Banda ultra larga ovunque? Non è poi così vero. I nodi irrisolti

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Il CIPE ha approvato il programma operativo del Piano Banda Ultra Larga e il Governo annuncia che nel 2018 saremo leader in Europa. Non è proprio così…

Il CIPE è il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e tutti sanno che quattro giorni fa ‘ha staccato un assegno’ di oltre 2 miliardi approvando il programma operativo del Piano Banda Ultra Larga, che permette quindi di partire subito con la fase attuativa.

I soldi sul piatto sono però di più: infatti dei 3,3 miliardi di euro del Fondo Sviluppo e coesione, 2,2 sono assegnati subito al Ministero per lo Sviluppo Economico; se ne aggiungeranno altri 1,3 con un intervento successivo del CIPE, 2 miliardi arriveranno dai programmi regionali non appena saranno approvati dalla UE. E secondo il Governo si arriverà a una cifra di 12 miliardi tra stanziamenti pubblici e privati.

I proclami governativi non si fanno attendere, ci concediamo per una volta la citazione di Renzi: “Nel giro di tre anni saremo primi in Europa”, solo per tenerla come riferimento di verifica quando nel 2018, secondo il leader, tutto sarà compiuto. E’ buffo perché parte dei primi 2,2 miliardi arriverà solo nel 2019 (400 milioni), altri 450 milioni nel biennio 2020/21 e altri 160 milioni, nel 2022. Ben quattro anni dopo la data proclamata. Va beh! L’importante è crederci.

La buona notizia è che finalmente si fa qualcosa anche per le cosiddette ‘aree bianche‘ quelle cioè in cui non conviene a nessuno portare la banda larga, si attende l’aggiornamento proprio in autunno di tutte le aree censorie (se ne sta occupando il Ministero per lo Sviluppo Economico), poi è la UE ad avere dettato regole chiare relative agli stanziamenti pubblici sfruttabili dagli operatori che portano banda dove manca.

Infratel
Infratel Italia è una società in-house del Ministero dello sviluppo economico e soggetto attuatore dei Piani Banda Larga e Ultra Larga del Governo

 

La regola di base è che se viene coperto almeno il 50 percento di un’area censoria da un operatore, lì non possono essere destinati altri incentivi pubblici, ma ve ne sono a disposizione però anche per chi migliora la propria infrastruttura, per esempio portando la Fibra dal cabinet ai condomini e fino alle case private (Fttb e Ftth, mentre al momento in tantissimi comuni il massimo che si può avere è Fttc e cioè la fibra fino all’ultimo ‘cabinet’ dell’operatore).

Se la buona notizia è che per le aree ‘bianche’ c’è qualcosa, nero su bianco, la brutta è che resterà tutto indefinito ancora per anni. Il piatto ricco, infatti, sono e restano le città, al massimo i distretti industriali, lì ci sarà la corsa per arrivare con i soldi pubblici e con i propri investimenti, mentre per portare la banda larga nelle ‘aree depresse’ – dal punto di vista della connettività – i soldi sono proprio solo i 2,2 miliardi iniziali, e quindi in quelle aree possiamo pensare che Internet arriverà effettivamente e forse nel 2022, non sappiamo proprio da dove possa arrivare tanto ottimismo governativo, anche riequilibrando i futuri bandi di gara, anche giocandosi la carta  di sfruttare le infrastrutture che già ci sono, con il Governo che ha già fatto riferimento, per esempio, a quella presente per portare la corrente elettrica anche nelle aree rurali.

Il problema in Italia resta alto, proprio perché è infrastrutturale prima di tutto, perché portare Internet ovunque in banda larga oggi è paragonabile alla fase di ricostruzione che ha portato luce, acqua e gas quasi ovunque dopo la guerra. Il Governo a nostro avviso non sembra farsi carico a sufficienza delle responsabilità che ha verso ogni ‘angolo’ del Paese, ovunque ci sia qualcuno che paga le tasse. E’ un problema non da poco e di grande irresponsabilità pensare che il problema sia risolvibile con solo un sesto della disponibilità economica complessiva destinato alle aree che ancora oggi non hanno visto nulla.

Infine, se da una parte si può parlare di accelerazione, dall’altra sembra venire meno il progetto di sviluppare la banda larga in tutto il Paese sul piano di una società pubblica della rete di telecomunicazioni in fibra (l’idea Bassanini), con grande soddisfazione di Telecom che al momento si è aggiudicata i bandi di gara Infratel in non poche regioni del sud (per esempio tra le altre Campania, Calabria, Sicilia, Puglia e Basilicata).

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