Microsoft sul diritto all’oblio anche per il motore di ricerca Bing

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Microsoft è al lavoro per rispondere ai requisiti della corte europea per il suo motore di ricerca Bing

Google si è attrezzata secondo le sollecitazioni della Corte Europea di Giustizia per rispondere alla richiesta degli utenti di “diritto all’oblio”. Ma quello di Google non è il solo motore di ricerca coinvolto. Per questo anche Microsoft è al lavoro per rispondere ai requisiti della corte europea per il suo motore di ricerca Bing. La decisione della Corte significa che Google, ma anche altre società che gestiscono motori di ricerca , non può sottrarsi alla richiesta, sotto certe condizioni, di rimuovere informazioni dannose per le persone

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Mentre Google ha iniziato a dare delle risposte con un modulo online e ha già scatenato decine di migliaia di domande, Microsoft è ancora indietro. Come dichiara ufficialmente : “ Stiamo attualmente lavorando sulla procedura speciale per i residenti nell’Unione Europea che richiedano il blocco di specifici risultati di ricerca su Bing che li riguardino e ne violino la privacy”. E – promette Microsoft – informazioni aggiuntive su come procedere per le richieste arriveranno a breve. Insomma un problema di non semplice soluzione a livello tecnico e di gestione che va implementato, sviluppato con un sistema appropriato e corretto.

Google si è conformata all’imposizione della Corte di Giustizia con una certa sollecitudine , ma non ha nascosto di farlo con una certa riluttanza. Come dichiarato ufficialmente da Google, la decisione della Corte richiede che Google prenda difficili decisioni tra il diritto delle presone ad essere dimenticate e il diritto di tutti di conoscere. E’ stato creato un comitato consultivo, mentre Google continua a lavorare con le autorità per la protezione dei dati su come implementare in concreto queste disposizioni.

Google dichiara sul sito che “Una recente decisione della Corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito che alcuni utenti possono chiedere ai motori di ricerca di rimuovere risultati relativi a query che includono il loro nome, qualora tali risultati siano inadeguati, irrilevanti o non più rilevanti, o eccessivi in relazione agli scopi per cui sono stati pubblicati. Durante l’implementazione di questa decisione, valuteremo ogni singola richiesta e cercheremo di bilanciare i diritti sulla privacy della persona con il diritto di tutti di conoscere e distribuire le informazioni. Durante la valutazione della richiesta stabiliremo se i risultati includono informazioni obsolete sull’utente e se le informazioni sono di interesse pubblico, ad esempio se riguardano frodi finanziarie, negligenza professionale, condanne penali o la condotta pubblica di funzionari statali”.

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Autore: Silicon
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