PTC: con ThingX la realtà aumentata si fa strumento d’impresa

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Con ThingX PTC apre all’uso della realtà aumentata come tecnologia per semplificare le operazioni di servizio e supporto: in arrivo nuove funzioni di Vuforia e VuMark, un codice a barre di nuova concezione

Si parla sempre più di convergenza fra mondo digitale e mondo fisico e questa convergenza in effetti si verifica in molti modi, ma si blocca nel momento in cui dobbiamo interagire con gli oggetti che ci circondano. Questa interazione resta ancora in massima parte legata al contatto “materiale” tra noi e gli oggetti stessi, per farla evolvere verso nuovi modelli di utilizzo la tecnologia chiave è la realtà aumentata ed è su di essa che bisogna lavorare per diffonderla all’interno delle imprese. Questa è in estrema sintesi la strategia che PTC si è data per il prossimo futuro per quanto riguarda la sua piattaforma di sviluppo Vuforia, che viene considerata l’ambiente ideale per far convivere la realtà aumentata, il mondo IoT e l’ambito del CAD tridimensionale classico.

“Nei prossimi 12-18 mesi vedremo un’esplosione di nuovi dispositivi per la realtà aumentata, insieme a smartphone e tablet” ha spiegato il CEO di PTC, Jim Heppelmann, ma siamo ancora lontani dall’esprimere il massimo potenziale della tecnologia in ambito aziendale. “Il modo di lavorare cambierà in tantissime maniere, la parte del servizio è la prima ‘killer app’ per l’IoT e l’Augmented Reality”, secondo Heppelmann. Nella pratica questo significa che PTC sta realizzando un complesso di elementi che permettano di usare funzioni di realtà aumentata durante le operazioni di servizio “sul campo” come in primo luogo le operazioni di riparazione e manutenzione di oggetti anche complessi.

La visualizzazione su iPad di uno schema di intervento su una moto KTM
La visualizzazione su iPad di uno schema di intervento su una moto KTM

Non a caso il primo esempio pratico mostrato dal vivo da PTC ha coinvolto la casa motociclistica KTM. Con il nuovo sistema sviluppato da PTC un tecnico KTM può inquadrare con un tablet o uno smartphone una moto su cui deve intervenire e vedervi sovrapposti gli schemi della componentistica che gli interessa e anche animazioni che indicano come svolgere le operazioni da effettuare, ad esempio lo smontaggio di una sonda lambda. L’obiettivo non è solo quello di eliminare la manualistica o semplificare le operazioni per chi sa già cosa deve fare, ma permette di intervenire a chi ha un’esperienza minima o anche nulla di manutenzione. Quindi anche, in certi casi, l’utente finale.

Il “ponte” tra l’oggetto fisico, la sua rappresentazione virtuale e i dati che servono alla realtà aumentata è il VuMark, una sorta di codice a barre di nuova generazione che ha tre peculiarità fondamentali: identifica univocamente l’oggetto (quindi permette in generale di accedere alle sue informazioni), lancia applicazioni di realtà aumentata ed è graficamente molto personalizzabile, un elemento importante per renderlo più simile a un elemento decorativo che a un codice. Le informazioni chiave non sono infatti al centro del VuMark ma distribuite sul bordo. Il VuMark funziona allo stesso modo se applicato a oggetti fisici, presentato su cataloghi o visualizzato in spot televisivi.

Alcuni esempi di VuMark
Alcuni esempi di VuMark

PTC ammette che ci sono già soluzioni simili, anche se senza VuMark, ma al di là delle funzioni più o meno presenti hanno tutte il problema che ogni tipo o marca di oggetti ha la sua app di realtà aumentata. Di fronte a un prodotto che sembra poter dialogare in maniera evoluta, quindi, il potenziale utilizzatore deve essere certo di avere l’app giusta. E più aumenta il numero di oggetti “connessi”, più aumenta il numero di app che si devono avere a portata di mano.

La soluzione proposta da PTC è ThingX, una piattaforma collegata a Vuforia che segue un approccio diverso e più simile a quello del web. Non servono decine di app ma solo una – il ThingBrowser – con il quale si può inquadrare un qualsiasi oggetto dotato di VuMark per avere accesso alle funzioni e agli elementi virtuali previsti per quell’oggetto. Per così dire, al suo gemello digitale. Un modulo server – il ThingServer – passa al ThingBrowser tutte le informazioni necessarie per la visualizzazione, informazioni che possono essere anche slegate dalla realtà aumentata (ad esempio gli schemi CAD tradizionali o i dati tratti da applicazioni tradizionali di back-office). ThingX prevede un modello basato su ruoli, quindi le informazioni a disposizione di un tecnico non sono necessariamente le stesse mostrate a un agente di vendita.

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Una schermata del ThingBuilder

Creare applicazioni di realtà aumentata non è in generale semplice, ma se si vuole favorire la sua diffusione nelle aziende deve diventarlo. Per questo ThingX comprende il ThingBuilder, un ambiente di sviluppo senza codice che permette di partire dagli schemi CAD di un oggetto per aggiungere ai suoi componenti un collegamento a proprietà fisiche (come lo stato di carica di una batteria) o a elementi di realtà aumentata (animazioni, spostamenti…). Il ThingBuilder si occupa di convertire questa “programmazione” in contenuti da mostrare all’interno del ThingBrowser.

Gli sviluppatori avranno per le mani tutto questo – che per Heppelmann è “la più grande evoluzione tecnologica che PTC abbia mai introdotto”verso primavera, insieme all’estensione di Vuforia al mondo Windows 10 e quindi a strumenti come Surface Pro 4 e Surface Book.

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