Hp sposa Rfid

Sicurezza

Il valore delle tecnologie di identificazione a radio frequenza. Incontro con
Giuseppe Marengon, Extended Manufacturing Marketing Manager di Hp
Italia

Dopo un periodo di studio e di test durato 3 anni, a partire dal 2005 in Hp si è verificata una vera e propria esplosione dell’utilizzo delle tecnologie Rfid. La casa di Palo Alto utilizza l’Rfid già in 28 siti e ha deciso di diffonderne l’impiego in tutti i suoi stabilimenti di produzione e i suoi centri di distribuzione in tutto il mondo. Il sito più avanzato resta il centro di Memphis, Alabama, da dove partono le stampanti destinate al mercato nord americano, uno dei siti pilota, che aveva iniziato la sperimentazione nel 2002 sotto la spinta della nota, tassativa richiesta di Wal-Mart.

“Abbiamo cominciato ad utilizzare la tecnologia Rfid in casa nostra in modo sistematico e per nostro beneficio, indipendentemente dalla richiesta di Wal-Mart , dichiara Giuseppe Marengon, Extended Manufacturing Marketing Manager di Hp Italiana. Oggi il centro di distribuzione di Memphis è completamente automatizzato con l’utilizzo dell’Rfid. Tutti i pallet e tutte le scatole di imballaggio delle printer sono dotati da tag, non solo quelle destinate a Wal-Mart. Infatti abbiamo realizzato una speciale etichetta che contiene non solo il tag, ma che riporta anche il codice a barra e l’informazione in chiaro”.
Per raggiungere questi risultati Hp deve aver risolto tutti i numerosi problemi pratici che hanno fino ad oggi ritardato la diffusione dell’Rfid nelle aziende. È così?

“Abbiamo dimostrato che è sempre possibile trovare una soluzione ingegnerizzata per risolvere i problemi legati alle letture dei dati” commenta Marengon. Un esempio? La lettura dei tag quando sul pallet sono presenti colli di prodotti diversi. In questo caso non è sufficiente una sola lettura, com’è il caso di quando tutte le confezioni sono di uno stesso prodotto, ma bisogna leggere i tag di ciascun imballo. Come fare a leggere tutti i tag in una sola operazione ed essere certi di leggerli tutti? La soluzione è stata quella di far leggere i tag mentre il pallet viene fatto ruotare dal “wrapper” che è quell’apparecchio che avvolge il pallet nei fogli di plastica di protezione, spiega Marengon. I risultati sono stati molto interessanti: il dato più significativo è la riduzione del tempo di transito degli articoli di oltre il 3%, come certificato da uno studio dell’Università di Stanford (California).

Ma perché restano così poche le referenze dell’utilizzo di questa tecnologia da parte delle aziende?
Non è vero che le aziende non siano interessate all’Rfid – sostiene Marengon. – Anzi, noi abbiamo in corso numerosi progetti con nostri clienti, coordinati dal nostro centro di Cernusco che è il centro di competenza Hp per l’Rfid a livello europeo. Il punto è che questa tecnologia è considerata un vantaggio competitivo importante e pertanto le aziende vogliono mantenere riservato il suo utilizzo. È vero comunque che in Italia l’Rfid è ancora meno diffuso rispetto al resto d’Europa, che a sua volta è in ritardo rispetto all’America: tanto per dare un riferimento, i negozi di Wal-Mart che hanno implementato l’Rfid sono ormai 500 e hanno dimostrato una riduzione dei fuori stock del 16%, che è un dato enorme. I principali clienti di Wal-Mart si sono attrezzati di conseguenza. Altri retailer come Target, Albertson e Best Buy seguono a ruota. In Europa e soprattutto in Italia c’è il problema ancora irrisolto dell’utilizzo delle frequenze Uhf (ossia su frequenze da 869 a 915 MHz, Ndr.) che sono quelle che offrono più possibilità di pratico impiego. In Italia queste frequenze possono essere utilizzate, ma ad una potenza di soli 25 milliwatt, il che significa che la lettura deve essere fatta ad una distanza talmente ridotta da impedire molti tipi di utilizzo. Però l’uso di questa banda sta per essere liberalizzato in Francia: speriamo che subito dopo anche in Italia la situazione si sblocchi”.

