Rimondo (Ivanti): Gli oggetti IoT sono vulnerabili in quanto progettati dagli umani

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Ritratti 4.0 – Aldo Rimondo, country manager Italia, Iberia, Grecia, Israele di Ivanti, sottolinea spesso la necessità di vederci lungo, oltre i limiti attuali. E’ questo uno dei punti chiave che chiederebbe a una società del credito

Ivanti sta per Innovation avanti ed è l’unione di due realtà, Landesk e Heat Software che, a loro volta erano state acquistate da Clearlake Capital Group. Ivanti offre soluzioni integrate che permettono alle organizzazioni IT sia di rispondere ai requisiti degli utenti, sia di garantire la protezione di asset e dati business-critical. Il country manager Italia, Iberia, Grecia, Israele della società è Aldo Rimondo, un passato in diverse importati aziende del settore, ma in questa intervista vogliamo tratteggiare Rimondo in chiave più ‘umana’ che professionale, senza dimenticare i temi Ict dominanti di questo periodo storico.

Chi è Aldo Rimondo?
Ingegnere, ho sempre lavorato in aziende multinazionali cercando di seguire alcuni punti fermi: aziende leader di mercato, tecnologie innovative, crescita personale e professionale.

Cosa ne pensa del rapporto IoT e sicurezza?
Introdurre un’altra definizione di IoT servirebbe solo ad aumentare la polvere verbale o scritta sull’argomento. IoT, mi vengono in mente Altan e La Pimpa: oggetti di ogni tipo in grado di comunicare e interagire in quanto connessi e “intelligenti”. Gli “oggetti digitali” fanno sempre più parte della nostra vita, pervasivi nelle case, negli uffici, nelle auto, nei nostri corpi. Possono quindi trasformarsi in nuovi potenziali ingressi per gli hacker. In quanto oggetti digitali progettati da essere umani hanno vulnerabilità che possono essere sfruttate, esattamente come avviene per tutti i sistemi e il software esistenti. Le auto possono essere manipolate, i nostri parametri medici raccolti attraverso dispositivi wearable possono essere utilizzati, i controlli degli accessi fisici possono essere modificati, etc. L’IoT aumenta le opportunità per le aziende e per le persone, ma anche i rischi. Niente panico tuttavia, è necessaria un’adeguata attenzione. Esistono tecnologie per gestire e proteggere tali “oggetti digitali”; è quindi importante includerli in una corretta strategia della sicurezza. Si tratta di considerare due aspetti. Il fatto di essere periferici non deve significare dimenticarli e quindi non tenerli sotto controllo. Inoltre i dispositivi speciali sono stati sviluppati con sistemi proprietari (basti pensare ai Pos fino a 20 anni fa) e quindi poco aperti al mondo esterno. Ma ora la necessità di colloquio e integrazione richiede sistemi aperti e quindi più facilmente riconoscibili e attaccabili. Il tema della gestione degli asset hardware e software, partendo dalle operazioni di discovery e inventory, e della correzione delle vulnerabilità, sono le aree dell’offerta Ivanti. L’IoT comporta un’estensione del perimetro ma le best practice sono le stesse.

Se le dico cloud, cosa le viene in mente?
Tutti ne parlano, tutti lo propongono, quasi tutti lo hanno adottato, parzialmente. Per fortuna l’abuso del termine non ne ha impedito l’adozione, intelligente e selettiva. É un “modo” per utilizzare le tecnologie in modo flessibile e secondo il bisogno. Mi viene in mente il fenomeno della centralizzazione dell’erogazione dell’energia elettrica come evoluzione della produzione fatta “in casa” dalle prime industrie di produzione. Tra l’altro ci aspettiamo che il mondo digitale sia sempre “on” esattamente come l’energia, non solo come utenti ma anche come persone.

