La strategia Google Chrome OS, tra rischi e vera innovazione

Nel 1998 inizia la sua esperienza nel mondo IT in Mondadori e partecipa alla nascita di Web Marketing Tools di cui coordina la redazione. Redattore esperto di software per PC Magazine, e caporedattore di ComputerIdea, segue da circa 20 anni l'evoluzione del mondo hardware, software e dei servizi IT in un confronto continuo con le aziende leader del settore

L’ipotesi di ‘fusione’ tra Chrome OS e Android è solo un tassello della strategia tutta cloud della proposta di Google. Chrome OS ha solo anticipato i tempi. Il futuro è quello di più schermi da cui fruire un’unica esperienza di computing ottimizzata e personalizzata

In questi giorni su Google è stato detto un po’ di tutto. E alla fine si è parlato addirittura dell’unione (sic!) tra Chrome OS e Android. In verità il modello Chromebook, spiegano in Google, non è in discussione, ma è naturale invece che Chrome OS nel tempo sia destinato a sfruttare e ad integrare il meglio di quanto è in grado di fare e proporre Android.

Non è il sogno solo di Google, quello di arrivare a un’esperienza coerente su laptop, smartphone/tablet e in cloud. Rappresenta, anzi, la quadratura del cerchio anche per Microsoft e, con qualche differenza, pure per Apple. Microsoft parte con una consolidata base di utenti con software ‘on premise’ su tablet e pc, su buone possibilità di accelerare ancora l’adozione di Office sia on premise sia in cloud, con una piattaforma cloud molto valida – Azure – e su dati di mercato del tutto di secondaria importanza sugli smartphone, fatte salve le eccezioni, per esempio proprio il nostro Paese.

Windows sarà sempre più piattaforma as a service, piuttosto che OS. Non bisogna sottovalutare la buona esperienza possibile con i software e i servizi di Microsoft, Office, OneDrive, Exchange, su tutte le piattaforme. Anche se non vogliamo perdere l’occasione per ri-sottolineare (nulla è ancora definitivamente risolto infatti, con 69 pagine di interventi sulla community di Microsoft da luglio), la brutta esperienza di Office 2016 con El Capitan, sui Mac. Nei tempi ultraveloci in cui viviamo è un attimo compiere passi falsi, anche quando la strategia è molto buona, ma la fiducia si perde anche quando nessuno sembra in grado di risolvere problemi così grossi in tempi ragionevoli.

chromebook acer
La proposta Chromebook di Acer, ma sono a catalogo modelli di Asus, Dell, Hp, Haier, HiSense, Samsung, Hp Toshiba, LG. Vendor eterogenei che nel marchio in un certo senso già tradiscono la ‘fusione’ tra Android e Chrome OS

Apple, a sua volta, ci sembra stia già pagando, in Cloud, le sue scelte di offrire un’ottima esperienza, dai confini però ristretti, resta per qualità dell’esperienza complessiva un riferimento certo, pur non avendo posizioni di rilievo con la sua offerta di prodotti office in azienda. Google non ha al momento la stessa forza di fuoco di Microsoft per quanto riguarda la penetrazione in azienda delle proprie soluzioni office. E’ leader però con Android sugli smartphone, e qui lo è anche per la presenza di app per il business, cose che invece, entrambe, mancano a Microsoft.

Chrome OS, è vero, fino ad oggi è stato complessivamente un ‘flop’, proviamo però a pensare a una reale unificazione dell’esperienza che già abbiamo con Android, su un device molto più comodo per lavorare, come può essere un ibrido vero o un laptop. Ecco, in questo senso la proposta – a venire – di Google è molto ‘visionaria’ e in prospettiva potrebbe risultare efficace. Come spesso capita tra gli entusiasti, Google ha agito con Chrome OS immaginando che tutto fosse già perfetto dal punto di vista infrastrutturale e in cloud.

E’ vero che quando manca Internet oggi con Chrome OS, si combina poco o nulla, è vero che l’esperienza è ancora limitata e indirizzata ai servizi Google, ma il futuro è comunque quello e anche Microsoft lo ha già capito benissimo. Laptop, smartphone e tablet sono destinati nell’era cloud a diventare desktop remoti, nulla di più. Le aziende che già utilizzano strategicamente bene cloud e virtualizzazione offrono ai propri dipendenti questo: un accesso remoto al proprio ambiente.

E’ quello che si è immaginata Google con Chrome OS, senza fare i conti ancora con la maturità di infrastrutture e utenti. Microsoft pure ha compreso molto bene le possibilità offerte da un’architettura di questo tipo, ma si è trovata impreparata ad affrontare il flop sugli smartphone, e quindi ora paga di non poter proporre subito un ecosistema effettivo, perchè non è in grado di proporlo sul device più personale, lo smartphone, che più ha accelerato l’apprezzamento di un’esperienza all cloud. I giochi sono ancora aperti, ma Google è in vantaggio.

Read also :