Tim Berners-Lee (W3C): Big Data, open data e privacy

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Intervista escluiva a Tim Berners-Lee (W3C): Gli open data sono una dinamite se messi nelle mani sbagliate. Tutte le organizzazioni impegnate negli open data devono progressivamente adottare formati e norme comuni

Inventore del Web, presidente del W3C e professore presso il prestigioso MIT di Boston, Tim Berner-Lee era l’ospite d’onore di Teradata per un convegno sui Big Data organizzato nei giorni scorsi a Dublino. Berners-Lee risponde alle domande di Sibylle Gassner, caporedattore di Silicon.de (sito tedesco di proprietà di NetMedia Europe), sul ruolo che l’Europa può svolgere con l’emergere di un nuovo web per i dati.

Silicon.: In Europa si moltiplicano le iniziative in materia di open data. Il vecchio Continente può giocare un ruolo di primo piano per far emergere questo nuovo tipo di web?

Tim Berners-Lee: L’Europa è ancora un po’ in ritardo sugli Stati Uniti, ma esistono numerose iniziative interessanti, soprattutto in Germania. Sempre più numerosi i paesi europei propongono dati aperti, ad esempio sullo stato delle strade. Ma se prevedo di viaggiare attraverso l’Europa, ho bisogno di collegare tra loro tutti questi dati. Una base di dati unificata per utti i paesi europei è veramente cruciale e offrirà valore aggiunto all’insieme dell’economia europea.

S.: Il potere pubblico si preoccupa degli open data, ma le aziende sono pronte a pubblicare e condividere i loro dati?

T.B-L. : Ma è lo stesso problema che esisteva già agli inizi del web, quando molte aziende si domandavano quale fosse l’interesse di pubblicare documenti su Internet. I pionieri hanno poi presto capito che questa apertura costituiva un vantaggio competitivo sulla concorrenza e il movimento ha accelerato. Con il web dei dati la tendenza è analoga. La concorrenza spingerà i governi – ma anche le imprese – a un maggior apertura e trasparenza.

S . : Ma i CIO sono difficili da convincere…

T.B-L. (sorridendo): Il desiderio di controllare  le informazioni è naturale ed umano. Nella mie conversazioni con i CIO, sottolineo che essi hanno una relazione particolare con le informazioni in possesso della loro azienda. Si potrebbe quasi parlare di ossessione per il controllo. Difendono i loro database come un bene prezioso, ma dovranno cambiare il loro punto di vista sulla questione.

S.: Come gestire il problema dell’interoperabilità di tutti questi dati?
T.B-L.: E’ in effetti il problema principale e tutte le organizzazioni impegnate negli open data devono progressivamente adottare formati e norme comuni. I “ linked data” nel loro complesso permetteranno di mettere a punto una nuova generazione di servizi web capaci di rispondere a quesiti complessi

S.: Questa diffusione di dati pubblici e privati non rischia di avvenire a spese della vita privata e della privacy?
T.B-L.: In effetti, la maggior parte di queste informazioni è rappresentata da dati personali. Di conseguenza questi organismi devono rendere anonimi questi dati per non minacciare le libertà individuali. Potremo risolvere questo problema con gli open data che semplificano la vita quotidiana dei cittadini. Sono persuaso che essi sosterranno queste iniziative.

S.: Ma quale organismo può seriamente impegnarsi nella protezione dei dati?
T.B-L.: Dovranno essere necessariamente degli organismi indipendenti che avranno a disposizione mezzi d’azione significativi per sorvegliare la protezione dei dati individuali. Ma questi dati sono come la dinamite e potranno scoppiare se messi nelle mani sbagliate.

Autore: Silicon
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