Mark Hurd (Oracle), i dati costano e vanno messi a frutto

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Mark Hurd, ceo di Oracle

OPENWORLD 2012 – Si chiudono i lavori a San Francisco con il secondo keynote di Mark Hurd. Al centro dell’attenzione i Big Data e la proposta Exalytics. La strategia di Oracle per la BI

“I dati e lo spazio che essi occupano sono costosi da gestire e quindi vanno fatti fruttare” Mark Hurd, presidente di Oracle, apre così il suo secondo keynote che chiude i lavori a OpenWorld 2012. Salgono sul palco insieme ad Hurd la Business Intelligence, i Big Data, gli Analytics. Una miniera d’oro per il business, ma anche l’opportunità per vivere e lavorare meglio, a patto di poter sfruttare le informazioni in tempo reale e abbassare i costi.

Hurd avvalora la sua tesi con cifre importanti: “Il 90 percento dei dati attuali nei data center mondiali sono stati generati negli ultimi due anni, è una mole che crescerà di 50 volte da qui al 2020, mentre la crescita della capacità dei dischi arranca rispetto a questo ritmo”. Un ritmo che nel caso concreto si può anche figurare con l’immagine di 571 nuovi siti Web che nascono ogni minuto, 6 miliardi di sottoscrizioni per il traffico dei dati mobile. Se si considera anche l’Internet delle cose è impressionante pensare che i 9 miliardi di oggetti con un indirizzo Ip a bordo diventeranno 50 miliardi nel 2020.

Mark Hurd, presidente di Oracle

E intanto cresce anche il costo delle informazioni. “Al momento – prosegue Hurdlo storage come voce rappresenta il 10 percento dei budget IT, la spesa è destinata a salire del 4 percento anno su anno, ma la disponibilità ad aprire il portafoglio dei Cio è solo del 2 percento, e intanto i consumatori richiedono il 40 percento di spazio in più rispetto all’anno precedente”.

Per questo gli Analytics sono importanti: “Sbloccano il valore dei dati”,  spiega Hurd. E possono farlo in ogni ambito enterprise e delle vita civile. Nel primo ambito è interessante la case history sul risparmio di 4,9 miliardi di dollari evitando la dispersione di idorcarburi per inefficienze di sistema. Nel secondo caso Oracle porta all’attenzione della platea un sistema utilizzato dalla polizia di Chicago nel controllo di una manifestazione pubblica. Primo vincolo perché tutto funzioni: analizzare e agire in tempo reale.

E qui si innesta la proposta Oracle nell’ambito degli Analytics, partendo dalla macchina hardware dedicata per eccellenza Exalytics.

I fondamenti della proposta Oracle sono:

1. La raccolta di ogni tipo di dato da ogni risorsa

2. Un range completo di soluzioni Analytics

3. L’integrazione delle applicazioni di analisi

4. La disponibilità degli strumenti on premise come in cloud e in mobilità

Si tratta quindi di poter estrarre dalla mole di dati destrutturati quelli rilevanti per le proprie analisi. La proposta hardware quindi parte da Exadata, potenziata nella versione X3 con 26 Terabyte di memoria (tra Dram e Flash) e affiancata da Oracle Big Data Appliance. I sistemi di compressione ibrida e le specifiche “In-memory” sono i punti di forza.

Per il secondo pillar: il range completo di Analytics, che sono built-in machine (e costituiscono integrati con l’hardware Exalytics il plus della proposta Oracle), comprende i sistemi di Reporting, di Modeling e pianificazione e i moduli predittivi. Fanno parte di questo stack gli strumenti di analisi relazionale e di analisi non strutturate, quelli per le visualizzazioni in real-time degli scenari, i report interattivi e di pianificazione.

Lato hardware si parla della macchina Exalytics. In-Memory abilita le prestazioni in velocità, basta pensare che l’utilizzo della memoria Dram traguarda tempi di risposta intorno ai 100 ns, rispetto ai 5 ms necessari con i sistemi a disco, per un costo di 0,09 dollari a Megbyte che è circa 25 volte inferiore al costo minimo di lavorazione del dato possibile dieci anni fa. Con Exalytics la differenza la fanno memoria (fino a 1 Terabyte di Dram), processore con quattro Intel Xeon E7-4789 per complessivi 40 core, e dotazione networking con 40 Gbps InfiniBand (due porte) e 10Gbps in connettività ethernet (solo per fare due esempi di parte della dotazione). L’hardware al servizio del software e insieme ad esso, cioè la combinata, permettono query in memoria, aggregazione di viste in tempo reale, gestione di workload multipli. Tanto sono iscindibili hardware e software oramai in Oracle che per alcuni aspetti il percorso dell’azienda di Redwood richiama quello di Apple, fatto salvo che la proposta Oracle permette ancora di ‘liberare’ il software nel caso in cui si decida di cambiare infrastruttura hardware e di migrarlo su altri sistemi.

Siamo al terzo pillar quello delle Integrated Analytics Applications.

Gli Oracle Business Analytics lavorano in multi-dimensional Olap (On-Line Analytical Processing) in memory, così come anche analytics non strutturati. Vuol dire avere a disposizione più dati in meno spazio, senza i rallentamenti soliti di questo modello di processo perché esso è supportato dalla disponibilità di tutto il pacchetto di dati in cache.

In questo ambito fanno la differenza gli analitici predittivi che rappresentano la frontiera strategica, quando è offerta la possibilità di integrare dati enterprise con i big data provenienti da sorgenti esterne all’azienda.
Oracle propone oltre 80 applicazioni tra i soli strumenti di analytics. E siamo al quarto pilastro, in una frase: la possibilità di disporre degli strumenti di analisi e dei cruscotti on premise, come in-cloud e in mobilità.

A OpenWorld 2012 il passo in avanti in ambito mobile si chiama Oracle Fusion Tap, un unico contenitore per ospitare sul proprio iPad e usare offline e online, le applicazioni cloud. Tre funzionalità chiave che si sposano con la BI: il collegamento a quanto serve di ciascuna applicazione in cloud, l’analisi del dato, l’azione.

 

 

 

 

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