Golla (Siemens): Connubio tra automazione e mondo IoT

Direttore responsabile di Silicon, ITespresso, ChannelBiz e Ubergizmo dalla nascita, ama analizzare le dinamiche del mercato IT e le strategie dei vendor. Scrive da più di vent'anni di tecnologie, acquisizioni, hardware e software. Modera convegni e seminari. In passato ha diretto Techweekeurope, Gizmodo, Vnunet, PC Magazine e PC Dealer, iniziando il percorso professionale a Computerworld Italia dopo la laurea.

Il punto sulle attività del 2017 con Federico Golla, presidente e amministratore delegato di Siemens Italia, che vede lo spostamento verso l’IoT un’opportunità verso nuovi mercati e alleanze. Anche per l’anno in corso, l’obiettivo è mantenere una crescita del 7%

Anche se l’occasione per incontrare Federico Golla, presidente e amministratore delegato di Siemens Italia, è quella di commentare i dati dell’ultimo anno fiscale, sono le aspettative per il 2017 quelle che tengono banco. “I risultati dell’anno fiscale 2016 sono stati ottimi, ma non mi adagio, i risultati veri sono quelli che verranno – esordisce –. L’anno fiscale 2016 ha registrato una crescita del 6% con una fatturato di circa 80 miliardi di euro. In Italia Siemens è cresciuta del 7% sul 2015, sfiorando i 2 miliardi di euro (1.901 milioni) , ampiamenti superati se conteggiamo anche il business dall’internazionale. E’ un  risultato da archiviare con piacere,  perché il nostro anno fiscale è iniziato a ottobre ed essendo già a febbraio, preferisco guardare avanti. Per me il dato di fatturato 2016 è quasi storia”.

Federico Golla, presidente e amministratore delegato di Siemens Italia
Federico Golla, presidente e amministratore delegato di Siemens Italia

Il piano mondiale per quest’anno porta avanti la visione al 2020, che ruota attorno a tre aree (tecnologia sostenibile, fabbriche intelligenti e infrastrutture intelligenti) e tre filoni dell’offerta:  elettrificazione, automazione e digitalizzazione. “L’ettrificazione cresce del 2% ma ha ancora ambiti interessanti perché il mondo industriale ha  una fortissima domanda di elettrificazione, come ad esempio il Cile che non ha elettrificato più che il 30% delle realtà e rappresenta un mercato enorme – esemplifica Golla -. L’automazione classica cresce del 3-5% mentre la digitalizzazione cresce dell’8% e si sta proponendo come la leva per lo sviluppo tecnologico. E’ una materia complessa sulla quale vogliamo metterci in gioco. Fino ad oggi abbiano ottimizzato la direzione strategica di Siemens, adesso  stiamo lavorando sull’ottimizzazione dei processi”.

Le aree di crescita delineate saranno Smart grid, Smart building e Smart manufacturing e il volano di Industry 4.0 riguarderà soprattutto il manufacturing, componente molto importante per il tessuto produttivo italiano.  A livello locale alcune case history nei diversi ambiti sono di esempio anche per progetti internazionali, a dimostrare l’interesse crescente verso progetti di digitalizzazione  di infrastrutture e strutture anche nel nostro paese: come Smart Building  di esempio è lo stabile di Intesa San Paolo a Torino, come Smart Infrastructure il progetto energetico sull’sola di Ventotene che può essere replicato su altre  isole, come Smart Manufacturing il progetto di Ramaplast, per la produzione efficiente di contenitori di plastica.

Credo che la digitalizzazione sia una leva di crescita ma bisogna ancora capire come addomesticare il tori: entro il 2020 l’universo digitale raggiungerà 44 miliardi di device connessi e questo porterà a un rafforzamento delle tecnologie di elettrificazione e di automazione. Come mai abbiamo cominciato a parlare di digitalizzazione nel 2016? Non ci avevano raccontato la storia che dagli anni 80 eravamo tutti già digitali? Eravamo digitali ma non digitalizzati:  avevamo cominciato a introdurre device , ma erano device indipendenti che non comunicavano tra loro. Questo è il passaggio che va capito bene e spiegato ai clienti. La digitalizzazione parla di IoT e noi dobbiamo combinare la consolidata leadership nel mondo dell’automazione con la nuova e crescente forza nel comparto software”.
Lo sforzo in questa direzione per Siemens porta il nome di  MindSphere, il sistema operativo aperto per l’Internet dell Cose, ospitato in cloud, composto da tre layer: MindApp, MindSphere, MindConnect. Una piattaforma (PaaS) su cui è possibile sviluppare e offrire i servizi digitali e app per impianti di aziende di qualsiasi settore industriale, da chi gestisce energia alle aziende manifatturiere.