Quali sono le possibili applicazioni dell’Intelligenza artificiale nell’industria italiana?
Le applicazioni sono molte e diversificate. Molte aziende hanno compreso le possibilità di questa evoluzione. Oltre al mondo della robotica che ci ha visto spesso all’avanguardia grazie al bilanciamento tra innovazione e tradizione, ci sono nuove applicazioni che non migliorano solo l’aspetto produttivo. Basti pensare alle chatbot per migliorare il rapporto con i consumatori, le applicazioni per il mondo dell’automotive, l’analisi predittiva per capire trend ed esigenze dei consumatori e della concorrenza. In poche parole Customer Care, automazione industriale più spinta e supporto alle decisioni sono le tre aree principali dalle quali le aziende possono ricavare valore e vantaggio competitivo.

Aldo Rimondo

Società di credito: più amiche o nemiche del mondo It?
E’ difficile parlare di amicizia o del suo contrario, quando si tratta di profitto. Il fatto è che viviamo in un mondo contrastato. Il cambiamento del business è sempre più guidato dalla tecnologia digitale e dalle nuove possibilità (offerte dall’evoluzione tecnologica?). É tuttavia caratterizzato da una eccezionale velocità, dall’indeterminazione e dalla complessità. Tutti elementi interessanti e affascinanti, ma che non sono terreno fertile per il coraggio e per la determinazione degli investimenti, del credito e del profitto.

Cosa chiederebbe a una società di credito?
Più coraggio, più capacità di visione, maggiore competenza sul business del futuro con la possibilità di diventare una guida attiva del processo di cambiamento.

Crede che il rapporto con queste società limiti lo sviluppo del suo business?
Non credo che agiscano da freno rispetto allo sviluppo del business, ma ritengo che potrebbero essere più attive e avere un ruolo di leadership nella valutazione dei modelli, dei benefici e dei rischi.

Cosa frena le aziende nell’adozione di strategie e strumenti digitali?
Sicuramente c’è un’accelerazione nell’adozione di strumenti digitali. Tra l’altro un fenomeno importante è dato dalle soluzioni digitali acquistate al di fuori del perimetro IT, in quanto il business ha compreso che l’innovazione dell’azienda passa necessariamente dalle strategie digitali e quindi a volte agisce in modo indipendente. La complessità e l’affollamento di soluzioni, associate a una difficoltà a capire il ritorno dell’investimento, sono i principali freni. Dal mio punto di vista una strategia digitale, che deve essere orientata all’innovazione non solo tecnica, ma anche di business, deve dare il giusto peso alle operazioni di gestione dell’infrastruttura IT. Questo per automatizzare le operazioni ripetitive e fare in modo che i responsabili IT si concentrino nel promuovere il contributo del digitale al business aziendale.

Industria 4.0: nuova linfa al piano Calenda. Cosa ne pensa?
Mi riferisco a quanto dichiarato di recente. Il piano Industria 4.0, grazie all’iperammortamento e al superammortamento ha registrato un aumento dell’11% sugli investimenti nel 2017. Le misure adottate sicuramente hanno dato un impulso positivo. Mi auguro che le aziende si adoperino per utilizzare questi investimenti per aumentare velocemente la competitività e la produttività, due note dolenti del nostro Paese.

I robot ci ruberanno il lavoro?
É inutile negare che molti impieghi verranno sostituiti. Più che i robot, il mondo digitale sta rivoluzionando il modo in cui utilizziamo i prodotti e i servizi e quindi il modo stesso di fare impresa. E’ un futuro che chiede a tutti uno spirito di adattamento più repentino e radicale rispetto al recente passato. Stiamo cambiando come consumatori, basta considerare la sharing economy, e quindi saremo costretti a cambiare anche come lavoratori.

Che idea ha dello smart working?
Ritengo che sia in linea con il nuovo modo di vivere pervaso dalla tecnologia e dal suo utilizzo.
La possibilità di non far coincidere il lavoro con un posto garantisce molta flessibilità e i benefici sono importanti per l’intero sistema. Sicuramente c’è un risparmio economico e un impatto positivo anche per l’ambiente, se pensiamo semplicemente agli spostamenti. In generale aumenta la produttività. Perciò ritengo che lo smart working sia sicuramente un modello da adottare, facendo tuttavia valutazioni anche su aspetti quali l’educazione al senso di responsabilità, l’impatto psicologico e il senso di appartenenza a una comunità. Sono temi che, se sottovalutati, possono incidere negativamente sui benefici.

