Moonshot – Paolo Faraboschi (Hp), è l’applicazione a determinare la tipologia server

Nel 1998 inizia la sua esperienza nel mondo IT in Mondadori e partecipa alla nascita di Web Marketing Tools di cui coordina la redazione. Redattore esperto di software per PC Magazine, e caporedattore di ComputerIdea, segue da circa 20 anni l'evoluzione del mondo hardware, software e dei servizi IT in un confronto continuo con le aziende leader del settore

Moonshot cambia il paradigma secondo cui pensare l’infrastruttura IT, verso la costruzione dei server intorno allo studio del workload applicativo

Il lancio commerciale della prima soluzione Hp Proliant Moonshot porta a ripensare il paradigma base dei rapporti tra il mondo delle applicazioni e l’hardware in grado di abilitarle al funzionamento. Ed è questo anche il punto di partenza dello scambio di idee su Moonshot con Paolo Faraboschi, Hp Distinguished Technologist, che spiega: “Moonlight abilita la possibilità, una volta individuata la tipologia di workload applicativo, di scegliere quale è la macchina più adatta per quel determinato task”. E’ questa probabilmente la chiave per leggere meglio la proposta Moonlight. E’ la definizione stessa di server ‘software-defined’.

Paolo Faraboschi Hp Moonshot
Paolo Faraboschi, Hp Distinguished Technologist

Una definizione che in nuce implica il co-design di hardware e software, il bisogno di una tassonomia di workload, un system navigation framework,  la necessità di coinvolgere la community di sviluppatori Linux, che possono valorizzare le specificità di quanto i vendor di SoC portano in Moonshot, con le loro differenti specificità.

Se si guarda bene è stato questo approccio a fare anche la fortuna di Arm: un’architettura con specificità, non all-purpose, che ha incontrato il bisogno del momento. Moonshot non mette in crisi gli altri paradigmi server, per nulla, incontra invece bisogni ben definiti, e li risolve, inquadrandoli con il cliente,  anche dal punto di vista dei costi con la densità di struttura che permette l’architettura Moonshot.

MoonShot e Software Defined Server
MoonShot e Software Defined Server

L’esempio concreto che porta Faraboschi è chiarificativo: “Negli anni passati nel rapporto tra workload applicativo e server è come se si fosse ragionato nei termini del martello che cerca il chiodo. Ogni tipo di workload ha requisiti differenti riguardo il bilanciamento di numero di core, rispetto alla rete e alle altre risorse computazionali. Prima si comprava un server ‘generico’ e poi si procedeva con il consolidamento e l’adeguamento applicativo. Ora con Moonshot è l’applicazione che torna ad assumere il controllo. Soprattutto nel caso di tier importanti come il web caching: è il software a fare partire il loop per capire come far funzionare poi l’hardware e qual è l’hardware da mettere in campo”.

Il vantaggio della proposta Hp è quindi hardware, con l’ecosistema di scelte discrete possibili, ma affiancato dal lavoro dei Technologies Services che stanno testando soluzioni per fare lavorare sempre meglio il motore e l’intelligenza per il match tra le applicazioni e il ferro.

Facile passare ancora una volta al dibattito sulle componenti (Arm, Intel, ci sono piattaforme di elezione?). Hp vuole de-enfatizzare il discorso sul componente. E Moonshot, al di là della prima proposta Intel based, si presta particolarmente bene a raggiungere proprio questo obiettivo.

Prosegue Faraboschi: “L’obiettivo è guardare solo a quello che il cliente fa. La nostra è un’industria per certi versi anomala, è maturata con il componente che definiva l’oggetto, e poco si  comprava badando a quello che si doveva fare. Con Calxeda, per esempio, nella seconda metà del 2013 avremo davvero tante nuove offerte che includeranno diversi vendor Arm. Il cartridge intravisto a Londra con quattro Arm A15 più la parte DSP ne è un primo esempio”.

Sarebbe suggestivo poter inseguire l’evoluzione del progetto Moonshot con una roadmap sui ‘photonics‘, un tema che a livello di ricerca e teorico sarebbe maturo, ma che in produzione pone ancora diversi problemi, pur facendo registrare ottimi passi avanti per quanto riguarda le connessioni ottiche degli switch, anche di MoonShot. Allora lo scambio di idee con Faraboschi si dipana sull’analisi di un altro tema che il lancio Moonshot suggerisce e cioè di quanto la proposta di Hp possa entrare in conflitto con la proposta commerciale di soluzioni di virtualizzazione.

Per Faraboschi ci sono ambiti in cui il problema non si pone del tutto: “Moonshot si presta bene per i provider di hosting che non vogliono problemi relativi a dove siano i dati, per coloro cioè che hanno bisogno di soluzioni on-premise. Moonshot con una spesa ragionevole consente di tenersi tutto in casa, negli ambiti applicativi in cui il clienti invece parte già da un presupposto anche di virtualizzazione on-premise, la soluzione Moonshot semplicemente è una proposta in più, che si aggiunge a quanto già esiste”.

E’ indubbio che la proposta di server software-defined nel tempo andrà articolandosi, ma allo stato attuale più che sostituire infrastrutture esistenti è più facile che Moonshot si affianchi ad esse proprio per workload ad hoc.