I consumatori temono per la propria privacy, ma non la tutelano abbastanza

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Un’indagine di F5 Networks mostra che i consumatori sono consci dei rischi per la loro privacy ma cedono liberamente alcune informazioni personali

I consumatori della regione EMEA (Europa, Medio Oriente, Africa) non hanno fiducia nelle aziende per quanto riguarda la loro capacità di gestire le informazioni personali ma allo stesso tempo non si fanno molti problemi nel condividere le proprie non appena ci sia un apparente vantaggio. È il succo di una ricerca commissionata da F5 Networks su un campione di oltre settemila persone che in larga maggioranza (70 percento) non amano condividere i dati con le aziende private perché potrebbero cadere nelle mani sbagliate.

Il rischio per gli intervistati è quello di subire una violazione della privacy (lo afferma il 64 percento del campione), specie quando si tratta di social network e agenzie di marketing: per queste realtà tre quarti del campione dichiarano di non avere fiducia e solo un quinto circa pensa che in passato siano state in grado di proteggere efficacemente i dati dagli attacchi degli hacker. Sono invece le banche quelle giudicate in maggioranza (76 percento) come le aziende più affidabili, anche se un po’ tutti (88 percento del campione) ritengono che debbano migliorare le loro procedure di autenticazione. Un appunto peraltro mosso anche a PA e Sanità.

Un annuncio per la vendita del file CAD da usare per creare uno "skimmer", ossia un lettore pirata di carte di credito da installare nei bancomat
Un annuncio per la vendita del file CAD da usare per creare uno “skimmer”, ossia un lettore pirata di carte di credito da installare nei bancomat

Una buona premessa, parrebbe, ma per certi versi il consumatore medio che viene fuori dall’indagine è forte nella teoria ma non molto nella pratica. Quando usa servizi gratuiti forniti da privati è disposto a condividere informazioni sulla propria data di nascita (53 percento di citazioni), stato civile (51 percento) e interessi personali (50 percento). Come anche, in misura minore ma con picchi in alcune nazioni coinvolte nell’indagine, abitudini di acquisto o numero di cellulare. Eppure, fa notare l’indagine, il 18 percento degli intervistati sottolinea di scegliere accuratamente a chi fornire i propri dati.

Ora che sicurezza informatica e privacy sono temi anche da quotidiano generalista è interessante notare la posizione del campione rispetto a fatti (quasi) di cronaca. Sulla scia del dibattito tra Apple e FBI, ad esempio, il 43 percento dei consumatori ritiene che le aziende di tecnologia debbano dare priorità alla sicurezza nazionale rispetto alla privacy. In tema di terrorismo informatico è rilevante (21 percento) quota dei consumatori secondo cui sono i singoli a essere responsabili della propria protezione.

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