Deep e Dark Web, oltre le Colonne d’Ercole del Web conosciuto

Nel 1998 inizia la sua esperienza nel mondo IT in Mondadori e partecipa alla nascita di Web Marketing Tools di cui coordina la redazione. Redattore esperto di software per PC Magazine, e caporedattore di ComputerIdea, segue da circa 20 anni l'evoluzione del mondo hardware, software e dei servizi IT in un confronto continuo con le aziende leader del settore

Il Deep/Dark Web è grande circa 600 volte di più rispetto al Web di superficie, la porta d’accesso principale per navigarlo è Tor… Lasciate ogni speranza voi ch’entrate

Per dare un’idea di quanto spazio occupi il Web come tutti lo conosciamo e quanto invece il Deep Web si utilizza sempre la metafora dell’iceberg, con la punta che rappresenta l’Internet conosciuta e la parte sommersa che è lo spazio occupato dal Deep Web.

Con questo termine in senso lato si indicano tutti i contenuti in Rete che non sono indicizzati dai comuni motori di ricerca. Parliamo di un volume di pagine di oltre 600 volte superiore rispetto a quelle con i contenuti conosciuti, del 96 percento dell’Internet oltre quel 4 percento che utilizziamo correntemente.

Ci lasciamo accompagnare nell’analisi da Venustech, ma non ci limitiamo a sfruttare il contributo dato alla nostra ricerca dal vendor cinese specializzato in prodotti per la sicurezza.   Spesso Deep e Dark Web sono utilizzati come sinonimi, l’aggettivo Dark però serve ad offrire un’idea pregnante sulla tipologia di contenuti raggiungibili attraverso l’utilizzo di software o accessi particolari.

E non tutti concordano nell’assimilazione dei termini. C’è quindi chi distingue il Deep Web – luogo in cui rintracciare per esempio i database accademici, le ricerche segrete delle grandi aziende che depositano brevetti, e i report governativi (quindi sostanzialmente materiale lecito, accessibile con strumenti come per esempio Hidden Wiki) – dal Dark Web che invece custodisce tutte le attività illegali ed è navigabile solo in determinate modalità. Wikileaks ovviamente apparterrebbe secondo questa classificazione al Deep Web, anzi, guai confonderlo. E anche noi preferiamo utilizzare questa distinzione, che aiuta a comprendere meglio il fenomeno.

La porta di ingresso principale per ritrovarsi catapultati oltre i confini del mondo è Tor (acronimo di The Onion Router), in pratica una parziale riscrittura del browser Mozilla Firefox, che resta indispensabile, però dal nome in grado già di dare l’idea della struttura del Deep Web, appunto la stratificazione a cipolla.

Tor rappresenta quindi un sistema di anonimizzazione perché offre la possibilità di nascondere completamente (quasi, e solo ai più bravi) il proprio indirizzo IP per muoversi del tutto senza controllo tra i contenuti più o meno proibiti. Nulla e nessuno infatti è facilmente identificabile nel Deep Web: le URL sono tutte composte da caratteri e cifre accostati senza significato che terminano tutti con l’estensione .onion.

Così ci si ritrova in un attimo “circondati” da contenuti illegali: siti pedo-pornografici, siti che producono e vendono illegalmente armi, droghe, documenti e carte di credito false, stupefacenti, farmaci etc. Una ricerca (Statista) conferma che nell’ordine crescente i prodotti più venduti sono: Armi, Contenuti illegali e Malware, Medicine, Droghe legali, Merce contraffatta, Droghe illegali.

Su tutte le altre merci il traffico maggiore nel Dark Web riguarda le Droghe illegali, circa il 48 percento del totale (fonte Statista)

E’ un attimo nel Deep Web entrare in contatto con hacker, quello è il terreno di scontro tra hacker di Paesi diversi che tentano di entrare in possesso di documenti o file governativi segreti. Il Deep web è anche area di movimento di terroristi e jihadisti che qui possono organizzare incontri, fare attività di propaganda o condividere video e immagini relative alle loro attività senza il rischio di essere scoperti e arrestati.

Entrare nel Dark Web in pratica è un po’ come per Harry Potter entrare a Diagon Alley, ma in questo caso non c’è nulla di buono. E’ lì che l’hacker acquista servizi di crypting e di distribuzione di virus o malware. Chi ci va sa di rischiare. Addentrarvisi non vi qualifica direttamente come delinquenti, ci troverete anche giornalisti e investigatori e spie (vere), ma di sicuro dovete sapere che cascare nella prima trappola è un attimo, non stupitevi se qualcuno viola il vostro pc, o tenta di truffarvi, solo quelli bravi riescono effettivamente a non farsi trovare.

Non ci credete? Provate a ripassare la storia di AlphaBay, per esempio,Alexandre Cazes lo fondò come negozio “illegale” riuscì ad arricchirsi in pochissimo tempo vendendo di tutto e poi sparì.

Nel Dark Web, sono proprio i curiosi le vittime preferite e ve ne sono di ogni tipo, non pochi sono coloro che mettono a rischio il patrimonio aziendale, accedendovi dal lavoro. E ogni account ha la sua quotazione. Possiamo valutare in circa 1200 dollari il valore di una profilazione utente completa, con tanto di informazioni sui sistemi di pagamento che utilizziamo online, mentre per esempio vale appena 8 dollari un profilo Netflix.

Il Web in ogni caso non è un posto sicuro, non vale la pena di cercare altri guai. Solo in Italia nell’ultimo anno sono stati violati 289mila domini (dati Clusit) le informazioni ricavate frutteranno denaro, in percentuale è una cifra in linea con un andamento condiviso con non pochi altri Paesi, non siamo i più bravi, ma certo possiamo dire che non siamo gli ultimi. Almeno nella capacità di studiare i fenomeni del Dark Web la nostra intelligence non sembra seconda a nessuno.

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