Blockchain nell’expertise di Banca Mediolanum

ProgettiSicurezza

Blockchain, Token, Bitcoin e Ripple… Tutte le potenzialità della tecnologia più discussa spiegate da Demetrio Migliorati di Banca Mediolanum

In Banca Mediolanum, Demetrio Migliorati  è alla guida dei progetti per l’Innovazione e Head of Blockchain Program e tra le persone più competenti su blockchain e sulle possibili applicazioni in ambito finanziario.
Lo incontriamo a IDC Digital Transformation Conference 2018, un’occasione per fare chiarezza sulle criptovalute e ancora di più sulle blockchain.
Bitcoin, come si sa, è solo una delle criptovalute, e le criptovalute rappresentano solo uno dei possibili utilizzi delle tecnologie blockchain, il cui potenziale è elevatissimo.

Demetrio Migliorati, Innovation head of Blockchain Program Banca Mediolanum

Basta accedere al MarketCap delle principali criptovalute per comprendere la portata del fenomeno. Bitcoin nel momento in cui scriviamo capitalizza circa 180 miliardi di dollari. Altre 18 criptomonete vantano circa un miliardo di MarketCap.

L’insieme di tutte le 903 criptomonete correnti vale circa 400 miliardi di dollari. La riflessione di Migliorati è chiara: “Ognuno può pensarla come vuole, ma di fronte a queste cifre – con una banca come Western Union che da sola vale ‘appena’ 10 miliardi di dollari – e tutta Visa che vale ‘appena’ 200 miliardi di dollari, bisogna fare per forza qualche ragionamento”.

Si tratta di un fenomeno più che consolidato, anche se magari non proprio come avrebbero voluto le istituzioni finanziarie. Alle critpovalute si aggiunge l’idea dei cosiddetti token, ci sono almeno 1400 progetti in parte collegati a criptomonete, con dietro idee e possibilità del tutto interessanti, casi d’uso gestiti in modo del tutto nuovo e alternativo rispetto ai progetti tradizionali.

E’ vero che la blockchain rappresenta ancora un hype, che andrà a regime e a maturazione intorno al 2021 (secondo IDC, forse anche successivamente per altri), si tratta in ogni caso di un modo nuovo per “rappresentare la realtà” che sarà sempre più utilizzato in diversi ambiti industriali.

Cos’è una blockchain? E’ un registro – o meglio, una rete immutabile di transazioni – distribuito (come il catasto, il Pra), su cui una comunità è in grado di operare. Solitamente per poter operare su questi registri bisogna essere autorizzati, e c’è un’autorità che certifica cosa viene scritto.

Nella vita reale la “sfiducia” sui dati del registro è superata dal prezzo e dal costo da pagare per avere un’autorità che, ‘unica’, faccia da garante. Nel caso di una blockchain invece questa fiducia è delegata a un algoritmo, conosciuto da tutti, uguale per tutti, un elemento su cui avere fiducia, su cui tutti hanno fiducia e che sostanzialmente non va pagato.

Le tecnologie blockchain inoltre sono pervasive, permanenti e persistenti. Offrono a tutti lo stesso vantaggio. Per Bitcoin, per esempio, il primo vantaggio è l’anonimato di chi agisce (vantaggio sicuro, svantaggio rimediabile per quanto riguarda i controlli), resiliente, perché estremamente saldo e sostanzialmente inviolabile.

Non è vero che non sia sicuro. “Gli hacker dovrebbero attaccare almeno 25mila server +1 contemporaneamente, per avere ragione dei 50mila server che costituiscono la rete Bitcoin, altrimenti la variazione di scrittura di una transazione non sarebbe confermata”, ci spiega Migliorati. I problemi di sicurezza di cui si parla, infatti, non riguardano la blockchain, ma il corrispettivo di un “titolo al portatore”, protetto dalla chiave privata, che come tale può sempre essere sottratto, oppure si tratta di vere e proprie truffe su Exchange che non sono quello che dicono di essere.

Vi sono sostanzialmente due tipi di blockchain: le cosiddette Permissioned e le Permissionless (oltre alle tipologie ibride). Le prime permettono l’accesso alla comunità solo con un permesso, con una registrazione per farsi riconoscere.

Per partecipare alle seconde basta scaricare un software, senza chiedere permessi, senza aiuti particolari. Chiunque può quindi scaricare l’applicativo per “minare” Bitcoin, installarlo su un computer veloce e cercare di “estrarre” la valuta rimanente. Chiaro che la possibilità di guadagnare Bitcoin con un unico computer a casa è veramente minima, più facile è farlo aggregandosi a una rete di computer. Cosa succederà quando i Bitcoin saranno stati completamente estratti? Nulla, la moneta in circolazione resterà tale. Per l’oro in pratica accade la stessa cosa.

