Le architetture Soa e i loro aspetti sociali

Software

Fra un’acquisizione e l’altra, Progress valuta i Web services e le relative piattaforme anche nel loro impatto sulla vita professionale

Se c’è un’azienda che in questo periodo sta catalizzando l’attenzione nel mondo Soa, il suo nome è senz’altro Progress Software. Due acquisizioni a breve distanza di tempo, prima Iona e poi Mindreef, hanno ribadito come l’azienda americnaa stia costruendo con attenzione una strategia di espansione che sulle acquisizioni sta facendo molta leva, come testimoniano anche quelle passate di Sonic, DataDirect e Neon Systems.

Al di là delle operazioni di mercato e dei relativi processi di integrazione, Progress sta affrontando il tema da tutti i punti di vista, nella speranza ovvia di fare anche un po’ di evangelizzazione, tanto necessaria in un paese restio ai cambiamenti organizzativi e strutturali come l’Italia. Ecco perché può aver peso anche studiare gli effetti “sociali” delle Soa, dove il termine va inteso come ovviamente dal lato professionale, come impatto sulle aziende e certo molto meno dal punto di vista interpersonale. Il Cto della società, Hub Vandervoort, ha prodotto già da un anno un e-.book sul tema e oggi il country manager italiano, Christian D’Aversa, ribadisce il concetto-base che le dinamiche sociali connesse all’implementazione di una Soa sono spesso trascurate: “Quando si prende questa direzione – afferma il dirigente locale – i dipendenti dell’azienda-utente entrano inevitabilmente a far parte di una comunità più ampia e dinamica”.

Le architetture orientate ai servizi presentano aspetti che ancora oggi rendono prudenti le decisioni di implementazione, perlomeno su larga scala. Intanto, erroneamente, si tratta di un tema affrontato spesso solo dal punto di vista tecnico, quando invece a prevalere dovrebbero essere gli aspetti organizzativi e infrastrutturali. E poi, di fronte all’idea di creare “mattoni” con contenuti e servizi che possono essere riutilizzati da altri in azienda o fra i collaboratori genera il rischio della perdita di controllo. “Avere una Soa aziendale – riprende D’Aversa – significa soprattutto mettere tutti i dipendenti nelle condizioni di lavorare proficuamente insieme, in modo veramente collaborativo. Il cambiamento può non essere da poco in molti contesti, ma i vantaggi sono presto misurabili. Certo, l’integrazione fra processi e applicazioni porta con sé il rischio di una perdita di controllo, ma qui entra in gioco il ruolo del Cio, la sua capacità di governance, che si misura attraverso la definizione di adeguate policy”.
Qual è oggi la reale situazione in Italia su questo fronte? “La sensibilizzazione sta crescendo e non solo a livello di grandi imprese – commenta D’Aversa -. Anche nelle medie realtà, il tema della collaborazione e dell’integrazione gioca un ruolo centrale. Di fronte all’idea di imbarcarsi in progetti complessi, c’è indubbiamente ancora molta indecisione, ma in questi casi aiuta la prospettiva di poter partire con progetti focalizzati su specifiche aree funzionali o processi, per poter misurare l’impatto, anche sociale, del concetto di Soa e poi eventualmente allargare l’esperienza all’azienda nel suo complesso”.

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Autore: Silicon
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