connettività dell’ecosistema, variabilità, complessità filtrata) permetteranno alle aziende non solo di ripensare all’It ma di reinventare il business e ciò significa collaborare in modo più efficace con partner e clienti. “I tre miliardi di dollari spesi per le acquisizioni in ambito software da Ibm – precisa D’Onofrio – permettono di strutturare un’offerta complessa in ambito SmartCloud che prevede tre pilastri:  la Foundation che opera su progetti di cloud privati e ibridi con prodotti della famiglia PureSystems, l’ambito dei Servizi in ottica Managed cloud services e infine l’ambito Solution, con progetti di Smart city, social business e analytics”.

Il punto di partenza è comune nei tre approcci: la flessibilità della proposta , “perché le aziende non possono buttare tutto e ricominciare da capo, per questo bisogna avere un modello flessibile e i Cio dovranno diventare orchestratori di modelli, tra cloud privati o ibridi. Il tutto si basa su architettura aperta, basata su standard alla base di qualsiasi progetto noi costruiamo”.

E’ di questi giorni l’annuncio da parte di Ibm di un nuovo software per gestire la complessità dell’intero processo produttivo. Si tratta di Ibm Rational Engineering Lifecycle Manager, indirizzato agli ingegneri per fornire loro una visione complessiva delle interazioni esistenti in un progetto, che si affianca a Ibm SmartCloud Continuous Delivery per ridurre i tempi del ciclo di rilascio del software.

– Guarda anche la videointervista a Eva D’onofrio: Ibm, 50 business partner sul cloud

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