Cereda (IBM Italia), serve una “chiamata alle armi” per la governance dell’innovazione

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La necessità di un progetto guida e il tema etico sull’innovazione al centro del dibattito dell’Agorà IBM in occasione di Think Milano. Cereda, AD di IBM Italia, sollecita la “chiamata alle armi” per la collaborazione tra imprese, PA e media

Dal 5 al 12 di giugno si svolge a Milano l’evento più importante per IBM Italia, Think Milano. Tra gli appuntamenti di rilievo ha preso vita il 6 giugno un momento di confronto, una sorta di think-thank per mettere a fattor comune visioni e criticità sul presente e sul futuro dell’innovazione.

IBM Italia per l’occasione ha riportato in auge la formula dell’Agorà di tradizione ellenica, fuori dai consueti schemi, in cui ospiti e pubblico hanno condiviso spazi e riflessioni; IBM ha anche premiato con i Thinker Award (una statuetta ispirata al Pensatore di Rodin) alcuni degli ospiti presenti che si sono distinti per il ruolo svolto e il contributo portato alla modernizzazione del Paese.

IBM Agorà 2018

Opportunità, criticità e rischi legati alle nuove tecnologie legati all‘Intelligenza Artificiale, Blockchain e Internet Of Things, sono stati i temi cardine, il filo rosso conduttore del dibattito, anche se la variegata composizione degli ospiti – era presente ed è stato premiato anche il Sindaco di Milano Giuseppe Sala  -, una forte presenza della stampa generalista, e alcuni interventi di ampio respiro, ma non del tutto legati al contesto, non hanno consentito sostanziali approfondimenti e il focus necessario.

La formula scelta da IBM Italia ha altresì evidenziato come i temi non siano più oggi specifico dominio dei dipartimenti IT, e la digitalizzazione in atto, anzi, preveda proprio l’innesto delle migliori tecnologie a permeare la vita quotidiana di tutti, non solo i processi di business. E per questo il momento sia ancora più sfidante.

Ha aperto i confronti Enrico Cereda, amministratore delegato di IBM Italia: “L’innovazione va governata, va cavalcata, offre tante opportunità, ma richiede interventi e riflessioni perché viviamo un momento anche di forti contraddizioni. La disoccupazione è a doppia cifra, ma mancano alcune figure professionali. Bisogna davvero governare l’innovazione ma con strumenti nuovi. Il compito delle imprese è quello di lavorare con le istituzioni alla ricerca di un giusto bilanciamento tra le possibilità offerte dall’innovazione, le criticità e le preoccupazioni. Per questo serve davvero una chiamata alle armi di imprese, istituzioni e media”. 

Cereda ha voluto sottolineare in particolare proprio il ruolo dei media – come ospiti hanno presenziato oltre al Corriere della Sera, anche Wired Italia, Mediaset, SkyTG 24, ClassCNBC, Il Sole24Ore, Focus, Digital 360 (unico editore specializzato, quasi a rimarcare la necessità di uno spostamento del dibattito in mainstream ) – e li ha invitati “ad alzare il livello della discussione”.

Enrico Cereda, AD di IBM Italia

La chiamata alle armi di Cereda è stata solo in parte raccolta dagli interventi successivi dei giornalisti presenti, e forse proprio per la natura dei media ad ampia diffusione è risultato difficile conciliare approfondimento sui temi chiave.

Lo ha fatto in parte Luciano Fontana, Direttore del Corriere della Sera, che ha messo l’accento sulla necessità “non solo di raccontare le novità tecnologiche ma anche le conseguenze economiche, sociali e culturali dell’innovazione”.

Purtroppo il dibattito si è ripiegato anche su temi liminali in questo contesto come quello delle “fake news”, della deontologia dei giornalisti rispetto agli “influencer” nell’era social, mentre è stato anche evidenziato come spesso siano le aziende stesse a utilizzare i media, e siano i giornalisti a mettersi sullo stesso piano delle aziende. Temi molto validi ma nell’Agorà è finita troppa carne sul fuoco.

