Sono giovani i più ribelli al BYOD

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Una survey di Fortinet mostra una presa di posizione contro le politiche aziendali in tema di cloud e BYOD

Una ricerca commissionata da Fortinet mostra la crescente tendenza dei dipendenti più giovani a infrangere le politiche aziendali che regolano l’uso dei propri dispositivi, degli account personali di archiviazione cloud e delle nuove tecnologie . I risultati della survey indipendente, che ha coinvolto 3200 dipendenti di età compresa tra i 21 e i 32 anni in 20 paesi nell’ottobre 2013, indicano un aumento del 42% nella propensione a infrangere le regole di utilizzo rispetto a un sondaggio Fortinet simile condotto lo scorso anno.

Nonostante l’opinione positiva nei confronti dell’implementazione di politiche BYOD da parte dei propri datori di lavoro, con il 45% degli interpellati che concorda che tali pratiche aumentano le proprie capacità, in totale, il 51% degli intervistati ( il 52% in Italia) ha dichiarato di essere disposto a infrangere qualsiasi policy in atto che vieti l’uso di dispositivi personali al lavoro o per motivi di lavoro. Il 36% degli interpellati che utilizza account di archiviazione cloud personali per motivi di lavoro, ha dichiarato di essere disposto a infrangere qualsiasi regola implementata per vietare questa prassi, percentuale che in Italia raggiunge il 50%. Il 70% dei detentori di account personali li ha utilizzati per motivi di lavoro. Con questi account, il 12% di questo gruppo ammette di memorizzare password di lavoro, il 16% informazioni finanziarie, il 22% documenti privati critici come contratti/piani commerciali, mentre un terzo (33%) archivia dati relativi ai clienti. In Italia le percentuali sono superiori, infatti il 23% ammette di memorizzare password di lavoro, il 26%informazioni finanziarie, il 34% documenti privati critici e ben il 46% archivia dati relativi ai clienti.

Interpellati in merito all’eventuale compromissione dei dispositivi e all’impatto derivante, oltre il 55% degli intervistati ha indicato un attacco a PC o laptop personali, con circa la metà degli attacchi che ha avuto conseguenze in termini di produttività e/o perdita di dati personali e/o aziendali. Gli attacchi sono risultati meno frequenti su smartphone (19%), ma con una proporzione leggermente più alta rispetto a PC/laptop di attacchi che hanno portato a perdita di dati e/o di produttività al lavoro, nonostante il campione segnali un livello superiore di ownership di smartphone rispetto a laptop e PC. La stessa percentuale si osserva per i tablet (19%), ma con conseguenze maggiori, dato che il 61% di questi attacchi è risultato di impatto significativo. Più del 60% dei PC degli italiani intervistati è stato compromesso.

Gli attacchi coinvolgono meno frequentemente gli smartphone, anche se più di 1 su 5 è già stato colpito. La ricerca ha inoltre esaminato i livelli di preparazione degli intervistati per i diversi tipi di minacce alla sicurezza, con risultati che evidenziano due estremi opposti di competenza totalmente assente o avanzata, separati da una media del 27% con conoscenze minime. Interpellati su minacce quali APT, DDoS, botnet e pharming, il 52% dei partecipanti è risultato totalmente impreparato al riguardo. La survey suggerisce una correlazione diretta tra uso dei dispositivi BYOD e preparazione in materia di minacce, ovvero maggiore è l’abitudine di utilizzo di questi dispositivi, migliore è la comprensione delle minacce tra gli intervistati.

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Autore: Silicon
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