Dalle password al riconoscimento vocale

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Spitch spiega come il riconoscimento vocale sia oramai pronto a sostituire le password. Non solo, la biometria vocale potrà essere utilizzata anche contro gli stessi hacker

Piergiorgio Vittori ha l’incarico di Global Development Director per Spitch, un’azienda internazionale di consulenza e soluzioni tecnologiche specializzata in tecnologie vocali e analisi del linguaggio parlato. Vittori spiega a Silicon quali passi avanti siano possibili grazie al riconoscimento vocale.

E’ oramai indubbio infatti che la biometria rappresenti il futuro dell’identificazione e dell’autenticazione digitale. Da un lato si tratta di sistemi già entrati da tempo nell’immaginario collettivo, grazie ai film, ai libri, ma tanto di quello che si è solo creato con la fantasia ora è effettivamente realtà. Lo sostiene anche una serie importante di studi, tra i quali una ricerca di recente condotta da IBM Security. E tuttavia sono importanti i distinguo, tra le varie possibilità oggi già disponibili e declinate sul campo.

Vittori entra nel dettaglio: “In generale, si tende sempre a considerare la biometria nel suo insieme, senza guardare alle differenze che intercorrono ad esempio tra riconoscimento vocale, impronte digitali e riconoscimento facciale. Eppure, allo stato attuale, non tutte le tipologie di autenticazione biometrica garantiscono la stessa accuratezza e facilità d’uso. La biometria vocale infatti è, oggi, la modalità più sicura e facilmente utilizzabile da qualsiasi utente, a prescindere dalla fascia di età e dalla tipologia di dispositivo in suo possesso”.

Cerchiamo di capire perché. Molti smartphone di nuova generazione dispongono della funzionalità di riconoscimento dell’impronta digitale, solitamente la stessa viene considerata di facile utilizzo e generalmente accurata, ma questo non è sempre vero.

È vero che esistono applicazioni che richiedono le impronte digitali di quattro dita per maggior sicurezza, ma di fatto gli apparecchi che permettono un riconoscimento davvero accurato sono al momento molto costosi e decisamente non alla portata dell’utente medio. Ne consegue che l’impronta digitale al di là di quello che si pensa è spesso facilmente replicabile ai fini dell’autenticazione, facendo così il gioco di hacker e frodatori.

Piergiorgio Vittori – Global Development Director di Spitch

Lo stesso, secondo Vittori e l’esperienza di Spitch avvalorata dalle ricerche accreditate, vale per il riconoscimento facciale: per essere valido, nel rispetto dei necessari standard di sicurezza, esso richiede che il dispositivo attraverso cui viene fruita garantisca un’elevata qualità di visualizzazione. Ecco quindi perché il futuro potrebbe proprio essere appannaggio del riconoscimento vocale.

La biometria vocale è molto più difficile da replicare, soprattutto considerando un processo di enrolment biometrico in linguaggio naturale, text independent – e dal vivo. La tecnologia è trasparente e non richiede attivazione da utente o dispositivo. Inoltre, è fruibile da qualsiasi telefono, non solo dagli smartphone di fascia alta: il tradizionale canale telefonico trasporta di per sé un audio di altissima qualità.

Non è un caso che i sistemi di biometria vocale in linguaggio naturale vengano già utilizzati con successo in numerosi settori verticali, al fine di eliminare la necessità per i clienti di ricordare e condividere le password scritte o via telefono durante le interazioni con l’azienda. Il meccanismo è appunto basato sull’ascolto di un discorso dal vivo, con la conseguente creazione di un’impronta vocale nel primo contatto.

Una volta memorizzata, ogni volta che il cliente interagisce con l’azienda, la sua voce viene analizzata e comparata alla stessa. Questo avviene durante tutta la durata della conversazione in modo da assicurare che non ci sia un cambio di interlocutore. La password scritta diventa così superflua, e il livello di sicurezza è e rimane sempre altissimo.

Prosegue Vittori: “La sicurezza e la facilità di utilizzo della voce non è solo una garanzia, ma anche un vantaggio non indifferente per la gestione dell’interazione con il contact centre: l’utente finale è sempre a proprio agio, e non ha mai l’impressione di essere monitorato o forzato, lavorando la verifica in modalità automatica e non intrusiva. A rendere la biometria vocale un metodo di verifica sicuro è il fatto che il sistema confronta la voce del cliente con l’impronta presente nel database, basandosi su numerosi parametri: la soluzione è quindi decisamente difficile – se non quasi impossibile – da hackerare. Non sarà semplice per il truffatore ottenere l’accesso, dal momento che la verifica viene sempre effettuata in vivo, e quindi non c’è un insieme di dati statici predefiniti che vengano richiesti nella interazione”.

Non solo, la biometria vocale può essere utilizzata contro gli stessi frodatori. Se viene rilevato un tentativo di frode, è possibile utilizzare l’audio ottenuto per creare un “profilo vocale” dell’hacker, da aggiungere quindi a una blacklist di truffatori. Il risultato è che chiunque sia stato sorpreso a commettere frodi sarà segnalato e comunque escluso dal sistema.

Come metodo per rilevare e scoraggiare le frodi, la biometria vocale è una soluzione incredibilmente convincente per numerosi settori di business, e soprattutto è la base di una Customer Experience esclusiva e agevole per il cliente finale.

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