VMware, si rinuncia alla sicurezza pur di ottenere vantaggi competitivi

Nel 1998 inizia la sua esperienza nel mondo IT in Mondadori e partecipa alla nascita di Web Marketing Tools di cui coordina la redazione. Redattore esperto di software per PC Magazine, e caporedattore di ComputerIdea, segue da circa 20 anni l'evoluzione del mondo hardware, software e dei servizi IT in un confronto continuo con le aziende leader del settore

I vantaggi del business mobile superano le preoccupazioni per i problemi di sicurezza e un quarto dei dipendenti bypassa le policy aziendali. I risultati della ricerca VMware/Vanson Bourne

VMware ha commissionato un interessante studio a Vanson Bourne per indagare, tra le altre tendenze relative alle scelte dei responsabili IT, anche la modalità di gestione delle problematiche di sicurezza per quanto concerne la business mobility. Lo studio, di tipo quantitativo e qualitativo è stato svolto su un campione piuttosto ampio composto da circa 1700 decision maker IT, e 3500 impiegati di aziende con oltre mille dipendenti, provenienti da Uk, Francia, Germania, Olanda, Belgio, Italia, i Paesi nordici, la Russia e i Paesi del cosiddetto Middle East quindi Arabia Saudita e UAE.

Il campione, prevalentemente europeo, rende i risultati dello studio particolarmente interessanti, anche se è palese il focus enterprise della ricerca, e pensiamo tuttavia che i dati che emergono siano ancora più significativi proprio per questo. In Italia, la metà dei responsabili dei dipartimenti IT (circa il 46 percento) è disposta a correre rischi relativi alla sicurezza pur di garantire l’efficienza della propria forza lavoro in mobilità. E oltre il 54 percento ammette di farlo perché i vantaggi di poter lavorare in mobilità sono di gran lunga superiori ai rischi di violazione dei dati.

Vmware e la sicurezza per il business in mobilità
Vmware e la sicurezza per il business in mobilità

In verità scendono in campo un concerto di fattori: da una parte quasi un intervistato su tre in Italia, tra i lavoratori, è convinto che la mancanza di mobile working freni la produttività (la percentuale in Emea invece è più bassa di tre punti percentuali), in un contesto in cui – sempre in ambito Emea – complessivamente ben due intervistati su tre (tra i dipendenti) spingono per ottenere una maggiore mobilità.

Di fronte all’esigenza di mantenere alta l’efficienza anche sui dispositivi mobile, ecco che circa il 22 percento dei dipendenti si trova a bypassare le policy aziendali relative alla mobility, mentre lo fa ben il 28 percentodel campione, nel nostro Paese. Sull’altro fronte il 35 percento dei responsabili IT (sale al 44 percento in Italia) dichiara di ricevere pressioni da parte degli utenti per poter accedere ai dati aziendali dai propri dispositivi mobile. Il problema non è di facile soluzione, soprattutto se la prospettiva di osservazione è sbagliata. Spieghiamo: sono proprio fenomeni come il Byod (e in misura minore ovviamente il Cyod) a mettere in allarme i responsabili IT, ma così non dovrebbe essere.

E’ così per il 43 percento degli amministratori IT italiani, che in un caso su tre considerano il Byod addirittura come il rischio maggiore per un attacco informatico. In verità i rischi non sono legati al mancato controllo sull’hardware – e in ogni caso è irragionevole pensare di lavorare scendendo a compromessi quando si parla di sicurezza – quanto piuttosto alla rinuncia al controllo su cosa fanno le applicazioni, come si spostano i dati e cosa accade in rete a livello di utente e contenuto. “Abilitare un digital workspace sicuro, indipendentemente del device è possibile sfruttando un’architettura software-defined che può essere incorporata anche in un’applicazione” – sostiene quindi Ian Evans, Vice President End User Computing EMEA & Managing Director, AirWatch di VMware per Emea.

Sembra impossibile, in un caso su tre (in Italia) chiedere ai dipendenti di avere la stessa cura per la riservatezza dei dati aziendali che avrebbero per i dati personali, con il 54 percento dei lavoratori che dichiara di non essere a conoscenza delle policy aziendali. Su questo punto però pensiamo che sia corretto prendere la difesa degli ‘imprudenti’. Quando si lavora, va bene evitare comportamenti superficiali (che abbiamo visto sono spesso alla base della diffusione del malware e in particolare del ransomware, che sfrutta tecniche di phishing avanzate) ma allo stesso tempo non si può nemmeno ‘rallentare’, perché sono più gli ostacoli ad accedere all’informazione dei vantaggi di averla e poterla utilizzare.

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