Green It, realtà o solo pubblicità?

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Un report sembra indicare che ci sia interesse attorno al green computing, ma la domanda deve ancora decollare in modo significativo. La mancanza di precise policy sta ritardando l’adozione di strategie “verdi” nei datacenter

Un report sembra indicare che ci sia interesse attorno al green computing, ma la domanda deve ancora decollare in modo significativo. La mancanza di precise policy sta ritardando l’adozione di strategie “verdi” nei datacenter

Nel corso degli ultimi anni le strategie “verdi” sono state così sollecitate e discusse che sembra che tutto l’hardware verrà presto dipinto di questo colore solo per essere più attraente. Ma nonostante l’enfasi creata attorno al modo di aggiornare la tecnologia per migliorare l’efficienza energetica e produrre meno rifiuti, i data center stanno realmente adottando prodotti “verdi”? Secondo una recente indagine, la risposta sembra essere: non ancora.

In un report dello scorso aprile, il Business Performance Management (Bpm) Forum ha osservato che la maggior parte dei professionisti It intervistati ha citato le attività inerenti il rispetto ambientale come prioritarie, ma mancano ancora le risorse per il controllo dei consumi energetici.

Secondo lo studio, i tre quarti degli intervistati – responsabili It in rappresentanza di 150 aziende – hanno dato alla loro organizzazione un voto poco più che sufficiente riguardo la capacità di controllare il consumo di energia. Quasi i due terzi non hanno in previsione piani specifici verdi, nemmeno per il lungo termine, e circa il 20% spende più di 1 milione di dollari l’anno in energia It, con l’8% che addirittura arriva a spendere più di 10 milioni di dollari.

Per molti, però, la molla sembra essere scattata: circa la metà degli intervistati ha constatato che dallo scorso anno i consumi di energia collegati all’It sono aumentati nella loro organizzazione e il 46% ha dichiarato di avere esaurito lo spazio, l’energia o la capacità di raffreddamento.

“I risultati non sono stati completamente una sorpresa – spiega Derek Kober, direttore del Bpm Forum -. Sorprende invece quanta preoccupazione e quali intenti e priorità sono stati espressi circa la riduzione del consumo, rispetto a quanto invece si sta realmente facendo. C’è un grande divario tra le due situazioni.”

Uno dei principali motivi per cui i datacenter sembrano essere in ritardo quando si parla di strategie verdi è che non sono state messe in atto precise policy, sottolinea Kober. “In molti casi, non c’è niente che guidi il processo e gli It manager ritengono di essere troppo occupati per formalizzare un programma – afferma il direttore del Bpm Forum -. Inoltre, giudicano troppo costosa un’eventuale stretegia verde, senza rendersi conto che piccoli e affidabili cambiamenti possono fare una grande differenza”.

Alcuni datacenter potrebbero avere la capacità di diventare più ecologici già con le macchine attualmente in uso, ma spesso non sono a conoscenza delle funzionalità che hanno in-house. Drue Reeves, un analista di Burton Group, dice: “Stiamo assistendo a un’iniziativa che, come si è soliti dire, vorrebbe portare a vendere ghiaccioli agli eschimesi. Da tempo, infatti, alcuni vendor hanno già integrato nei loro prodotti funzionalità che potrebbero migliorare l’efficienza energetica, ma ora stanno cercando di rivendere tali prodotti proponendo dette funzionalità come una vera innovazione”.

Anche se la tecnologia verde non sembra appassionare come dovrebbe, è probabile che decollerà in un prossimo futuro, quando verrà a il vecchio hardware, precisa Reeves.

“Non ha senso sostituire un migliaio di server solo per ottenere una maggiore efficienza energetica – spiega Reeves -. Si finirebbe a pagare milioni di dollari solo per risparmiarne alcune migliaia”. Egli anticipa che, invece di seguire la via del “getto via e ricompro”, le aziende inizieranno a pensare in modo più strategico a ciò che è attualmente in uso e se così tante attrezzature sono davvero necessarie. In sostanza, si seguirà una via simile a quella che porta a spegnere le luci nelle stanze che non sono utilizzate.

“L’anno scorso si parlava di efficienza energetica dei server, ma nei prossimi mesi si parlerà di efficienza per lo storage – precisa Reeves -. Indipendentemente dalla tecnologia usata, assumono la maggiore rilevanza l’efficacia e la strategia di management piuttosto che non cosa si implementa”.

Per alcuni datacenter, andare verso il “verde” può essere un ottimistico obiettivo di lungo termine, ma a breve termine la realtà è che tali datacenter consumano energia in abbondanza e non si può spostare l’ago della bilancia energetica molto facilmente.

Un esempio arriva dalla società Terremark Worldwide, che ha un impianto di hosting in co-ubicazione in Florida e che ha potuto solo limitatamente ottimizzare, in quanto consente ai clienti di portare le proprie macchine all’interno della sua struttura, che, secondo i dati forniti da Ben Stewart, portavoce della società, misura circa 25.000 metri quadrati e mensilmente porta a pagare 630.000 dollari in elettricità.

“Quando si parla di usare una tale quantità di energia ogni mese, sostituire alcuni pezzi di hardware o riciclare della carta sarebbe come andare nel mare e versare un po’ di zucchero per cercare di addolcire l’acqua”, sostiene Stewart.

Sebbene la costruzione di una nuova facility Terremark a Washington abbia consentito di adottare una serie di strategie “verdi”, la Florida dipende dai generatori di carbone e dal petrolio che rendono il suo “carbon footprint enorme “, osserva Stewart. Inoltre, la sua posizione non consente di impiegare strategie di “libero raffreddamento” come quelle usare dai datacenter al nord, che durante l’inverno possono portare all’interno dei palazzi aria fredda presa dall’esterno.

Per un datacenter delle dimensioni di quello di Terremark, evidenzia Stewart, la soluzione migliore sarebbe di essere trasferito in una zona con energia idroelettrica, dice Stewart, ma in tali aree o l’energia è utilizzata da altre società oppure non c’è modo di portarvi un cablaggio in fibra. Così non c’è altra via che pagare l’ingente fattura energetica e avviare svariate trattative con i clienti per convincerli ad acquistare più attrezzature a più alta efficienza energetica.

“È tutto un compromesso – conclude Stewart -. Ogni decisione fa emergere altre questioni. Sono sicuro che a ogni datacenter piacerebbe essere ‘verde’ e più efficiente, dato che è un bene per il pianeta, ma la realtà è che questo non è facilmente realizzabile. Oggi possiamo solo rimboccarci le maniche e metterci a lavorare perché c’è tanto da fare”.

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Autore: Silicon
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