Il device è ‘antico’? Entra in azione il sabotatore segreto e lo distrugge, ma il Byod non è risolutivo

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Secondo uno studio Panasonic condotto in Inghilterra, è molto meglio fornire ai dipendenti un device adeguato aziendale che chiedere loro di utilizzare il proprio. Cresce il fenomeno per cui se il device non è più funzionale o è datato i dipendenti ne accelerano il processo di… rottamazione. Vediamo come e perché

Una ricerca commissionata a Dynamic Markets, da Panasonic Computer Product Solutions, evidenzia come nell’ambiente lavorativo inglese stia emergendo all’interno delle aziende il profilo del ‘sabotatore segreto’. Si tratta di dipendenti di aziende Uk che sabotano volontariamente il dispositivo aziendale, per frustrazione generata nell’utilizzo dei dispositivi obsoleti in dotazione. Dalla stessa ricerca emerge addirittura che il 14 percento dichiara e ammette di avere proprio ‘distrutto’ il device per poterlo cambiare. L’indagine nasce in ambito UK, e sussiste quindi la variabile geografica di uno scenario particolare, ma tanti indizi portano a pensare che risultati simili, se non peggiori si avrebbero anche estendendo la ricerca ad altre country europee. Per attenersi ai fatti: cinquencento sono i dipendenti britannici che hanno risposto al questionario Dynamic Markets il 27 percento dei quali dichiara pacificamente di aver sabotato, o tentato di sabotare i device in dotazione danneggiandoli o perdendoli.

Se il 38 percento dei dipendenti è insoddisfatto di quanto l’azienda mette a disposizione per lavorare, e il 30 dichiara che preferirebbe utilizzare dispositivi personali, il 9% ammette di trovarsi in imbarazzo a usare il dispositivo aziendale di cui è in possesso e il 7% afferma che le tecnologie sono difficili da utilizzare, mentre il 6% dichiara esplicitamente che le detesta. I quadri junior e intermedi, con un’età compresa tra i 18 e i 44 anni, gli addetti alle vendite, al marketing, ai servizi IT e alla gestione dei dati – il campione quindi più dinamico delle risorse umane aziendali si dimostra perplesso rispetto al look e alla sensibilità dei dispositivi in uso nel 36 percento dei casi. Sono risultati abbastanza impressionanti. Jan Kaempfer, Direttore Marketing di Panasonic Computer Product Solutions così li ha commentati: “Si tratta di una chiara indicazione di quanto sia importante l’atteggiamento mentale dei lavoratori che sono dotati di dispositivi professionali inadatti alla loro mansione”.

byod
Secondo Panasonic il Byod non sarebbe la soluzione adeguata al problema della sostituzione dei device in azienda e in tanti casi uno strumento datato porta i dipendenti a sabotarlo intenzionalmente

 

Se integriamo i dati con il 18% degli intervistati che descrive i propri dispositivi aziendali come datati e fuori moda, mentre per il 17% questi appaiono scialbi e noiosi, si completa il quadro di un atteggiamento negativo che non può che nuocere anche alla produttività: tutto si traduce tra l’altro in un alto tasso di danni “accidentali”. Quasi un quarto (23%) dei dipendenti li ha fatti cadere o li ha gettati a terra, il 13% vi ha versato sopra dei liquidi, mentre il 5% ha completamente immerso in acqua i propri dispositivi (ad esempio in piscina, in mare, in un fiume, nel lavello, in bagno o in una pozza). Il 12% del campione ha invece rotto lo schermo. La distrazione è stata il problema principale per un altro 12% degli intervistati, che ha di fatto perso il proprio dispositivo aziendale.

A prima vista il quadro d’insieme sembrerebbe condurre dritti dritti alla consacrazione della logica del Byod, ma Panasonic va contro corrente e pensa si tratti di un errore e di una falsa fonte di risparmio per le aziende, in particolare per quanto riguarda sicurezza e gestione dati; piuttosto pagherebbe la soluzione di comprare ‘the right device’, quello adatto alle esigenze di ognuno. La ricerca, certtamente interessante, porta Panasonic a evidenziare il proprio portafoglio di computer portatili e dispositivi mobili resistenti e adatti al business con le soluzioni di sicurezza adeguate. Purtroppo nel catalogo Panasonic mancano gli smartphone che sono certamente tra i dispositivi più utilizzati in logica Byod, sono presenti invece i tablet. Panasonic Toughbook ha raggiunto la quota del 65,8% nel mercato europeo dei notebook rugged (dati VDC, marzo 2012).

All’interno delle logiche aziendali del nostro Paese emerge invece chiaramente che il Byod è quasi mai scelta di efficienza aziendale, ma semplicemente si è imposto in un quadro generale di risparmio dei costi,  sempre sulla base di ragionamenti nel breve periodo, soprattutto per quanto riguarda la Pmi. Quasi sempre senza tenere in conto i rischi legati alla sicurezza, che una scelta di questo tipo comporta. Le aziende pensano di risparmiare nell’immediato semplicemente perché scaricano sull’utente i costi di gestione dei device, e spesso anche d’uso, in nome di una maggiore produttività. Allo stesso tempo questo porta inevitabilmente alla perdita parziale del controllo sul traffico dei dati. Il Byod in pratica ha preso piede nel nostro Paese in nome del risparmio, quasi mai come precisa scelta strategica. Con tutte le conseguenze del caso.

 

 

 

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