Gartner: siamo nella Algorithmic Economy

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Non contano i Big Data ma cosa le aziende ne fanno: è una delle sfide che i CIO di tutto il mondo si troveranno davanti nei prossimi anni, secondo Gartner, insieme a sicurezza, digitalizzazione e ricerca di nuove competenze

A far crescere la spesa IT sono soprattutto gli investimenti collegati alla digitalizzazione dei processi di business delle imprese e ai progetti in ottica Internet of Things, secondo Gartner. E mentre tutti si preoccupano di come questo permetta di raccogliere sempre più dati da trasformare in decisioni e azioni, è meno evidente che questa trasformazione non potrà essere portata avanti dalle persone ma dovrà sempre più essere affidata ad algoritmi. Stiamo quindi entrando nella Algorithmic Economy: “È negli algoritmi che si trova il vero valore, gli algoritmi definiscono le azioni, gli algoritmi dinamici sono il nucleo delle nuove interazioni con i clienti”, ha evidenziato Peter Sondergaard, Senior Vice President di Gartner, delineando le prossime sfide che i CIO dovranno affrontare.

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Peter Sondergaard, Senior Vice President di Gartner

L’Algorithmic Economy è solo una di queste e sembra una delle più esoteriche, ma secondo Gartner assumerà una grande importanza perché i prodotti e i servizi sempre più saranno valutati per l’efficacia dei loro algoritmi, come ad esempio già adesso una parte rilevante del successo di Amazon è legata al buon funzionamento dei suoi algoritmi per la segnalazione di nuovi prodotti. “Le aziende saranno valutate non solo per i loro Big Data ma per gli algoritmi che li trasformano in azioni e che in ultima analisi impattano sui clienti”, secondo Sondergaard.

L’altra sfida importante che Gartner presenta alle aziende è legata al concetto già noto di IT “bimodale”. Le aziende cercano di portare avanti progetti innovativi creando veri e propri dipartimenti legati all’innovazione, focalizzati sul digitale, che operano in parallelo al business tradizionale.

Ma un’azienda riesce a essere bimodale se lo è anche la sua parte IT: sviluppare progetti digitali con le piattaforme tecnologiche tradizionali è troppo lento e ne servono di nuove, motivo per cui oltre un terzo dei CIO, secondo Gartner, ha organizzato la sua infrastruttura in maniera “bifronte”, con sezioni innovative che si muovono velocemente e altre che portano avanti il business tradizionale in maniera più lenta ma anche più affidabile.

mercatopcAl business “bimodale” è strettamente collegato il tema del digital business: il volume d’affari che le imprese realizzano nel mondo fisico sta diminuendo o è comunque stagnante, quindi si cerca di far crescere quello che viene dai canali digitali. Globalmente questo assomma ormai a oltre un migliaio di miliardi di dollari e i CEO che Gartner ha intervistato si aspettano che il loro business digitale cresca almeno dell’80 percento entro il 2020.

Sullo sfondo resta il tema della sicurezza e della gestione del rischio. Secondo Gartner il 65 percento dei CEO ritiene che la strategia aziendale in questo ambito non sia efficace a contenere le molte nuove minacce e sta aumentando gli investimenti in sicurezza. Gartner stima che entro il 2017 mediamente il 30 percento del budget IT e il 10 percento del personale saranno dedicati alla gestione del rischio, alla sicurezza e alla compliance. Ma anche gli investimenti dovranno cambiare: oggi si spende al 90 percento in prevenzione e solo al 10 percento in tecnologie per rilevare gli attacchi, questo rapporto dovrebbe passare secondo Gartner a un più equilibrato 60/40.

gartnertab1Non si possono controllare gli hacker. Si può controllare la propria infrastruttura usando più automazione, più outsourcing e più algoritmi collegati alla rete. Dobbiamo smettere di cercare di ottenere una prevenzione perfetta, che è impossibile, è investire invece in sistemi per il rilevamento e la reazione”, ha sottolineato Sondergaard.

Infine, i CIO devono diventare anche un po’ venture capitalist. “Per accelerare la creazione di nuove piattaforme di digital technology, le aziende più evolute agiscono come investitori. Non aspettano che i loro fornitori attuali sviluppino funzioni digitali, investono invece in piccole startup tecnologiche”, ha spiegato Sondergaard.

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Autore: Silicon
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