451 Research: cresce l’interesse intorno al mercato dei chatbot

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Dopo i primi esperimenti, i chatbot nel corso del 2017 saranno sempre più adottati per gestire conversazioni online. E il loro mercato va definendosi.

Le tecnologie di nuova generazione sono di nuovo di grande interesse per gli investitori? Parrebbe proprio di sì: documentato l’interesse per blockchain ora è 451 Research a certificare che un altro ambito in fase embrionale – i chatbot che dialogano autonomamente sui social network e sulle piattaforme di messaging – si sta assestando con lo sviluppo di aziende che non sono più solo semplicemente startup da coworking. E si sta organizzando in quattro sotto-settori ben definiti.

Il primo di questi sotto-settori è dedicato allo sviluppo dei framework per i bot, ossia la base tecnologica per sviluppare chatbot specifici da “collocare” poi su piattaforme consumer come Facebook Messenger ma anche business come Slack. Questi framework comprendono tutti elementi di base come hosting, database e funzioni di analytics, oltre questo cercano di differenziarsi offrendo funzioni particolari come lo sviluppo semplificato dei bot, l’analisi linguistica o il machine learning. Secondo 451 Research le aziende da tenere d’occhio in questo campo sono Chatfuel, Converse.AI, Chyme, Gupshup, Kore e Meya.

Tay, un esperimento di chatbot portato avanti da Microsoft (e non proprio riuscitisisimo)
Tay, un esperimento di chatbot portato avanti da Microsoft (e non proprio riuscitissimo)

Parallelamente ai framework operano le aziende che offrono servizi mirati di elaborazione del linguaggio naturale (NLP, Natural Language Processing) e di machine learning orientato alla conversazione. Alcune di queste aziende sono nate indipendentemente dal fenomeno chatbot e anche molto prima che questo apparisse. In quest’ambito operano molti grandi nomi dell’IT (Amazon, Google, Microsoft…), tra le startup innovative si segnalano Api.ai, init.ai e Recast.AI.

A chiudere il cerchio dei bot sono i comparti dei servizi di collegamento fra componenti diversi (web service, API, piattaforme di messaging) e dello sviluppo di applicazioni di messaging vere e proprie. Il primo comprende essenzialmente fornitori di servizi PaaS come Flow XO, Smooch e Twilio. Il secondo è molto ampio e vede la presenza sia di startup sia di aziende molto consolidate.

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