Stan Shih: un’acquisizione di Acer? Provateci.

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Il fondatore di Acer spiega che un tentativo di acquisizione da parte di concorrenti li porterebbe a conquistare un costoso guscio vuoto

Il business di Acer non va come i suoi azionisti vorrebbero e secondo alcuni c’è il rischio concreto di un tentativo di acquisizione da parte di qualche concorrente. In fondo il suo valore di mercato – spiega il Taipei Times – oggi si aggira intorno al miliardo di euro e l’operazione non sarebbe così illogica. Ma nemmeno semplice, ha tenuto a spiegare il fondatore dell’azienda taiwanese Stan Shih.

acer-shihSecondo quanto riporta Reuters, a chi chiedeva se Acer sarebbe aperta a un takeover Stan Shih ha risposto un “accomodatevi” che va inteso in senso ironico, se subito dopo ha tenuto a specificare che qualsiasi acquirente si ritroverebbe in mano “un guscio vuoto” dopo averlo pagato a caro prezzo. Il Taipei Times aggiunge un dettaglio in più: Shih ha spiegato che un tentativo di acquisizione “non sarebbe semplice perché credo che nessun azionista vorrebbe vendere le azioni di Acer ora che valgono circa 10 NT [Nuovi Dollari Taiwanesi]”.

Non è poi solo una questione economica. Reuters riporta altre dichiarazioni di Shih secondo cui “I management team statunitensi ed europei di solito sono preoccupati del denaro, i loro CEO lavorano solo per il denaro. Ma i taiwanesi sono più concentrati su un senso della missione e su fattori emotivi“.

La situazione di Acer resta comunque complessa. Agli azionisti certo non fa piacere vedere un titolo che nel corso degli ultimi 12 mesi è passato da un massimo di 25 NT a un minimo di 9,7 il 24 agosto scorso, poco prima delle dichiarazioni di Shih. Il declino del titolo, tra l’altro, è iniziato con la crisi del 2010 e ha mostrato da allora davvero poche inversioni di tendenza. Acer però non intende procedere al riacquisto di sue azioni per tutelare gli investitori, una mossa che secondo il CEO Jason Chenpotrebbe solo portare un effetto positivo a breve termine, ci sono altri modi per proteggere gli interessi degli azionisti, come la distribuzione di dividendi“, distribuzione che Chen prevede per il 2016.

L'Acer Chromebook 15
L’Acer Chromebook 15

Passando dalla questione puramente finanziaria a una più operativa il panorama di Acer cambia. La strategia orientata al tema del “personal cloud” e ai Chromebook ha portato risultati interessanti – Acer è il principale vendor di Chromebook negli USA, ad esempio – e l’offerta di prodotti è sicuramente ampia in tutti i principali settori. Ma lo scontro sui prezzi con gli altri produttori e una forte presenza in mercati emergenti che in questo momento stanno investendo poco o la cui valuta è debole si riflettono sul giro d’affari. Così nei bilanci le vendite sono molto altalenanti mese dopo mese: nel 2015 si sono chiusi con il segno più tre mesi (marzo, maggio, giugno) e col segno meno altri quattro (gennaio, febbraio, aprile, luglio). In compenso, i primi sei mesi del 2015 si sono chiusi con un utile operativo di circa 33 milioni di euro contro i quasi 22 dello stesso periodo del 2014.

Qualcosa di interessante potrebbe venire dai prossimi mesi: Acer ha intenzione di andare controcorrente rispetto ad altri produttori taiwanesi e non aumenterà i prezzi dei suoi prodotti per compensare il deprezzamento dello yuan cinese. Lenovo l’ha già annunciato e Asustek ha dichiarato che lo farà se necessario.

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