Non tutte le criptovalute si basano su blockchain di nuova formazione, tante criptovalute sono semplicemente “fork” di Bitcoin, in pratica la blockchain si è scissa a un certo momento del percorso, dando vita ad un’altra valuta. E’ un esempio di questo tipo BitCoin Cash. Si tratta di un processo del tutto consentito e possibile.

Sono nate blockchain però anche per casi specifici, nuove nel loro intento. Un esempio è Ripple, legato a casi d’uso ad hoc, per risolvere uno specifico caso d’uso, per migliorare un registro destinato a uno specifico utilizzo.

Arriviamo quindi all’idea dei Token. Migliorati spiega il concetto nel modo più semplice possibile. In pratica, di fronte ad una nuova idea di business, l’imprenditore ipotizza in un certo arco temporale di raggiungere una certa capitalizzazione.

Se il MarketCap che prevede di raggiungere è di un miliardo, fraziona il valore in parti più piccole, per esempio un miliardo di token. Saranno un miliardo di gettoni messi in vendita (sul valore di una cryptovaluta scelta) a un prezzo scontato rispetto al loro valore ipotizzato, per cui quando poi l’idea imprenditoriale arriverà a valere realmente un miliardo di dollari, chi ha acquistato il token al valore iniziale frazionato si troverà ad avere maturato un grande guadagno.

Certo. Non sono mancati i casi di utilizzo dei token semplicemente per truffare le persone, perché da una parte non c’è nessuno che garantisce nulla (banche, autority), ma allo stesso tempo si tratta anche di un sistema efficace anche di “cripto-crowdfunding”.

I casi d’uso di blockchain sono infiniti: si pensi a un trasferimento di fondi da un conto corrente intercontinentale oggi effettuato ancora con Swift tradizionale (con tutti i suoi limiti), e poi si pensi a Ripple, con la propria blockchain, con una criptomoneta collegata, exchange posizionati in diverse nazioni e l’offerta agli istituti di credito di adottare il meccanismo di trasferimento.

Come funziona una Blockchain

Tutto si trasforma in una semplice conversione “in e da” criptovaluta a una frazione del costo, e in un collegamento del proprio conto ai servizi bancari; il caso d’uso più evoluto ovviamente arriva a disintermediare del tutto le banche.

Secondo Migliorati il percorso della tecnologia Blockchain sarà assimilabile a quello di Internet: stesse tappe, problematiche, sfiducia, e poi poco alla volta l’utilizzo per il business.

E così come il Web rappresenta oggi il trasferimento di contenuti da pari a pari (con una serie di disintermediazioni e la cancellazione di una serie di professioni, ma anche la nascita di professionalità nuove), così blockchain promette il trasferimento di proprietà tra pari a pari, di tutto ciò che in qualche modo è registrato, ma di nuovo senza intermediazioni necessarie.

Cambieranno di sicuro tante professioni e ne scompariranno alcune. Oggi dopo nove anni iniziamo a ragionare sulle monete che si basano su blockchain, sono arrivati i primi contratti “smart”, ma sono tantissimi i casi già in cui il diritto digitale può già essere amministrato attraverso una blockchain (transazioni, condivisioni).

Banca Mediolanum lavora sostanzialmente a due obiettivi in questo ambito: il primo è e resta quello di generare un nuovo valore, il secondo diffondere una cultura dell’innovazione. Lo fa con un progetto cui lavora un team che fa riferimento ovviamente a un board e ha come punto di riferimento intermedio un Leadership Team a cui si fanno valutare le idee.

Come Mediolanum lavora ai progetti innovativi tra cui Blockchain
Come Mediolanum lavora ai progetti innovativi tra cui Blockchain

Primo passaggio ovviamente è sempre la ricerca di casi d’uso, si identificano opportunità, si prova a estrarre contenuto e poi si produce il primo progetto che poi viene prototipato.
Su 50 idee, più o meno 5 idee vengono valorizzate. Nella Blockchain, oggi Banca Mediolanum ha scelto prima di tutto di consorziarsi. Per farlo ha preferito R3, network di connessioni con tutti i partner, una distributed ledge come C.rda e una serie di progetti di vario tipo. Mediolanum partecipa inoltre ad un serie di iniziative legate al ruolo dell’Italia nelle blockchain.

Mediolanum e C.rda – Alcuni dei progetti Blockchain

Migliorati segnala il progetto di Abi che con il suo braccio AbiLab ha fatto partire una sperimentazione su un vecchio processo come era Spunta Banche portandolo su C.rda. In pratica è stata generata una rete che unisce tutte le banche e la disponibilità di casi d’uso tra banche. Banca Mediolanum inoltre lavora al progetto Legal Smart Contract, per rendere i contratti smart opponibili ed effettivamente utilizzabili.

Senza dubbio idee sfiziose per le quali il Bel Paese è sotto gli occhi dell’Europa e in un certo senso guarda gli altri dall’alto.

Read also :
  • BitCoin
  • blockchain
  • idc
Clicca per leggere la biografia dell'autore  Clicca per nascondere la biografia dell'autore