Nel 2022 il 65 percento dei lavoratori sarà di mobile worker

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Il lavoro del futuro sarà ‘mobile’. Secondo i dati IDC in Italia i Mobile Worker saranno 10 milioni nel 2022. Come si trasforma lo spazio di lavoro, quali gli strumenti tecnologici abilitanti

Dal posto di lavoro fisico alla ‘piattaforma’ di Digital Workspace, ovvero uno spazio di lavoro online cui ognuno può accedere, in modo univoco, e dove ritrovare tutte le proprie informazioni di lavoro indipendentemente dal luogo e dal dispositivo utilizzato. Così, secondo IDC, il paradigma Digital Workspace sostituirà l’idea della postazione di lavoro in ufficio cui siamo sempre stati abituati. Quindi attenzione non tanto al dove si è e per quante ore si lavora, quanto piuttosto al cosa si fa e quindi all’obiettivo.

La trasformazione dello spazio di lavoro è stato il tema di una serie di appuntamenti di IDC organizzati con VMware (la virtualizzazione è un caposaldo per realizzare piattaforme di questo tipo) ma anche con AD Consulting, CH Ostfeld e SoftwareOne, nelle principali città italiane cui hanno partecipato CIO e IT manager. Ecco quindi le evidenze quantitative e qualitative più importanti.

Con le piattaforme di Digital Workspace è possibile cambiare e migliorare il modo di lavorare offrendo a imprese e utenti maggiore focalizzazione sulle attività e sul business aziendale, connettività always on – fuori e dentro l’azienda e su tutti i device – e aumento delle capacità operative e sensoriali di molte tipologie di lavoratori.

L’Italia è indietro rispetto alla media europea. Nel 2022 previsti 10 milioni di mobile worker

Dal punto di vista quantitativo IDC prevede che in Europa Occidentale i mobile worker cresceranno con un tasso composto medio annuo del +3,6 percento, passando da 103 milioni di individui nel 2017 a 123 milioni nel 2022. Se si guarda all’Europa, all’intera popolazione, i mobile worker incideranno per il 65 percento nel 2022, nove punti percentuali in più rispetto al 2017 (56 percento). In Italia, i mobile worker sono circa 7 milioni (su 22 milioni di occupati), indietro quindi rispetto alla media europea ed entro il 2022, IDC si aspetta che diventino 10 milioni.

Le tecnologie che abilitano il Mobile Working

In primo piano ci sono le piattaforme UCC (Unified Communication and Collaboration): integrano i processi di mobilità, si presentano sempre più come soluzioni integrate di business process management. Spariscono le postazioni individuali e si moltiplicano gli spazi per la collaborazione (sale attrezzate per videoconferenza).

Gli utenti finali si affidano sempre più a device mobili (smartphone, tablet e notebook ultraslim) ma arriveranno anche nuovi dispositivi che estenderanno il concetto di smart working abilitando gli utenti a sfruttare le potenzialità della realtà aumentata.

Questo da un lato comporta sì la smaterializzazione del posto di lavoro, ma anche un incremento di complessità degli ambienti tecnologici per le caratteristiche della rete, la sua sicurezza, la necessità di ‘virtualizzare’ repository di dati ma anche di ambienti, con i relativi sforzi per mantenere il controllo sugli asset, in uno schema certo non più perimetrale, ma in cui conta mantenere il controllo sullo spostamento delle informazioni, la loro gestione, gli accessi e il trattamento delle stesse.

Inutile aggiungere che con la smaterializzazione del posto di lavoro si frange e fluidifica completamente la distinzione tra orario di lavoro e tempo libero. Si guadagna in efficienza, senza dubbio, ma allo stesso tempo per il lavoratore si materializza da un lato il vantaggio di una migliore gestione del proprio tempo, anche ottimizzando quello perso per gli spostamenti, dall’altro il rischio di perdere l’importante capacità di distinguere il momento della feria da quello del riposo.

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