UE, la direttiva sulla conservazione dei dati di collegamento invalidata per l’Europa

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La Corte Europea di Giustizia dichiara la non validità di una direttiva 2006 sulla conservazione dei dati personali presso gli operatori.

Contro ogni previsione la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha dichiarato non valida la direttiva europea del 2006 sulla conservazione dei dati personali presso gli operatori e altri fornitori di servizi di comunicazione elettronica. Messa in atto per la lotta contro il terrorismo dopo i   tragici attentati di Madrid ( 2004) e Londra (2005) questa direttiva impone la conservazione dei dati riguardanti i collegamenti per un periodo fino a due anni. La corte europa l’ha giudicata contraria a diversi diritti fondamentali in materia di privacy.

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Come ha scritto ITespresso.it , l’High Court irlandese insieme alla Verfassungsgerichtshof (Corte costituzionale, Austria) hanno chiesto alla Corte di Giustizia di mettere sotto esame la validità della direttiva, “alla luce di due diritti fondamentali garantiti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, ossia il diritto al rispetto della vita privata e il diritto alla protezione dei dati di carattere personale“.

E, con la sentenza, la Corte ha dichiarato la direttiva invalida. La maggioranza degli Stati dell’Unione che hanno traspostoti nel diritto interno questa direttiva sono ora obbligati a rivedere la loro legislazione. Diversi i motivi di non validità.I dati da conservare permettono “di sapere con quale persona e con quale mezzo un abbonato o un utente registrato ha comunicato” e “di determinare il momento della comunicazione nonché il luogo da cui ha avuto origine”; ma anche “di conoscere la frequenza delle comunicazioni dell’abbonato o dell’utente registrato con determinate persone in uno specifico periodo”.

L’ingerenza nella vita personale e nei diritti fondamentali è evidente, visto che “tali dati, considerati congiuntamente, possono fornire indicazioni assai precise sulla vita privata dei soggetti i cui dati sono conservati, come le abitudini quotidiane, i luoghi di soggiorno permanente o temporaneo, gli spostamenti giornalieri o di diversa frequenza, le attività svolte, le relazioni sociali e gli ambienti sociali frequentati“.

La direttiva è andata oltre i limiti imposti dal rispetto del principio di proporzionalità: “Il fatto che la conservazione ed il successivo utilizzo dei dati avvengano senza che l’abbonato o l’utente registrato ne siano informati può ingenerare negli interessati la sensazione che la loro vita privata sia oggetto di costante sorveglianza“.

I dati da conservare permettono “di sapere con quale persona e con quale mezzo un abbonato o un utente registrato ha comunicato” e “di determinare il momento della comunicazione nonché il luogo da cui ha avuto origine”; ma anche “di conoscere la frequenza delle comunicazioni dell’abbonato o dell’utente registrato con determinate persone in uno specifico periodo”.

Inoltre nessuna norma impone la conservazione dei dati nel territorio dell’Unione Europea ,mentre il rispetto delle esigenze di protezione e sicurezza impone un’autorità indipendente di controllo.

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Autore: Silicon
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