Uno studio di CA Technologies sulle motivazioni che stanno dietro al successo delle tecnologie IAM

Sicurezza

Una gestione evoluta delle identità può stimolare nuovo business, accrescere la fidelizzazione dei clienti e migliorare la customer experience

Secondo i risultati emersi dallo studio “Digital Identities and the Open Business” la capacità di gestire le identità digitali utilizzando tecnologie evolute oggi disponibili sul mercato sarebbe essenziale per l’innovazione e la crescita delle imprese europee. La tecnologia di Identity and Access Management (IAM) servirebbe infatti a stabilire un canale d’interazione aperto fra azienda e utente – a prescindere che si tratti di dipendenti, consumer o utenti di aziende clienti o partner. La ricerca identifica tre motivi chiave alla base dell’importanza cruciale dell’autenticazione e del riconoscimento delle identità digitali ai fini del successo dell’azienda: l’apertura di un numero sempre maggiore di applicazioni agli utenti esterni al perimetro aziendale, l’utilizzo crescente di servizi basati su cloud e la diffusione rapida dei social media. La nuova indagine è stata condotta per conto di CA Technologies dalla società di ricerca Quocirca .

Lo studio ha identificato tre motivi principali per cui l’autenticazione e il riconoscimento degli utenti sarebbero sempre più cruciali per il successo delle aziende italiane. Il 36 per cento delle imprese consultate in Italia ha aperto le proprie applicazioni a “utenti di aziende clienti”, a “consumer” o a entrambi. La motivazione, citata dal 72 per cento dei soggetti intervistati, è il poter trattare direttamente on-line con gli utilizzatori esterni. Il secondo motivo alla base della crescente importanza dell’autenticazione e del riconoscimento degli utenti fra le aziende italiane risiede nella maggiore diffusione di servizi cloud dove lo IAM è considerato un fattore essenziale per l’utilizzo dei servizi disponibili as a service. Di fronte a una crescente eterogeneità di utenti e fonti di identità, le aziende investono in strumenti IAM che collegano diverse fonti identitarie e un accesso federativo basato su policy, generalmente realizzato attraverso un modello Single Sign-On (SSO) all’avanguardia che garantisce un’applicazione centralizzata e basata su broker delle policy per applicazioni on-premise e on-demand. Il terzo motivo per cui le imprese italiane più evolute trovano una chiara contropartita a investire in tecnologie di Identity and Access Management è rappresentato dall’utilizzo crescente dei social media come fonte primaria d’identità. Dallo studio risulta chiaramente che i social media sono sempre più utilizzati dalle organizzazioni europee (e da quelle italiane, in particolare) all’interno di una strategia IAM.

 

È enorme anche il potenziale dei social media in ambito aziendale: il 61 per cento delle organizzazioni italiane, ad esempio, utilizza già dei social network per migliorare la fidelizzazione dei clienti, o ha comunque in programma di farlo. In futuro, lo scopo principale dell’utilizzo dei tool legati ai social media sarà di riuscire a conoscere meglio i gusti dei clienti – come effettivamente dichiara di voler fare il 45 per cento degli intervistati. Un fatto emerge chiaramente : è cambiato il concetto stesso di perimetro della sicurezza aziendale , prima fisico, poi di rete con i firewall, internet e ora identità stessa dell’utente. Le policy di sicurezza aziendale vanno legate all’identità stessa dell’utente che si collega dall’ufficio , dalla casa e in mobilità con il suo smartphone.

Techweekeurope.it ha chiesto un commento a questi dati ad Antonio Rizzi che dirige la practice di sicurezza di CA Technologies nel Sud Europa Il primo aspetto da sottolineare è quello del salto in tre anni del numero delle aziende cha hanno adottato una soluzione IAM : si è passati dal 25 al 60 per cento. Cosa è successo nel frattempo? Le tecnologie sono cambiate – spiega Rizzi – e ora federazione è la parola chiave. E’ in atto un’estensione delle applicazioni IAM verso più ambienti federati.E federazione delle identità significa intermediazione e passaggio delle identità gestite con provider esterni. Insomma “ una spinta diversa dell’utenza: quello che era il tema della sicurezza aziendale e della compliance ora ha una chiave diversa”. Un esempio di questa evoluzione è il settore retail in cui la tendenza è quella di una scambio e di federazione di identità con quelle che il consumatore possiede nei social media. Qui si entra nel campo delle attività di marketing dove l’acquisizione dei profili dell’utente permette di allargare il bacino di utenza potenziale . Questa duplice spinta di mercato si esplica a livello tecnologico con il passaggio delle soluzioni IAM verso i soft token ( via smartphone) o la certificazione dell’identità affidata al device stesso.

In questo nucleo di innovazione si collocano le soluzioni di CA Technologies ( Site Minder e Cloud Minder) che vengono proposte come soluzioni cloud anche in modalità pay per use. Si entra qui in una novità di offerta da parte di CA che sta dotandosi anche di data center per ora negli Stati Uniti e a breve anche in Europa, non solo per offrire tecnologia ai provider , ma anche per gestire in prima persona come servizio alle organizzazioni queste problematiche di gestione dell’identità. Ma – si sottolinea in CA Technologies – questo ingresso in prima persona nell’offerta di servizi e soluzioni cloud alle aziende ( e alla PA) non è una novità per CA che già eroga servizi di Projetc Management ( Clarity) e di Asset Management .

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Autore: Silicon
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