La spesa in-app cresce, verso un nuovo modello di consumo

ProgettiSoftware vendor

Cresce la disponibilità a fare acquisti in-app se l’esperienza è soddisfacente. E si afferma il modello di fruizione del software come servizio. Con il pagamento in-app la pubblicità è irrilevante e non gradita

Lo dice un’interessante ricerca Gartner che svela come gli utenti mobile preferiscano gli acquisti in-app, rispetto al pagamento in anticipo delle app che si intende utilizzare con una differenza di circa il 24 percento. E’ un messaggio chiaro di trasformazione del mercato inviato a chi vive di sviluppo: meglio la flessibilità offerta con un approccio all’app gratuito e poi essere in grado di offrire un’esperienza completa, con strumenti sempre più ricchi, a pagamento, rispetto alla richiesta immediata di denaro per utilizzare le applicazioni mobile.

Sono interessanti anche i valori, che riguardano questo mercato. La ricerca di Gartner (condotta negli Usa, in Uk e in China su un campione di oltre tremila consumatori) identifica in circa 7,5 dollari la spesa media per le apps, ogni tre mesi e 9,20 dollari è il valore delle transazioni in-app. Secondo i ricercatori Gartner sarebbe questa la prova del fatto che una volta che gli utenti hanno preso confidenza con l’app e le riconoscono il valore atteso, percepito senza aver dovuto pagare in anticipo l’applicazione, allora sono anche più favorevoli a spendere con i processi in-app. Tuttavia sembra accertato anche il fatto che sarà difficile ingaggiare i clienti nel caso in cui non sia evidente il valore delle app, mentre gli entusiasti nel tempo saranno disposti a rinnovare la spesa e addirittura a incrementarla fino a 5 dollari al mese.

Spesa per le app ogni tre mesi secondo la ricerca Gartner
Spesa per le app ogni tre mesi secondo la ricerca Gartner

E allora approfondiamo alcuni dati: i giovani dimostrano di avere maggiore confidenza rispetto alle persone mature – relativamente agli acquisti in-app – tanto che nella fascia tra i 35 e i 44 anni i valori spesi con questa modalità corrispondono a quelli per il pagamento anticipato. Quando cresce l’età cresce la maggior confidenza e fiducia verso il modello classico di acquisto per usare e possere l’app completamente. E per i vendor sembra che nulla cambierà con il trascorrere del tempo, per quelli che oggi sono i giovani clienti, che quindi continueranno a confermare questa tendenza e ad affidarsi alla proposta in-app con disinvoltura. Si tratta in ogni caso di un pubblico, quello che acquista le app, che a seconda delle fasce di età, pensa di non cambiare nemmeno in futuro il proprio atteggiamento (lo promette il 65 percento del campione).

La lettura d’insieme conferma un’idea importante e cioè che si afferma in modo sempre più convincente il concetto di software da utilizzare come servizio, e quindi in un certo senso pagando un canone per sfruttarne appieno le caratteristiche, nel tempo. C’è però un ulteriore aspetto da considerare. Questo modello piace ma sembra legittimare anche il diritto a fruire di un’esperienza delle app per nulla contaminata dalla pubblicità, la cui monetizzazione su mobile offre vantaggi(?) ancora tutti ben da quantificare. Solo il 20 percento di chi acquista applicazioni dice di fare clic qualche volta sulla pubblicità delle apps in mobilità. Mentre oltre i due terzi del campione dichiarano tranquillamente di non considerarla nemmeno.

Il messaggio finale è chiaro. La modalità di consumo del software sui dispositivi mobile, si avvicina ed è sempre più omogenea con quella del software sugli altri device. Il software di valore è un servizio, non lo si paga una volta sola, ma si continua a utilizzarlo dietro il pagamento di un canone e se la soddisfazione è alta si è disposti a farlo nel tempo. Non esiste più, o va scomparendo l’idea di pagare 1,99 euro per una app che è per sempre.

Read also :
Clicca per leggere la biografia dell'autore  Clicca per nascondere la biografia dell'autore