I. Stephen (HP) – Moonshot è un’onda lunga, l’HPC per molti, the machine il futuro

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Iain Stephen VP Server emea

I passi (lenti) di Moonshot nei nostri mercati, le potenzialità dei nuovi Proliant Gen9, l’HPC, il futuro con ‘The Machine’: la prospettiva server HP raccontata da Iain Stephen Vice President & General Manager di HP Servers in EMEA.

In ottobre HP ha esteso il proprio portafoglio di soluzioni Moonshot, con nuove applicazioni e con nuove ‘cartucce’, mentre solo un mese fa ha presentato due nuovi server del portafoglio Hp ProLiant Moonshot basati su tecnologia ARM, tra cui il primo di classe enterprise a 64 bit. Carne al fuoco, su un progetto che decolla con difficoltà, soprattutto in ambito Emea. I nuovi Moonshot, con Proliant Gen9 e HPC sono  però tre ambiti importanti dell’azione di HP e lo studio della strategia del vendor, così come l’analisi del mercato, rappresentano lo spunto di partenza per un interessante scambio di idee con Iain Stephen (Vice President & General Manager di HP Servers in EMEA).

Partiamo proprio da un bilancio di un anno e mezzo circa. Moonshot è stato lanciato a Londra ad Aprile 2013, allora erano disponibili solo cartucce con Intel Atom e invece da questo punto di vista non si può dire che HP non ne abbia fatta di strada.

Vice President & General Manager di HP Servers in EMEA
Iain Stephen – Vice President & General Manager di HP Servers in EMEA

Spiega Stephen: “Moonshot è una tipologia di server che il mercato ben comprende quando ha bisogno di indirizzare specifici workload, in questo ambito vediamo come le soluzioni con Intel Xeon per esempio, ma ancora di più con Arm, siano ‘comprese’ e ricercate. Non parliamo certo di macchine all purpose, one fits-all”.

Il mercato cerca Moonshot quindi quando deve indirizzare workload specifici. Così per esempio nel caso in cui si parla di distribuzione delle applicazioni ben fa il modello Proliant m710 con Intel Xeon E3-1284L v3 che integra Iris Pro. Allo stesso modo, nel caso in cui serva virtualizzare i desktop con Citrix XenDesktop ecco che le APU di AMD si distinguono. Le soluzioni con Intel Atom si fanno comprendere per tutte le problematiche di Web hosting.

Quello che è un punto di forza di Moonshot, per assurdo, è anche un po’ la sua debolezza, Stephen: “Moonshot viene scelto quando il task da risolvere è specifico e lo si vuole indirizzare nel migliore dei modi, ma in altri casi è possibile che i clienti che dispongono già di altre soluzioni non arrivino a compiere il passaggio, lo switch verso una soluzione tecnicamente ineccepibile”.

E i numeri quindi rimangono relativamente bassi, in EMEA poche migliaia, una percentuale minima rispetto al totale dei server venduti. In alcuni casi solo dopo aver pienamente apprezzato tutti i benefici si decide il passo.

Per il futuro HP ha comunque intenzione di seguire l’evoluzione delle diverse piattaforme a 32 e 64 bit e Intel Next Generation. Senza contare che nei labs di HP continua la ricerca in relazione alle esigenze di partner e clienti. Per esempio sono di luglio i progetti su architettura Arm anche con Texas Instruments.

Il software, la possibilità di verificare e gestire sul campo nel modo migliore le risorse sono driver abilitanti, ma spesso non sufficienti, e in alcuni casi – la piattaforma a 64 bit – anche il lavoro di sviluppo diventa importante, ma non è immediato. Restano quindi degli ostacoli, per quanto si abbia piena percezione che in uno chassis sono utilizzabili differenti cartucce ed è possibile che con un solo rack si soddisfino i bisogni di un gran numero di persone con risparmio evidente su efficienza e costi complessivi di gestione.

Tornando a uno degli ambiti più interessanti, Stephen spiega: “L’ambito della virtualizzazione e della ‘remotizzazione’ del desktop sono indiscutibilmente task  in cui la soluzione Moonshot con le APU potrebbe fare la differenza, senza contare che in ambito mobile virtualizzare il desktop/display, impone un approccio differente che difficilmente può essere soddisfatto con i sistemi tradizionali se si include nella valutazione parità di efficienza e risparmio”.

Hp Moonshot
Hp Moonshot

Hp Proliant Gen9

E arriviamo a Hp Proliant Gen9. Come Moonshot è un server che indirizza specifici workload con specifiche configurazioni, Gen9 indirizza perfettamente le medesime esigenze di customizzazione ma nell’ambito dei data center. E si qualifica proprio come famiglia di server, per la software definendo enterprise, prosegue Stephen: “Gen9 è ancora più ‘definibile’ come lo si vuole per fare quello che si vuole”.

Prima di tutto la flessibilità di ‘scalare’, la convergenza tra server, storage e networking e la possibilità di implementare il provisioning infrastrutturale fino al 66 percento con Hp OneView a orchestrare la gestione convergente. Più facile secondo Stephen lo shift da Gen8 a Gen9, in una strategia che per HP significa sempre più OpenStack sui server, OpenFlow per l’obiettivo di un software defined networking data center”.

HP Apollo e The Machine

Ultima tappa del viaggio è HPC, vero cavallo di battaglia per Stephen: “Per Hp buona parte dei progetti in ambito HPC verte su Apollo, che è sì una soluzione HPC, ma pensata non solo per progetti di punta – i tipici modelli con pochissime applicazioni – quanto piuttosto, per avvicinare il maggior numero possibile di realtà all’architettura di quello che pensiamo sia il data center futuro. La distinzione per esempio nell’approccio al sistema di raffreddamento ‘warm’ (a liquido per Apollo 8000, misto per Apollo 6000), qualifica Apollo proprio come soluzione per datacenter dalle elevate capacità di calcolo, ma accessibile a un numero molto più elevato di realtà”, realtà che magari non si possono permettere sistemi di raffreddamento costosi, o semplicemente hanno bisogno di una soluzione con raffreddamento aria/liquido, dalle alte performance che possono essere fino a quattro volte superiori per mille cm quadrati.

Chiudiamo con un’anticipazione su quella che su web è definita, quasi ad alimentare l’alone di mistero come “the machine”. Stephen ci svela che the machine è un “concept”. Si identifica con questo nome il superamento dei limiti fisici del silicio, così come lo è stato utilizzato fino ad oggi per le cpu. Entriamo così nell’ambito della fotonica del silicio, dell’elaborazione di moli immense di dati che saranno prodotti nei prossimi anni e per i quali le potenze di calcolo attuali saranno presto insufficienti, ma il nocciolo è l’idea di ridisegnare il computing, sì attraverso la fotonica del silicio (luce invece di elettroni) per abbattere i limiti nel trasferimento dei dati (160 petabyte spostati in 250 nanosecondi), ma anche attraverso il superamento attuale dei limiti delle memorie.

Il futuro del computing in casa HP
Il futuro di Memristors in casa HP

HP parla di ‘memristors‘ identificando con questo termine la tecnologia della RAM resistiva (ReRam), che dovrebbe consentire il superamento dei limiti attuali di DRAM e NAND, o meglio, avere le equivalenti prestazioni in velocità della Dram ma con densità infinitamente maggiori rispetto all’attuale Nand. Roadmap? Il 2018 dovrebbe vedere i primi ‘memristors’operativi.

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