Google dà i numeri del diritto all’oblio

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Google indica quante richieste ha ricevuto per la cancellazione di URL dai risultati di ricerca e quante ne ha accettate, con qualche sempio per spiegare come si regola

Google ha reso pubblici alcuni dati riguardanti il modo in cui sta adempiendo alle richieste di rimozione di singoli URL dai risultati del suo motore di ricerca e da alcuni servizi associati, per la precisione da Ricerca Google, Google Immagini, Google Video e Google News. La rimozione è prevista dal cosiddetto “diritto all’oblio”, contemplato anche dalla normativa italiana. In realtà Google la prevede per adempiere a una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea del maggio 2014.

Google sta ancora confrontandosi con alcuni aspetti controversi dell’applicazione della sentenza, soprattutto sul fatto che la cancellazione degli URL riguarda solo le ricerche in Europa e non quelle eseguite fuori dal Vecchio Continente, ma l’attività di esame delle richieste va comunque avanti e i dati resi pubblici danno la dimensione del fenomeno.

google-euA livello europeo Google ha ricevuto 348.508 richieste di rimozione relative nel complesso a 1.235.473 URL. Il 42 percento degli URL segnalati è stato rimosso, il resto no. Ogni richiesta viene valutata “manualmente” per ogni singola pagina e sono molti gli aspetti tenuti in considerazione prima di decidere se rimuovere un URL o no.

Al di là della presenza di informazioni obsolete o sbagliate sulla persona coinvolta ci può essere un interesse pubblico che spinge alla non rimozione, ad esempio per i personaggi che hanno ricoperto cariche pubbliche o nei casi di frodi finanziarie o negligenza professionale.

google-itNel panorama europeo l’Italia è la quinta nazione per richieste presentate: 26.213 per complessivamente 85.744 URL (prima ci sono Francia, Germania, Gran Bretagna e Spagna). Quasi il 30 percento degli URL segnalati è stato cancellato.

Tra le richieste accettate, quella di una donna per un articolo di decenni prima sull’omicidio del marito in cui era citato il suo nome e quella della vittima di un crimine avvenuto decenni fa per tre link che parlano del reato. Accettata anche una richiesta legata a un tipo diverso di privacy: una persona ha chiesto di rimuovere un link a una pagina che ha recuperato una sua immagine auto-pubblicata e l’ha ripubblicata.

Le richieste non accettate hanno in comune l’interesse pubblico prevalente rispetto alla privacy. Ad esempio, una persona ha chiesto la rimozione di 20 link ad articoli recenti sul suo arresto per reati finanziari in ambito professionale e un’altra la cancellazione di un link a una copia di un documento ufficiale che segnala gli atti di frode che ha commesso.

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Autore: Silicon
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