Ecco HPE Blue Brain 5, il supercomputer che studia il cervello umano

Giornalista professionista dal 2000. Da 15 anni, Stefano si occupa di giornalismo Ict maturando competenze anche nel consumer electronics. Stefano ha iniziato la sua esperienza giornalistica nel 1996 presso la redazione economica di ItaliaOggi.

L’Ecole Polytechnique Federale de Lausanne (EPFL) nell’ambito di Blue Brain Project, un’iniziativa svizzera di ricerca sul cervello, ha coinvolto HPE che ha realizzato un nuovo supercomputer denominato Blue Brain 5 basato sul sistema HPE SGI 8600

Studio e simulazione del cervello dei mammiferi. La scienza, la medicina e la tecnologia rafforzano il loro connubbio in un progetto che vede impegnata HPE e l’Ecole Polytechnique Federale de Lausanne (EPFL) nell’ambito di Blue Brain Project, un’iniziativa svizzera di ricerca sul cervello. In particolare l’EPFL ha coinvolto HPE la quale ha realizzato un nuovo supercomputer denominato Blue Brain 5 basato sul sistema HPE SGI 8600. Il sistema è stato installato presso il Centro nazionale di supercalcolo svizzero (CSCS) a Lugano. La comprensione del cervello, dei disturbi a esso correlati, quali sono i fenomeni correlati che si innescano tra geni e circuiti del cervello, non è cosa da poco. Se si pensa e si fa un paragone, non troppo improprio, tra il cervello umano e un server che contiene milioni e milioni di Big Data, il confronto non è troppo dissimile, ma il cervello umano è decisamente più complesso e oggetto di continue analisi.

HPE SGI 8600

La simulazione delle neuroscienze, è il fulcro di Blue Brain 5 di HPE. “La missione scientifica del Blue Brain Project dipende in modo critico dalle nostre capacità di supercalcolo”, ha dichiarato Felix Schürmann, Co-Direttore del Blue Brain Project. “La modellizzazione di un singolo neurone di Blue Brain oggi porta a circa 20mila equazioni differenziali ordinarie – quando si modellano intere regioni cerebrali, questo solleva rapidamente a 100 miliardi di equazioni che devono essere risolte contemporaneamente. HPE ci aiuta a navigare nel difficile panorama tecnologico nel supercomputing”.

Felix Schuermann

Il supercomputer HPE SGI 8600 di Blue Brain Project è composto da 372 nodi di calcolo che forniscono 1.16 petaflops di prestazioni di picco, spiega Carlo Giorgi, managing director HPE Svizzera. Il sistema è dotato di 94 terabyte di memoria – un equivalente di memoria di 23mila laptops – e utilizza processori Intel Xeon Gold 6140 e Intel Xeon Phi 7230 nonché processori grafici NVIDIA Tesla V100. Il sistema utilizza reti ad alte prestazioni Mellanox InfiniBand a singola e doppia rail e dispone di 4 petabytes di storage ad alte prestazioni da DataDirect Networks (DDN), che offrono una larghezza di banda aggregata di oltre 50 GB / s, associata a un motore di memoria a 80 GB / s (IME).

Giorgi a proposito del next generation supercomputer fa capire che l’obiettivo è ricostruire e simulare la neocorteccia. Il sistema che sta dietro al Blue Brain Project dovrebbe consentire al progetto di raggiungere l’obiettivo prefissato per il 2020 ossia di riuscire a modellare “intere regioni del cervello di topo, in particolare il talamo e la neocorteccia”.

Questo approccio di HPE rappresenta un ulteriore tassello alla ricerca, dopo l’accordo con la Nasa, oggi HPE è sempre più dedicata alla ricerca. Come testimonia Antonio Neri, presidente e ceo di HPE, la nostra missione “è creare tecnologie che migliorino la qualità della nostra vita, incluse le tecnologie per il settore sanitario. Attraverso la relazione con Blue Brain Project, Hpe sta portando applicazioni avanzate di supercalcolo e su misura per potenziare nuove ricerche che possano avere benefici trasformativi per la comunità neuroscientifica e la società in generale”.