Gli Smart Contract e Blockchain verso il valore legale? Passi avanti del legislatore

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Gli emendamenti su Blockchain e Smart Contract all’esame delle Camere. Potrebbero finalmente avere valore legale i contratti stilati con un programma per elaboratore che opera su tecnologie basate su registri distribuiti

Grazie agli emendamenti al Decreto Semplificazioni presentati in Senato per la prima volta Blockchain potrebbe trovare il riconoscimento del legislatore e raccogliere un primo via libera. La commissione Affari costituzionali del Senato ha approvato l’emendamento Patuanelli (M5S).

Non è iniziato male l’anno per quanto riguarda le novità di legge legate a produttività e nuove tecnologie. Insieme alle nuove regole per la fatturazione elettronica il legislatore si sta impegnando in questi giorni in aula per dare valore legale oltre che a Blockchain anche ai cosiddetti Smart Contract, che sfruttano i registri distribuiti. Parliamo infatti dei contratti registrati e sottoscritti semplicemente tramite una transazione a patto che sfrutti le tecnologie Blockchain proprio a garanzia del registro.

Al momento ovviamente non si può dare ancora nulla per scontato, Senato e Camera potrebbero sempre eliminare dal Decreto le estenesioni tanto attese, ed è possibile che entrambe le camere subiscano in questi giorni le pressioni da parte delle categorie più coinvolte, in primis i notai.

Intanto l’emendamento di cui parliamo è Art. 8-bis in cui si definiscono  “Tecnologie basate su registri distribuiti” le tecnologie e i protocolli informatici che usano un registro condiviso, distribuito, replicabile, accessibile simultaneamente, architetturalmente decentralizzato su
basi crittografiche, tali da consentire la registrazione, la convalida, l’aggiornamento e l’archiviazione di dati sia in chiaro che ulteriormente protetti da crittografia verificabili da ciascun partecipante, non alterabili e non modificabili.

Allo stesso modo si definisce Smart Contract un programma per elaboratore che opera su Tecnologie basate su registri distribuiti e la cui esecuzione vincola automaticamente due o più parti sulla base di effetti predefiniti dalle stesse.

Palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica Italiana

Gli smart contract, secondo l’articolo, soddisfano il requisito della forma scritta previa identificazione informatica delle parti interessate, attraverso un processo avente i requisiti fissati dall’Agenzia per l’Italia Digitale con linee guida da adottarsi entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge.

La memorizzazione di un documento informatico attraverso l’uso di tecnologie basate su registri distribuiti produrrebbe gli effetti giuridici della validazione temporale elettronica di cui all’articolo 41 del Regolamento UE n. 910/2014.

L’emendamento comunica inoltre che entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge, l’Agenzia per l’Italia Digitale individua gli standard tecnici 431
che le tecnologie basate su registri distribuiti debbono possedere ai fini della produzione degli effetti di cui al comma 3. Tutte da considerare le implicazioni di questa svolta strettamente italiana nel contesto europeo attuale. Così come è già capitato con la tessera sanitaria, PEC e firma digitale il BelPaese “fanalino di coda in tanti ambiti” non lo è proprio in tutti.

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