La “chiamata alle armi” di Cereda, nel corso del dibattito ha preso forma concreta nella richiesta di una progettualità per la nostra società proiettata sulle prossime decadi. Questo il tema dell’intervento di Roberto Cingolani, Direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia, che rileva proprio la mancanza di una visione di come vorrà essere la nostra società nel 2060: “Serve un piano, correggibile in corso d’opera affinché la tecnologia sia funzionale al progetto e non venga calata top-down”. Serve anche un progetto sulla formazione, e sull’aggiornamento dei formatori.

Se pur non è più sostanzialmente vero, come affermato da Cingolani, che si studino“tre volte le Guerre Puniche ma non l’Islam” , secondo i nostri programmi ministeriali, è indubbiamente vero che lo scollamento tra la scuola e gli strumenti digitali sfruttati in modo organico e per l’esistenza di un effettivo progetto educativo rappresenti una criticità sostanzialmente non affrontata. Una criticità che si manifesta poi nel tessuto produttivo.

Andrea Cabrini, Direttore ClassCNBC e condirettore di MilanoFinanza, ha evidenziato, infatti, come oggi il freno per la crescita di uno dei settori trainanti, come è il manifatturiero, sia ancora una volta la carenza di competenze, il gap tra i profili richiesti dalle aziende e quello che il mercato offre. “Serve – ha aggiunto Cabrinianche un’intensa azione di riqualificazione per chi è già all’interno del mercato del lavoro”.

Il momento più importante e convincente dell’Agorà è stato forse il momento di riflessione “etica”. Luigi Gia, caporedattore di Repubblica Affari e Finanza, ha chiesto alle aziende l’impegno etico di “spiegare a che cosa portino alcune tecnologie, perché sono (le aziende) le prime a conoscerle a fondo”, ma sono stati i contributi di Luciano Floridi – Docente di Filosofia e di Etica dell’Informazione all’Università di Oxford – e Francesca Rossi –  IBM AI Ethics Global Leader IBM Research, a offrire un’importante lettura complessiva.

Floridi
“L’etica è sempre importante, ma ci sono momenti nella storia, in cui si assiste a grandi trasformazioni, non del tutto governate, in cui  capire quale sia la cosa giusta da fare, quella preferibile, diventa fondamentale. Oggi c’è un po’ di confusione. Non si può pensare che siano sufficienti le regole già stabilite a governare i cambiamenti, mettendo in secondo piano l’etica. Apprezziamo sì le possibilità offerte dai servizi online, stiamo imparando a condividere ambienti con algoritmi e automatismi che fanno cose al posto nostro e possono prendere in alcuni casi decisioni al posto nostro, in una società molto più dipendente dalla tecnologia: ecco, in un contesto come questo  le regole basilari sono sì fatte dalla legge, ma non basta, e giocare bene secondo le regole è il cardine dell’etica. Non c’è etica senza innovazione e innovazione senza etica”.

Molto legato al tema dell’innovazione e dell’etica  in IBM anche il contributo di Francesca Rossi: “Etica e innovazione devono andare insieme di pari passo; noi possiamo sviluppare una tecnologia così potente come l’AI [in IBM con grande attenzione e correttezza di termini si preferisce parlare piuttosto di Intelligenza Aumentata, ndr] cercando di comprendere come renderla benefica il più possibile, ma oltre a svolgere questo compito, dobbiamo partire dall’obiettivo finale, e pensare a come vorremo vivere e lavorare nel futuro per tornare indietro nell’elaborazione dei processi fino ad indirizzare lo sviluppo delle tecnologie in quella direzione”. L’etica resta al centro e richiede di comprendere, come iniettare i principi umani all’interno dell’AI.

Se vogliamo che le macchine vivano al nostro servizio, dobbiamo essere sicuri che non discostino i loro comportamenti da quei principi. I sistemi di AI vengono “allenati” sulla scorta di grandi quantità di dati forniti dagli umani, ma la scelta di moli di dati affetti dai BIAS (dai pregiudizi) umani, è inevitabile che possa influenzare i sistemi. La quantità dei dati non può quindi essere l’unico criterio di guida, senza quello dell’inclusività. Senza predisposizione oculata dei dati, i rischi possono essere altissimi. E’ un richiamo importante, tanto più perché arriva proprio da personalità che per l’incarico che ricoprono possono prendere atto di rischi e pericoli, meglio di chi “consuma” poi algoritmi e innovazione.

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