Formazione e ambiente

Il progetto MinsSphere indirizza parte della ricerca e sviluppo  (cresciuta del  25% dal 2014 e pari a  5 miliardi di euro nel 2017 ), con investimenti in aumento rispetto al passato. Un ricerca che guarda anche a potenziali start up,  con la nuova  divisione Next47 (voluta da Siemens con un investimento di 1 miliardo di euro per i prossimi 5 anni) nata per mettere intelligenza nella rete. “Il nome Next47 richiama il 1847, anno di fondazione di Siemens, e sarà il ramo di azienda utilizzato per mettere a fattore comune le nostre diverse attività nell’area dell’innovazione” precisa Golla.

Oltre alla ricerca e sviluppo continua la collaborazione con l’università di Genova, con i politecnici di Milano e Torino. “C’è bisogno di accademia e di intelletto, e anche l’università ha bisogno di industria – precisa -. Se andiamo a  vedere le aree della Baviera o la Silicon Valley le cooperazioni sono pratiche:  la ricerca pura va fatta ma serve anche la ricerca di base nelle aziende. Non si investe mai abbastanza sui giovani, bisogna preparare le generazioni con continuità, senza distrarci”. Il padiglione Technological Centre realizzato a Piacenza per training e formazione è un hub per preparare le nuove generazioni che giocheranno una partita su terreni diversi.

Il progetto della nuova sede di Siemens
Il progetto della nuova sede di Siemens

Anche l’attenzione per le tematiche ambientali rimane alta. Credo che la crisi abbia nascosto la coscienza dell’ambiente dietro al dio dollaro, non si parlava di ambiente perché c’era lo spread dietro l’angolo – commenta Golla- . Per fortuna adesso è tornata la giusta coscienza in molte aziende, e da sempre Siemens si vede impegnata con un programma specifico”.  Rientra in questo l’efficientamento energetico della nuova sede,  oltre ai lavori già fatti nella sede esistente su impianti tecnologici, elettrici e di illuminazione dell’edificio che ha portato a un risparmio annuale del 37% con un ritorno dell’investimento in 4 anni .  La consegna della nuova casa Siemens è prevista per fine 2017, i lavori sono in fase di avanzamento, e l’inaugurazione sarà nel 2018.

Partnership e previsioni

A differenza del passato, allargando il raggio di azione al mondo della digitalizzazione, sta cambiando anche lo scenario di competitor e partner con cui Siemens si confronta, non solo nel mondo classico dell’automazione (ABB, GE, Schneider Electric…) ma anche nel mondo IT. “Cerchiamo di capire insieme ai competitor e a nuovi attori come creare un mercato sano, non drogato, perché il tema digitale ha mille sfaccettature – precisa Golla -. Ci stiamo confrontando con il mondo industriale”.  E sulle partnership  il lavoro di squadra è già avviato come dimostrano le tecnologie Watson Analytics di Ibm già integrate in MindSphere  “mentre su altre partnership stiamo ancora ragionando –  precisa Golla -. Oggi i competitor sono anche i partner,  perché il mondo è fluido. Bisogna essere capaci di interconnettersi. Si sta ragionando in settori diversi, ognuno mettendo in campo la propria esperienza, con partnership possibili dalla sanità al manufacturing. Oggi stiamo impostando un cambio di modello: siamo ancora un’azienda che vende prodotti e sistemi e li manutiene,  ma alla fine della catena di questo cambio di modello produrremmo delle App”.

La previsione per il 2017 è di raggiungere una crescita simile a quest’anno, senza regredire. “Più 7% o qualcosina in più nel 2017 – conclude Golla -. Siamo in una situazione mondiale di crisi dal 2009, bisogna affrontare le decisioni anno per anno. L’ottimismo nella governance è  però l’ultimo a morire” . E anche sulle potenzialità legate a Industry 4,0 non bisogna perdere di vista la dimensione delle industrie italiane, molto piccola.ll concetto di Industry 4.0 va bene ad aziende grandi, come ad esempio a una Barilla o a una Ferrero. Non  è economicamente sostenibile per una piccola-media azienda che fattura 2-3 milioni di euro all’anno, che non può permettersi di investire  1 milione di euro in Industry 4.0. Stiamo cercando di proporre dei sistemi di Industry 4.0 più leggeri”.  L’idea è quella di  applicare questo concetto su una parte dei progetti di una azienda, per iniziare con investimenti mirati, dall’impatto economico più contenuto, mantenendo però aperta la possiblità di allargare il progetto ad altre parti della filiera in un prossimo futuro. 

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