Google Chrome Os, perché non decolla

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Perché nessuno si è ancora lasciato convincere da Google Chrome Os, che prenderà il volo solo quando Google ci crederà davvero

Google Chrome Os  è arrivato sulla scena lo scorso anno, con l’obiettivo se non altro di sparigliare le carte nello scenario di mercato. La piattaforma si basa sulla cloud, semplicissima nell’interfaccia, già in linea con tutti quelli che sembrano essere i trend di sviluppo delle applicazioni nei prossimi tempi. Windows 8 e Apple Os permettendo, considerato che per entrambi sono attese grandi novità. Nel primo caso già oggi, nel secondo certo entro giugno.

Tuttavia Google Chrome Os sembra quasi non esserci, perchè? Al momento, contrariamente alle aspettative sembra non ci stiano credendo né gli utenti finali, né le aziende (ma le aziende credono in verità ancora poco anche ad Android sui tablet per ora). E’ vero che Google non ha spinto più di tanto nel nostro Paese per cambiare le convinzioni. Abbiamo provato un laptop Samsung, è arrivato da poco un aggiornamento. Ma Chrome OS sostanzialmente nel nostro Paese non esiste. L’aggiornamento di Google poi sembra essere andato nella direzione meno ‘pura’ con qualche riavvicinamento all’ambiente desktop che le persone già usano e apprezzano.

Vediamo allora quali sono i principali ostacoli che Google deve rimuovere per poter crescere.

1. Chi lo conosce?

Chrome OS è davvero poco conosciuto, ne conoscono l’esistenza gli addetti ai lavori, ma nel flusso consumer della grande distribuzione praticamente non c’è. Scriveteci se lo vedete in qualche negozio o se qualcuno ve lo propone. In pratica, almeno in Italia, è proprio roba da smanettoni, che hanno formattato un laptop, e in qualche modo sono riusciti a utilizzarlo sfruttando il kit di sviluppo.

2. L’aggiornamento è arrivato tardi rispetto al debutto

Un sistema che non ha preso piede, nessuno lo vuole aggiornare, perché semplicemente non lo sta usando. Si fa molta più fatica a convincere qualcuno a provare un sistema aggiornato, se non si è riusciti a fargli conoscere la prima versione, o se non si passa l’idea che l’aggiornamento è una vera e propria prima versione.

3. I vendor non lo hanno promosso

Si chiamano Samsung e Acer (e forse qualche altro, comrpesa Sony) i vendor che hanno in corso un accordo per i Chromebook (guarda il video), ma certamente non ci hanno creduto fino ad oggi, o a loro volta non sono stati incentivati a farlo da Google. A seconda del Paese però sta di fatto che questi Chromebook esistono. Se ne vuole fare qualcosa? O si pretende che ci credano i consumatori, che onestamente non penso sentano bisogno di un altro device in più, al momento?

4. Chromebook come device esclusivo

I Chromebook, anche dove vendono venduti, sono talmente pochi che non si capisce se l’idea sia quella di farli diventare un device esclusivo, o semplicemente non si stia facendo nulla per venderli. Non pensiamo che possa diventare esclusivo qualcosa che nessuno ancora conosce, pensiamo lo sia invece qualcosa che conoscono tutti, vedono tutti, desiderano tutti, ma solo pochi raggiungono. E poi non ci sembra sia questa la strategia di Google.

 5. Cosa rende un Chromebook migliore di un tablet?

La domanda praticamente non ha una risposta. La tastiera non può essere di per sè la discriminante. Android offre già interfacce USB da cui caricare dati, ha un file manager. In questo non soffre i problemi di Apple iOs.  Un Chromebook senza rete sempre e ovunque fa troppo poco, nonostamente le migliorie. Davvero è un’impresa ritagliare un’altra nicchia di mercato qui, ma di altra nicchia si tratta, perché un Chromebook non sarà mai un tablet. A meno che non si pensi di fare diventare i Chromebook i laptop di un futuro ‘tutto cloud’.

6. Chromebook, il form factor è come quello degli ultrabook

Sono arrivati dopo Chrome Os, ma sono arrivati e sembrano convincenti, lo saranno di più da qui alla fine dell’anno. Intel punta su di essi, e non crediamo che Amd voglia sposare la causa dei Chromebook.

7. Effetto Apple

Apple ha inventato il form factor di riferimento per i pad, per gli ultrabook ed è il termine di confronto per gli smartphone. Insomma, quando si inventa qualcosa bisogna comunque in un modo o nell’altro fare i conti con l’effetto Apple. I Chromebook sono in grado di presentarsi in questa chiave, senza una sostanziosa spinta? Il mercato stesso aspetta davvero un device così tanto da cloud, proprio ora?

8. La posizione di Google

I Chromebook non sono senza chance e se Google davvero pensa che l’obiettivo finale di Chrome Os sarà raggiunto nel lungo termine e risulterà vincente, probabilmente ha ragione Google. Intanto però gli utenti vedono qualcosa in giro, senza capire in che modo possa migliorar loro la vita e i consumatori non sono personaggi che aspettano a tempo indeterminato. Google con Chrome OS deve farsi credibile ora, o in un periodo medio breve. Prima che le armate di Redmond scatenino l’inferno con Windows 8 e l’aggressitivtà del marketing.

9. L’indifferenza delle aziende

Noi non crediamo che le aziende stiano aspettando Google Chrome Os (come cambiano le cose). Penso che le aziende saranno sempre più indifferenti al nome delle piattaforme e aspetteranno semplicemente software e codice pulito che può girare ovunque con il minimo sforzo possibile. Se il minimo dello sforzo possibile lo richiederà Windows 8, sarà di nuovo il tempo di Windows. Se invece lo sviluppo sarà più facile sempre con iOS, a nessuno importerà di avere un ambiente misto e non monomarca, basta che funzioni. Varrà lo stesso per Chrome OS: trionfo dell’approccio pragmatico.

10. Chi guida il mercato?

Il mercato, ci può piacere o meno, è sempre più guidato dalle nuove generazioni, da chi porta le idee che fanno fare soldi, da chi mette in gioco il talento, ma non vuole sentire panzane sui vantaggi delle soluzioni legacy. Sono i giovani a fare il mercato dei dispositivi mobile, ma una volta fatto, il modello entra più fluido che mai in azienda. Dove servono stampanti in grado di stampare da mobile, repository in cloud in grado di accogliere i contenuti generati e scambiati con il mobile che entrano nei processi di business. Chrome OS per il momento non ha conquistato nemmeno i giovani.

Articolo liberamente ispirato al lavoro di Don Reisinger per  eWeek.com, ma rielaborato con tutte le mie considerazioni personali per cui non è detto che Don Reisinger sia d’accordo con me.

 

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