Symantec: la maggior parte delle violazioni dei dati è causata da errori umani e di sistema

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Gli attacchi malevoli e criminali comportano costi più alti in tutto il mondo. Secondo lo studio, l’Italia risulta essere tra i Paesi con il minor numero di record compromessi. In Italia i primi tre settori più colpiti sono quello consumer, seguito dal finanziario e da quello tecnologico

Symantec e Ponemon Institute annunciano i risultati del 2013 Cost of Data Breach Study: Global Analysis che rivela che gli errori umani e i problemi di sistema hanno causato i due terzi delle violazione dei dati nel 2012. La media globale dei costi si porta a 136 dollari per record . Per record si intendono le informazioni personali e/o aziendali che sono state compromesse da una violazione dei dati.

Il costo medio per la violazione dei dati varia ampiamente in tutto il mondo. Molte di queste differenze sono dovute ai tipi di minacce che le organizzazioni devono affrontare, così come le leggi di protezione dei dati presenti nei rispettivi Paesi. Alcuni Paesi, come la Germania, l’Australia, il Regno Unito e gli Stati Uniti, hanno leggi più consolidate a tutela dei consumatori e normative per rafforzare la riservatezza dei dati e la sicurezza informatica. Gli Stati Uniti e la Germania continuano a registrare le violazioni dei dati più costose .

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Secondo lo studio, l’Italia insieme al Giappone risulta essere tra i Paesi con il minor numero di record compromessi. L’Italia si posiziona all’ottavo posto con una media di 18.285 record violati, con un aumento del 3% rispetto allo scorso anno. Per calcolare il costo della violazione dei dati, lo studio ha considerato una vasta gamma di costi aziendali, comprese le spese sostenute per il rilevamento, l’escalation, la notifica e la risposta. E’ stato anche analizzato l’impatto economico della perdita o della diminuzione della fiducia da parte dei clienti misurata sul turnover dei clienti o sul tasso di abbandono. Rispetto al 2011, il costo della violazione dei dati per le aziende italiane è aumentato del 19%. Nel 2012, il costo aziendale per ciascun record rubato o perduto è stato di 95 euro, rispetto ai 78 euro del 2011.

In Italia, i primi tre settori più colpiti sono quello consumer, seguito dal finanziario e al terzo posto da quello tecnologico.

L’Italia risulta poi particolarmente soggetta alla perdita dei clienti, posizionandosi al 3° posto, con il 3,8% di turnover o perdita dei clienti (3,5% nel 2011). Alcuni settori, come i servizi finanziari, il farmaceutico e il tecnologico, risultano i più colpiti.

I settori fortemente regolamentati tra cui il sanitario, il finanziario e il farmaceutico hanno sostenuto dei costi per la violazione dei dati del 70% più alti rispetto agli altri settori.

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E veniamo alle cause e ai problemi: cattiva gestione dei dati da parte dei dipendenti, mancanza di controlli del sistema e violazioni delle normative di settore e dei governi. Il 36% delle aziende italiane intervistate ha affermato che la causa principale della perdita dei dati è dovuta alla negligenza dei dipendenti con un costo di 80 euro per singolo record violato, seguito dal 32% che indica un attacco criminale o malevolo con un costo di 118 euro per record violato o errori nei sistemi o nei processi di business (88 euro per record violato).

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Autore: Silicon
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