Se le dico Bitcoin cosa mi risponde?
Che non ne ho e non so se pentirmene. Dal punto di vista tecnologico e del modello organizzativo sono ormai una realtà, rimane il problema dell’accettazione da parte della comunità finanziaria, la regolamentazione e la volatilità, aspetti che la rendono per ora una scommessa difficile.

Come deve comunicare oggi un’azienda nell’era dei social network?
La comunicazione è un tema sempre più complicato e insidioso, in quanto è sempre più difficile avere l’attenzione dei clienti. Sicuramente il digital marketing è fondamentale, ma deve fare parte di una strategia armoniosa e integrata tra i vari canali. I metodi tradizionali sono sempre più sofferenti. Tuttavia, a volte penso che ricevere una lettera, in quanto oggetto di attenzione dal punto di vista delle strategie marketing di qualche azienda, mi faccia piacere. Basta che non si tratti di una bolletta.

Qual è stato il suo percorso di studi?
Molto standard ed in linea con quello che poi ho fatto nell’ambito professionale: Ingegneria Elettronica al Politecnico di Milano, Marketing alla Bocconi.

Quali sono i suoi hobby?
Arte moderna, musica, libri.

Aldo Rimondo

Qual è il pregio che ammira di più nelle persone e quale è il difetto che proprio non le va giù?
Intelligenza, in particolare relazionale. Il contrario.

Direbbe grazie a…e perché?
Alle persone che si occupano degli altri e che sinceramente e, non necessariamente per il proprio profitto, ci rendono la vita migliore.

A chi chiederebbe scusa e perché?
Alle persone che non ho ascoltato o a cui non ho dedicato attenzione.

Che tipo di adolescente era?
Curioso, vivace, insofferente, a volte indisciplinato, con obiettivi chiari (conformismo?)

Come si è avvicinato al mondo dell’Ict?
Grazie alla Laurea in Ingegneria, alle numerose (ai tempi) offerte di lavoro, all’intuizione che esso sarebbe stato il futuro.

A cosa deve il successo nel suo lavoro?
Alla determinazione, al fatto di avere costruito la mia carriera seguendo una crescita costante attraverso tutti i ruoli di una organizzazione. Tecnico, marketing, vendite, GM.

Qual è l’oggetto più tecnologicamente avanzato che ha in casa sua?
La domotica.

Quanto tempo passa davanti alle mail sul cellulare, la mattina appena sveglio o la sera prima di coricarsi?
Cerco di limitarlo al massimo. Mi alzo di buon umore e cerco di andare a dormire con l’ultimo pensiero sereno.

Se fosse un piatto che piatto sarebbe?
Un piatto “fusion”. La combinazione dei sapori è in continuo cambiamento e sempre sorprendente.

Se fosse un quadro?
Vertigo di Fabio Giampietro.

Se fosse un film?
Quello che uscirà il prossimo anno. Ambito sci-fi.

Se fosse una stagione?
Primavera, con la vocazione di aumentare il mio spazio temporale puntando sugli agenti atmosferici.

Se fosse una tecnologia?
Tecnologie per cyborg, ricostruttive o ricreative.

Se non facesse il lavoro che fa, che lavoro farebbe?
Architetto

Se avesse una bacchetta magica…
Risposta difficile in quanto è facile cadere nel paternalismo, nei fiori, nella filosofia e in messaggi che richiederebbero un “ruolo” di elevata altitudine per essere credibili. Mi limito a dire che la userei per tutti. La ricerca della serenità associata a una cultura del dare, prima di ricevere, penso sia condivisibile e auspicabile. Però forse dimentico i robot…

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