Google: ecco come esercitare il diritto all’oblio

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E’ partito l’esercizio di “ diritto all’oblio” messo in atto da Google in conformità con le richieste dell’Alta Corte di Giustizia dell’Unione Europea

In un solo giorno dopo la pubblicazione di un formulario per richiedere la rimozione di link con informazioni dannose sulle persone, Google ha ricevuto 12 mila richieste. Una valanga che Google si è impegnata a gestire individualmente caso per caso. E’ partito per una lunga strada l’esercizio di “ diritto all’oblio” messo in atto in conformità con le richieste dell’alta Corte di Giustizia dell’Unione Europea che ha stabilito il diritto dei singoli a chiedere che siano rimossi dai risultati del motore di ricerca i link a materiale irrilevante e informazioni non aggiornate.

La Germania guida per il momento per il numero di richieste con il 40 per cento, seguita da Spagna e Inghilterra. Il formulario è disponibile agli utenti dell’Unione Europea dal 30 maggio scorso insieme con istruzioni complete su come avviare la richiesta.

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Come dichiarato ufficialmente da Google, la decisione della Corte richiede che Google prenda difficili decisioni tra il diritto delle presone ad essere dimenticate e il diritto di tutti di conoscere. E’ stato creato un comitato consultivo, mentre Google continua a lavorare con le autorità per la protezione dei dati su come implementare in concreto queste disposizioni.

Google dichiara sul sito che “Una recente decisione della Corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito che alcuni utenti possono chiedere ai motori di ricerca di rimuovere risultati relativi a query che includono il loro nome, qualora tali risultati siano inadeguati, irrilevanti o non più rilevanti, o eccessivi in relazione agli scopi per cui sono stati pubblicati. Durante l’implementazione di questa decisione, valuteremo ogni singola richiesta e cercheremo di bilanciare i diritti sulla privacy della persona con il diritto di tutti di conoscere e distribuire le informazioni. Durante la valutazione della richiesta stabiliremo se i risultati includono informazioni obsolete sull’utente e se le informazioni sono di interesse pubblico, ad esempio se riguardano frodi finanziarie, negligenza professionale, condanne penali o la condotta pubblica di funzionari statali”.

Gli utenti dovranno fornire una prova legale della propria identità Infatti “Per prevenire richieste di rimozione fraudolente da parte di persone che si spacciano per qualcun altro, che cercano di danneggiare i propri concorrenti o che cercano di rimuovere informazioni di carattere legale, dobbiamo verificare la sua identità. La preghiamo di allegare una copia chiara e leggibile di un documento che attesti la sua identità (o l’identità della persona che rappresenta nonché una prova della sua autorizzazione). Non è necessario fornire un documento d’identità rilasciato da autorità governativa. Può inoltre oscurare determinate parti del documento (per esempio numeri) fin tanto che il documento fornito ci permetta di identificarla. Google utilizzerà tali informazioni esclusivamente per autenticare la richiesta e cancellerà la copia entro un mese dalla chiusura della pratica relativa alla sua richiesta di rimozione fatta eccezione per i casi previsti dalla legge”.

La decisione della Corte d significa che Google, ma anche altre a società che gestiscono motori di ricerca , non può sottrarsi alla richiesta, sotto certe condizioni, di rimuovere informazioni dannose per le persone.

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Autore: Silicon
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