I malware di domani attaccheranno anche l’uomo

CyberwarSicurezza
Malware

Prima i pc, poi gli smartphone, quale sarà il prossimo obiettivo dei malware? Windows e Android i bersagli preferiti, ma difendersi è possibile. A rischio soprattutto big company e servizi online

I virus informatici, siano essi trojan o backdoor, rootkit o malware in genere, in un futuro nemmeno troppo lontano saranno in grado di attaccare non più solo i computer, ma anche chi li usa. A sostenere questa tesi solo in apparenza stravagante è Eddy Willems, security evangelist di G Data e co-fondatore di EICAR (European Expert Group for IT Security). Naturalmente ha un fondamento e poggia le basi nell’evoluzione, in potenza seppure in parte già in atto, della pervasività dei malware: la diffusione dell’elettronica e soprattutto dell’informatica in ambiti ormai eterogenei della vita dell’uomo da un lato l’ha resa più facile, dall’altro più vulnerabile.

E’ sotto gli occhi di tutti il progressivo aumento delle minacce informatiche che non risparmiano più nemmeno quei sistemi considerati immuni o quantomeno ignorati da hacker e cybercriminali fino a pochi anni fa, primo fra tutti Apple Mac. Windows è stato il target preferito dai pirati informatici, non tanto per una presunta debolezza innata del sistema – che peraltro necessita regolarmente di patch di sicurezza e aggiornamenti – quanto per un motivo ben più banale: è il sistema operativo più diffuso al mondo. Si stima che circa il 90% degli utenti globali utilizzino abitualmente computer Windows, il che fa pressappoco un miliardo e mezzo di persone.

Non è difficile immaginare quale “opportunità” rappresenti per chi voglia rubare dati e informazioni: una vera e propria miniera d’oro digitale. A farne le spese sono soprattutto grandi corporation, banche e istituzioni governative. Non sono rari i casi di violazione di database aziendali di grandi dimensioni: meno di un anno fa dati personali, inclusi i numeri di carte di credito, furono sottratti da Sony Playstation Network, paralizzandone il servizio per settimane. Più recentemente i dati di un milione e mezzo di carte di credito del circuito Visa e Mastercard sono stati compromessi. E l’elenco potrebbe continuare. Con l’evoluzione e lo spostamento di molti servizi nel cloud, sono proprio le grandi aziende ad essere più esposte, al pari di banche e istituti di credito: da un lato devono fornire servizi che i clienti chiedono, dall’altro non sono in grado di assicurare un efficiente sistema di sicurezza e protezione dei dati.

Read also :
Clicca per leggere la biografia dell'autore  Clicca per nascondere la biografia dell'autore