E in attesa dell’Uhf, in Italia cosa si può fare?
“In Italia si usa l’Hf, l’alta frequenza, ossia i tag che operano a 13,56 MHz ch e per tante applicazioni sono più che adeguati, e addirittura meglio per applicazioni speciali, come quando si è in presenza di liquidi o metallo. Ad esempio, una delle pochissime nostre referenze di cui siamo autorizzati a parlare è quella di Trenitalia, realizzata con Sap, dove i tag Rfid sono posizionati sui motori delle motrici, per registrare le condizioni di utilizzo e la manutenzione: questi tag funzionano proprio a 13,56 MHz e hanno dato ottimi risultati nonostante le condizioni operative particolarmente difficili”.

Anche se delle realizzazioni di soluzioni Rfid non si può parlare, si può almeno sapere se globalmente costituiscono già una voce consistente del volume d’affari di Hp in Italia?
Per ora il business generato non è ancora significativo – ammette con franchezza Marengon. – Però l’Rfid è sicuramente strategico sia al nostro interno che come fonte di business in un futuro molto prossimo. Abbiamo segnali che dicono che sicuramente l’Rfid sarà la prossima onda perchè rileviamo che in tutte le trattative c’è interesse al massimo livello aziendale, che i clienti sperimentano l’Rfid in modo molto strutturato per ricavare valutazioni molto precise del valore che possono ricavare da questa tecnologia, e che alla fine sono molto gelosi dei risultati che hanno ottenuto. Perciò siamo convinti che i clienti hanno capito. I risultati economici non dovrebbero tardare. C’è poi un altro fattore che ci rende ottimisti: l’interesse dimostrato dai produttori di middleware, che è uno dei componenti critici delle soluzioni Rfid “.

In effetti negli ultimi tempi si è notata una grande attività dei produttori di software in questo settore.
A Sun Microsystems, che è stato uno degli apripista di questi middleware, si è affiancata Sap che ha realizzato la Sap AutoID Infrastructure per filtrare, validare e trasferire i dati rilevati dai lettori Rfid ai suoi applicativi. Anche Microsoft – che ha creato un Rfid Developer Center in Canada – sta la vorando a una simile tecnologia costruita sul framework .Net. Un grande interesse per l’Rfid lo sta dimostrando da tempo Oracle, che recentemente ha lanciato progetti con università come quella di Messina o La Sapienza di Roma. Anche Bea Systems, dopo l’acquisizione di ConnecTerra (ottobre 2005), ha sviluppato la piattaforma Rfid WebLogic.
“Nel nostro centro di Cernusco lavoriamo con i principali produttori di middleware Rfid – commenta Marengon. – In particolare abbiamo avviato un progetto con Sap che riguarda una importante azienda alimentare italiana e uno con Microsoft che invece è a livello europeo. Siamo partner anche di Bea e Oracle e abbiamo competenze molto spinte del software di Oat System, un produttore di nicchia di cui noi stessi siamo utenti nelle nostre fabbriche”.

Anche dei progetti citati Marengon non ci può dare nessuna informazione. Però ci può citare un caso curioso, di una applicazione Rfid in un parco naturale. Si ratta del parco di Mont Avic, una zona di particolare valore ambientale nel comune di Champdepraz in Valle d’Aosta. I turisti che visitano questo parco possono affittare un palmare iPaq dotato di lettore Rfid sul quale, in prossimità dei punti di interesse lungo gli itinerari predisposti, possono leggere automaticamente informazioni turistiche multimediali, scaricare foto, filmati o contributi audio. Inoltre possono rilevare la propria posizione e ricevere indicazioni sul percorso consigliato. Infine, al termine della gita, i visitatori possono stampare un attestato del percorso effettuato da conservare come souvenir de la Vallée.

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Autore: Silicon
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