L’Italia arranca sulla curva di fiducia nell’IT di RSA-EMC

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EMC mette a punto un parametro che misura la fiducia sul fatto che i dati siano sicuri nel cloud, che non vadano persi o rubati, che le risorse IT siano sempre disponibili quando è necessario

Secondo EMC, le quattro macro-tendenze dell’IT sono il cloud computing, i Big Data, il social networking e i dispositivi mobili. Il loro livello di adozione e di maturità è necessariamente legato alla fiducia sottostante, circa – ovvero sempre e in ogni momento. Maggiore è la capacità di alimentare e garantire questa fiducia, più elevato e rapido è l’impatto di questi trend. Al contrario, un clima di scarsa fiducia porta con sé un freno all’adozione di questi trend tecnologici. Lo studio Global IT Trust Curve, promosso da EMC , riporta la posizione in cui una nazione si trova rispetto alla “IT Trust Maturity Curve”che potrebbe influenzarne la capacità di essere competitiva”.

Secondo questo parametro il paese che ha ottenuto il punteggio più elevato in quanto a livello di maturità è stata la Cina, seguita dagli Stati Uniti. Più alta è la posizione detenuta sulla Maturity Curve, più è probabile che siano stati già implementati progetti tecnologici avanzati e strategici.

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In Italia il 51 percento degli intervistati riportano come i rispettivi senior executive nutrano dubbi circa le effettive capacità di garantire realmente disponibilità, sicurezza, backup e recovery. La percentuale globale di IT decision maker che considerano la divisione IT quale motore per una futura infrastruttura resiliente e sicura è pari al 70%; ciò nonostante, si scende al 50% per i business decision maker posti di fronte alla stessa domanda. Nello specifico, in Italia la situazione è così suddivisa: 78% per gli IT decision maker, 41% per i business decision maker. Il 61% delle imprese coinvolte nello studio ha subìto negli ultimi 12 mesi almeno uno dei seguenti tipi di problemi: downtime inatteso (37%), falle nella sicurezza (23%), sottrazioni di dati (29%). In Italia, le percentuali cambiano come segue: downtime inatteso (37%), falle nella sicurezza (28%), sottrazioni di dati (34%) per il 65% delle imprese.

 

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Le quattro principali conseguenze agli incidenti sopra elencati riguardano: perdita di produttività del personale (45%), perdita di profitti (39%), perdita di customer loyalty (32%) e perdita di nuove opportunità di business (27%). Per quanto concerne l’Italia, i valori cambiano in questi termini: perdita di produttività del personale (40%), perdita di profitti (40%), perdita di nuove opportunità di business (35%), perdita di customer loyalty (32%). Le limitazioni di budget (52%) rappresentano a livello globale l’ostacolo primario all’implementazione di soluzioni di disponibilità continuativa, sicurezza avanzata, backup e recovery integrati. Limiti di risorse e/o workload (35%), scarsa pianificazione (33%) e conoscenza e competenze (32%) completano le principali quattro motivazioni. Il solo Paese a non considerare il budget come freno è la Cina, per la quale il problema maggiore è invece legato alle limitazioni di risorse e/o workload (50%). In Italia, gli ostacoli primari sono considerati i seguenti: budget (48%), limitazioni di risorse e/o workload (38%), conoscenza e competenze (37%), e pianificazione e anticipazione (33%).

Per l’Italia commenta Massimo Vulpiani, Country Manager RSA Italia, la divisione di sicurezza di EMC:”Il successo che si ottiene nei confronti di una particolare minaccia non è frutto della sola fortuna, quanto piuttosto il risultato di una comprovata procedura per il controllo e la risoluzione dei nuovi rischi e dei nuovi attacchi diretti contro la struttura aziendale. Per garantire l’efficienza dei sistemi di sicurezza avanzata, è fondamentale avere un elevato livello di maturità nell’implementazione della strategia di rischio. Senza la capacità di comprendere e rilevare dove risiedono le anomalie comportamentali, risulta infatti impossibile proteggere l’azienda. In Italia questa maturità, come dimostra l’analisi realizzata da Vanson Bourne, è ancora poco diffusa e la scarsa fiducia nei confronti della propria infrastruttura tecnologica a garantire realmente disponibilità, sicurezza, backup e recovery ci fa comprendere quanta strada le aziende del nostro Paese debbano ancora fare”.

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