Pardi (Retelit): quattro aree su cui lavorare per lo sviluppo

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Dario Pardi, presidente di Retelit

Dario Pardi, presidente di Retelit, lavorerà nel piano industriale 2015-2019 per valorizzare i punti di forza di un operatore di Tlc che divide il proprio business tra parte terrestre e marina. Spingendo non solo gli 8.000 km di fibra ottica ma anche il cloud

Il piano industriale di Retelit, approvato a marzo per il perido 2015-2019, prevede quattro aree di intervento mirato. Dario Pardi, presidente del consiglio di amministrazione incontrato di recente a Milano, conferma che è “espressione della direzione strategica del nuovo management”, di cui Pardi fa parte da pochi mesi dopo una gestione travagliata, e che guiderà anche con delega operativa per lo sviluppo della strategia legata al cloud, da spingere.

Dario Pardi, presidente di Retelit
Dario Pardi, presidente di Retelit

In termini di operatività si tratta infatti di impostare una strategia di sviluppo per uno dei principali operatori italiani di servizi dati e infrastruttura per il mercato Tlc, con le tre dorsali, tirrenica, appenninica e adriatica. Per questo, accanto a Pardi (un passato recente in Hitachi Data Systems dal 2007) è stato nominato Federico Protto come amministratore delegato (da Deutsche Telekom e in precedenza Verizon Business e Telecom Italia). Un rafforzamento del management con competenze Ict e Tlc.

I quattro punti cardine del piano 2015-2019 vedono al primo posto il consolidamento del gruppo al fine di sviluppare il mercato wholesale in ambito tlc, legato alla infastruttura Fiber to the Cabinet e a Lte; lo sviluppo di servizi a valore aggiunto che possano indirizzare le richiesta di clienti corporate e pubblica amministrazione e che prevedano non solo servizi di trasporto e di internet ma anche servizi cloud in bundle con connettività Vpn, accompagnati dalla gestione della sicurezza sull’intera filiera (i servizi e-via continueranno ad essere erogati); lo sviluppo di nuovi data center direttamente con i partner soprattutto nell’ambito dei managed services e dei servizi cloud Iaas; infine, la confermata partecipazione al consorzio per la costruzione del cavo sottomarino AAE-1 in fibra ottica (approvata dal precedente consiglio di amministrazione) che collegherà i principali paesi del Sud est asiatico, India e Africa all’ Europa attraverso la zona mediorientale “e garantirà un ruolo strategico per quanto riguarda l’atterraggio del sistema in Italia – precisa Pardi – che ci permetterà di lavorare con nuovi carrier e allargare il parco clienti”. Questo progetto assorbirà circa il 50% degli investimenti dei prossimi cinque anni, stimati complessivamente in 114 milioni di euro. Un business diviso in parti pressoché uguali tra parte terrestre e parte marina.

“Il nuovo consiglio di amministrazione ha ad oggi il mandato per i prossimi tre anni, e questo ci permetter di concentrarci sul medio periodo e crescere in termini di volumi e affidabilità – continua il manager – ed è nostra intenzione valorizzare le aree di presidio storico del gruppo”.

Dal punto di vista invece degli obiettivi di piano, si punta a un fatturato di 70 milioni di euro, con un Cagr del 14% “mirando a una maggiore efficienza – precisa Pardi – puntando a raggiungere un Ebitda pari a 25 milioni di euro con un margine atteso del 36%”.

Il mercato wholesale vede Retelit attiva con 8.000 km di fibra ottica, 18 data center (“i quattro meglio strutturati dal punto di vista infrastrutturale Tier 3 sono a Milano, Bergamo, Bologna e Roma”) e 9 reti metropolitane (Milano, Roma, Torino, Padova, Napoli, Bologna, Reggio Emilia, Trevizo e Bari).Gli 8.000 km di fibra sono il nostro asset, e dobbiamo lavorare per rendere questa rete sempre aggiornata dal punto di vista tecnologico puntando sui data center per dare servizi – conclude Pardi -. Ai partner che sviluppano applicativi da veicolare con la nostra infrastruttura proponiamo un modello di sharing revenue. Credo che questo ci permetterà di lavorare con molte aziende e ci spinge a trovare solo partner a valore”.
Il target al qual offrire servizi rimane la media e grande industria, con poche filiali estere, con la necessità di tenere i dati in Italia e che valuta l’offerta di servizi in cloud per convenienza, costi, efficientamento.

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