IT Life – La system integration nel Dna del Cio dell’acquario di Genova

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Filippo Costa ama il mare, non solo perché nato a Genova ma perché ha fatto un percorso di esperienze ICT all’interno di acquari, parchi divertimento, tour operator di crociere. Da tredici anni è board member di SoftJam, perché di fondo è un system integrator

Filippo Costa arriva dal mondo dei viaggi e del turismo, con un occhio attento al mare. Sarà che è nato a Genova, sarà che è Cio all’Acquario di Genova  e da gennaio 2016 è ICT Corporate Advisor di Costa Edutainment spa, un ritorno in azienda dove era già stato IT manager per sei anni dal 1999. Un operatore che segue gli Acquari di Genova,  Livorno,  Cattolica, Oltremare oltre che aree ricreative e musei come  l’Aquafan  o il  Museo Nazionale dell’Antartide.  
Gestisce progetti IT dalla stesura alla realizzazione, ma di fondo Costa mantiene l’anima da system integrator, con un piede in SoftJam dove è consigliere delegato per la ricerca e lo sviluppo, anche se la sua carriera lo ha visto all’inizio, per 11 anni,  IT Director in  Top Cruises , un tour operator specializzato in crociere. 
Appunto, la passione per il mare accanto a quella per l’IT e la ricerca.Attualmente sono  amministratore delegato di un consorzio di ricerca che si impegna ad usare la tecnologia per migliorare la vita delle persone fragili“.  Vediamo i progetti che lo appassionano raccontati nella rubrica IT Life.

Filippo Costa
Filippo Costa, ICT Corporate Advisor di Costa Edutainment

1 – Qual è stato il progetto migliore della sua carriera? Quello che più lo ha appassionato, per le novità che portava, per la sfida tecnologica?
Definire il miglior progetto non è facile, dovrebbero dirmelo i clienti e gli utilizzatori.  Dal mio punto di vista direi la trasformazione della Colonia “Le Navi di Cattolica” nell’attuale Acquario di Cattolica. Entrare in un complesso di edifici con una valenza storica ed architettonica importante per dare una nuova vita all’impianto è stato impegnativo e nello stesso tempo emozionante. Tre anni di lavoro (1998 – 2000) a stretto contatto con architetti, impiantisti, scenografi ed acquaristi partendo da zero, tabula rasa.
E’ stata creata un’infrastruttura ICT in grado di far dialogare tutti gli elementi del parco, dalla sicurezza all’automazione, al sistema Life Support System per il benessere degli animali agli elementi audio/video e scenografici per arrivare al Food&Beverage e al merchandising. Oltre a questo ho dovuto gestire tutta la parte di operatività di un’azienda con oltre 100 addetti. A distanza di oltre 15 anni molti sistemi sono tuttora operativi e si sono integrati nell’infrastruttura di gruppo,  a testimonianza di un’attenzione alle esigenze del momento con uno sguardo rivolto verso gli scenari futuri.

2 – Quale progetto sta seguendo oggi di particolare innovazione?
In questi ultimi mesi mi sto occupando della nascita di un Corporate Incubator per Softjam che sarà focalizzato su Cognitive Computing e Machine Learning. Si tratta di un investimento virtuoso da molti punti di vista. Da un lato verranno valorizzate eccellenze presenti sul territorio in ambito sia aziendale che accademico su una tematica interessantissima dal punto di vista tecnologico e che porterà una rivoluzione non solo nel mondo ICT ma nella vita di tutti i giorni, dall’altro si investe sui giovani. Verranno dati spazi, supporto e competenze a start-up che porteranno idee imprenditoriali in grado di sfruttare le tecnologie cognitive per innovare.

3 – Quale tecnologia utilizzava dieci anni fa?
In quel periodo abbiamo implementato il VoIP e l’Unified Communication su Acquario di Genova, dai sistemi a cluster per la gestione dell’infrastruttura in alta affidabilità si iniziavano i primi test su ambienti virtualizzati. Il backbone aziendale è passato a 10G con copertura wifi su tutta l’estensione della struttura e creazione di reti ad-hoc per device personali

4 – Quale tecnologia secondo lei si userà nei prossimi dieci anni?
Nei prossimi anni sempre di più si utilizzeranno infrastrutture Cloud con utilizzo crescente di tecnologie legate al Cognitive Computing e al Machine Learning. Il problema principale non sarà la disponibilità di tecnologia ma la capacità delle aziende di adattare il proprio business agli stravolgimenti che arriveranno

5 – Qual è il suo eroe tecnologico e qual è invece il suo personaggio negativo?
L’eroe, se così lo possiamo definire, è Archimede il personaggio Disney. Sa affrontare i problemi e le necessità prendendo oggetti disponibili ed usandoli in modo sapiente. Se questo non è sufficiente inventa quello che ancora non è disponibile. Non ho personaggi negativi.

6 – Qual è stata la sua tecnologia preferita? Quella che più ha amato?
Il protocollo IP in generale e tutto quello che permette il dialogo e l’accesso remoto. Una rivoluzione per chi come me segue più aziende e più sedi e spesso si trova a dover seguire più progetti in contemporanea con problemi di orari e logistici

7 – A parte l’azienda attuale in cui lavora, quale azienda lei ammira per il lavoro che sta facendo nell’IT?
Senza dubbio è impressionante il cambio di rotta impresso da Nadella a Microsoft. Trasformare un’azienda di quelle dimensioni da “licence oriented” a “Cloud company” è stata una scelta coraggiosa e lungimirante.

8 – Qual è la sfida più grande per un dipartimento IT oggi?
Riuscire a dialogare in modo efficace con il resto delle funzioni aziendali in modo da anticipare, se possibile, ed implementare le soluzioni ICT che risolvono le necessità dell’azienda. L’offerta tecnologica è veramente ampia come pure il livello di competenza della maggior parte dei vendor. Far capire in azienda le implicazioni di un nuovo sistema ma, ancor meglio, le potenzialità che questo può portare ai processi di business non sempre è semplice. Rimane ancora un’area grigia sul versante TLC che risulta ancora disomogeneo come affidabilità e velocità soprattutto allontanandosi dalle grandi città.

9 – Favorevole al Cloud o contrario al Cloud?
Favorevole con la giusta analisi legata ai costi operativi, l’affidabilità e ridondanza delle linee e la garanzia dei servizi operativi minimi in caso di isolamento. Probabilmente il modello Hybrid Cloud rimarrà quello più indicato per aziende medie e grandi nei prossimi anni

10 – Cosa voleva fare da bambino?
Sicuramente avere a che fare con i computer e la tecnologia senza un preciso lavoro prefissato. Alla fine ho iniziato lavorando come giornalista per poi diventare consulente in ambito ICT con diversi ruoli fino a seguire anche il settore della ricerca e dell’innovazione.

 

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