Akamai, focus sulla spinta convergente delle tecnologie edge

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Un’attenta strategia multicloud non basta da sola a garantire la migliore esperienza ai clienti negli ambiti media, financial e nell’e-commerce, Akamai offre la sua piattaforma Edge per accorciare le distanze tra servizi e utenti

Akamai è nata con la missione di porre fine all’attesa dei contenuti multimediali, attraverso la sua rete di distribuzione intelligente, e oggi si qualifica a tutto tondo anche come un’azienda che ‘fa sicurezza’ perché la rete oltre ad essere intelligente deve essere sicura.

Infatti, oltre a poter essere oggettivamente considerata leader nelle soluzioni per l’ottimizzazione delle prestazioni Web, Akamai assicura la sicurezza cloud nella distribuzione dei media con un approccio che può essere considerato di assoluta tendenza, ma per nulla scontato anche solo rispetto a due/tre anni fa: attraverso la dislocazione all’edge di risorse e strutture essere il più vicino possibile a chi fruisce effettivamente del contenuto rappresenta un driver intelligente per il business.

Le cifre parlano da sole. Akamai ha fatturato, nel 2017, 2,5 miliardi di dollari (in crescita del 7 percento anno su anno) vanta una struttura con oltre 240mila server distribuiti in 130 Paesi, e lavora attraversando oltre 1700 reti Internet, gestendo circa 3 trilioni di interazioni al giorno (tra download, pagine web, siti, contenuti, app scaricate per il mobile e chiamate API), supporta inoltre transazioni eCommerce per oltre 250 miliardi di dollari all’anno, per un traffico di circa 30 Terabit al secondo.

Alessandro Livrea – AD di Akamai Italia

Sono oltre 5mila i suoi clienti tra queste le prime 28 aziende, ovviamente nell’ambito media & entertainment, e i primi 18 siti di eCommerce globali. Rai, il Gruppo Espresso, Sky, Subito.it sono tra le referenze pubbliche italiane, ma quasi tutte le più note sono comunque loro clienti.

Incontriamo Alessandro Livrea, Country Manager di Akamai Italia e  Nicola Ferioli, Solutions Engineer Senior Lead, con cui cerchiamo di fotografare potenzialità e criticità nello sviluppo dello scenario tecnologico “con l’edge al centro”, un’espressione – quasi un ossimoro – che rappresenta però bene la prossima frontiera per l’innovazione del business.

La customer experience nella fruizione multimediale fidelizza il cliente

Partiamo nell’analisi proprio dalle esperienze di streaming. Essere vicini agli utenti finali è importante per potere assicurare una buona esperienza.

Alcuni numeri, snocciolati da Ferioli: pensiamo ad un flusso nel 2008 di 1 Tbps (terabit al secondo) di risorse per lo streaming: un milione di clienti che fruisce di una visualizzazione sulla base di uno streaming di questo tipo lo può fare solo a risoluzione standard.

Nel 2017 si parlava già di 60 Tbps, ovvero 15 mln di utenti a 4 Mbps che fruiscono di video con qualità HD. Spostare 2,5  miliardi di persone in streaming per una fruizione con risoluzione 4K significa per ciascun utente assicurare 10 Mbps e quindi servirebbe un flusso da 25mila Tbps. Una bella differenza rispetto alla possibilità di offrire un video in  broadcasting (via satellite o antenna).

Si tratta quindi di una sfida interessante concentrare la propria strategia sull’edge, ma anche se sull’ultimo miglio le risorse ci sarebbero, resta proprio l’erogazione dal core il punto più critico (si pensi a una disponibilità nel DC di appena 500 Tbps rispetto alla richiesta 72 volte superiore).

Qui entra in gioco Amakai con la sua rete distribuita in grado di consentire ai suoi clienti di allacciarsi a un server ‘di prossimità’. Questo trend di spostare risorse al bordo sarà assecondato anche dallo sviluppo delle tecnologie IoT, per questo si può parlare di una spinta convergente verso l’Edge.

Senza contare che le nuove generazioni sono già oggi abituate a seguire i servizi che offrono una customer experience all’altezza ed ad abbandonare gli altri. Sopravviveranno quindi le aziende che sapranno offrire customer experience quella da  mobile sarà un fattore chiave, strategico. Vi sono studi precisi che indicano come l’incremento della qualità visiva aumenti la capacità di engagement (Sda Bocconi).

