VMware, il futuro si chiama cloud computing

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Dal VmWorld di Las Vegas, il big della virtualizzazione lancia messaggi al mondo enterprise e spinge sul cloud computing: dal 2009 sarà disponibile Vdos, Virtual Datacenter Os

La user conference VmWorld, organizzata da VmWare a Las Vegas,è partita all’insegna della focalizzazione sul data center. Il vendor, infatti, ha presentato l’iniziativa Vdos (Virtual Datacenter Os), che comprende una serie di soluzioni, disponibili dal 2009, utili per consentire alle aziende di fare “cloud computing”, sull’onda di quanto proposto fin qui dai giganti di Internet, come Google o Amazon, oltre che dai principali fornitori It.

“Vdos permetterà di federare in maniera logica l’insieme delle risorse di una white room – ha spiegato a Data Business Martin Niemer, group manager e product marketing Vl Emea – e di allocarle in funzione delle necessità delle applicazioni”. Per fare questo, il cliente potrà naturalmente appoggiarsi sull’hypervisor Esx Infrastructure, attraverso il quale risorse come la memoria o il numero di processori possono essere modificati a caldo, senza interruzioni per la macchina virtuale. Il cliente avrà accesso anche a strumenti come VmWare Fault Tolerance, che offre una continuità di servizio al 100% grazie alla duplicazione delle macchine virtuali su server fisici differenti. “Con vStorage Thin Provisioning, inoltre – ha aggiunto Niemer – sarà possibile realizzare un’allocazione dinamica dei dischi di storage virtuale, qualunque sia la periferica hardware di storage”.

Dal punto di vista della rete, VmWare ha introdotto lo switch virtuale. Denominato vNetwork Distributed Switch, esso avrà le stesse proprietà di un router fisico, ma potrà essere migrato più semplicemente all’interno del data center. “Fin qui – ha ripreso Niemer – quando si spostava una macchina virtuale da un server fisico a un altro, le proprietà di rete non seguivano automaticamente. Occorreva, dunque, controllare che le due macchine coinvolte fossero configurate allo stesso modo, con correlata perdita di tempo. Con lo switch virtuale, questo non è più un problema, poiché le macchine possono essere allocate con le rispettive entità di rete”.

Naturalmente, non solo l’hardware può essere virtualizzato, ma anche le applicazioni. In quest’area, VmWare propone vApp, un nuovo strumento per lo sviluppo di applicazioni virtuali, che raggruppa l’istanza applicativa e un sistema operativo per i dati, sempre precisando il livello di servizio. Le applicazioni virtuali possono essere create e gestite con il tool di amministrazione vStudio.

Tutte le entità virtuali, in ultima analisi, possono essere raggruppate, a loro volta, in una “nuvola” di calcolo virtuale, denominata vCloud, che l’amministratore potrà far migrare on demand da un data center all’altro. In questo modo, per esempio, le imprese potranno allocare un carico di lavoro particolarmente pesante verso un outsourcer, con una perfetta continuità di servizio.

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Autore: Silicon
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