Prosegue Livrea: lo spostamento dal cloud all’edge e gli stessi scenari multicloud sempre di più richiederanno di uniformare la protezione dei dati distribuiti su cloud diversi. Tutti i cloud dovranno essere sicuri allo stesso modo e le aziende che non si stanno preparando a soddisfare le normative sulla protezione dei dati da qui al 2021 pagheranno fino al cento percento in più in termine di costi, rispetto a quanto avrebbero dovuto investire. Si stima che più di un miliardo di multe sarà erogato solo per il Gdpr da qui al 2021.

Inoltre il rischio di breach di sicurezza è altissimo. Pensiamo al cambiamento degli attacchi informatici, che sranno meno clamorosi, ma più sofisticati. I report Akamai segnalano il calo degli attacchi DDos, ma la crescita di attacchi meno eclatanti e meno facili da individuare ma molto pericolosi per la sottrazione di informazioni industriali e dei dati dei clienti.

La sicurezza fattore critico, ML e AI cambiano lo scenario

Oggi tra il 40 e il 60 percento del traffico Web già non è traffico ‘umano’ ma di Bot (anche benevoli), il 40 di questo traffico è fatto però da macchine malevoli che utilizzano informazioni in batteria su siti diversi.
Da qui al 2020 il 25 percento degli attacchi sarà originato da componenti di IoT corrotti.
Soprattutto stanno crescendo gli investimenti sul machine learning da parte di chi attacca fino a inizia oggi a disporre di AI e machine learning indirizzati in modo davvero sorprendenti come strumenti per sottrarre informazioni.
Per esempio, attraverso la sottrazione di informazioni, i nuovi bot riescono già oggi a impersonificare quasi perfettamente l’utente fino a riuscire a sostenere una conversazione via chat.
La rilevanza dei bot malevoli è quindi molto grave e avrà ricadute rilevantissime.

Un network distribuito (come quello di Akamai con capacità di autoapprendimento e Web Application Firewall) mette a disposizione le contromisure a quello che succede, in modo scalabile.
Akamai addestra le proprie macchine a capire il comportamento di bot e a distinguerlo dagli umani. Per esempio ci sono tecnologie oggi che rendono possibile verificare il comportamento degli oscillometri su un dispositivo mobile e del mouse sul desktop, o la modalità di pressione su una tastiera, le cadenze.

Il vantaggio lato sicurezza dato dall’edge è misurabile non tanto in termini di velocità di reazione quanto in agilità nella scalabilità. E la possibilità di agire all’edge in modo efficace, pur in un ambiente complesso, rispetto anche solo a quanto è possibile fare in uno scenario datacenter/peer è rilevante e documentabile per esempio anche con la dismissione progressiva delle VPN, almento a livello di tendenza.

Il passaggio al cloud ha cambiato anche lo scenario di utilizzo delle VPN. Pensiamo ad un’azienda che lavora con la sua intranet e una VPN punto a punto per servizi centralizzati come il CRM, ecco, a questo scenario ora si affiancano altri servizi spostati in cloud. Così da remoto spesso ora non serve entrare nella intranet con una VPN per andare sul cloud, ma è invece possibile aprire comunque un canale  VPN per entrare in intranet e andare direttamente in cloud (doppio binario). Siamo di fronte a un ambiente quindi eterogeneo, e ci muoviamo in uno scenario in cui Intranet e DC interno ed esterno sono sempre più trasparenti nella fruizione di diversi servizi..
Questo porta ora più di frequente a scelte di Identity-Aware Proxy, con autenticazioni a più fattori, non si opera quindi più a livello di network ma di attivazione e autenticazione di singole applicazioni con la gestione da una consolle centralizzata e quindi di microsegmentazione.

Nel 2019 questo rappresenterà un trend fondamentale mentre i benefici possibili solo grazie a uno scenario ibrido su cui sembrano convergere tutti i vendor sarà confermato anche in questi ambiti: l’edge non può fare a meno del data center (il cuore), e mentre il secondo assicura bassi costi e alte efficienze, spetterà all’edge assicurare una migliore esperienza finale agli utenti e la possibilità di agire in modo granulare sugli aspetti di autenticazione e sicurezza. Qui indirizzerà i suoi sforzi anche Akamai.

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