Manfredoni (Juniper Networks): reti 5G aprono la porta agli investimenti sulla sicurezza

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Mario Manfredoni, country manager di Juniper Networks, spiega le novità legate alle reti 5G che ci potremo aspettare tra qualche anno e l’approcio dei service provider alle tecnologie

Juniper Networks e il 5G, luci ombre, perplessità e interrogativi all’interno di un mondo che, ai più, è ancora sconosciuto. Si, se ne parla, ma si vedranno le primissime potenzialità solo tra due o tre anni. Si è concluso da poco il Mobile World Congress a Barcellona, dove anche Juniper Networks era presente con, al centro del dibattito, le reti 5G. Juniper Networks ha dimostrato come i service provider potranno sfruttare tecnologie e innovazioni per contribuire a ridurre complessità e i problemi associati al passaggio alle reti 5G. “I service provider e gli operatori di reti mobili stanno iniziando a trasformare le loro infrastrutture per essere pronti su 5G. 5G è velocità, tempi di latenza bassi e un numero di terminali elevato e le infrastrutture devono avere caratteristiche per essere 5G ready. L’esplosione del 5G ci sarà nei prossimi due o tre anni”.

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Così spiega Mario Manfredoni, country manager di Juniper Networks, alla luce di quanto successo in ambito di MWC 2019 e con lui, Silicon, ha tracciato un quadro su evoluzione e su strategie. Più business e meno residenziale, il 5G porta soluzioni business tra le più varie. “Uno dei temi trattati uniformemente dalle società durante il MWC 2019 è stato come ripagare l’infrastruttura 5G – spiega Manfredoni – perché anche per gli operatori Tlc c’è una pressione competitiva da parte regolamentare che crea pressione sull’offerta commerciale. Quindi come facciamo a far fruttare l’infrastruttura 5G? Nessuna risposta a riguardo ma la killer application da mettere a fuoco”. Il 5G porta tempi di latenza bassi, ci si aspetta che 5G fornisca qualcosa di innovativo e più disruptive e che possa cambiare la vita di tutti i giorni. Si pensi all’automotive, all’IoT, la possibilità per esempio di avere auto a guida autonoma.

Sul fronte della sicurezza pervasiva, Manfredoni sottolinea come ultimamente non sono diretti e realizzati da esseri umani, ci sono trend che sottolineano che gli attacchi sono realizzati da bot, da applicazioni che sono state configurate da hacker e che possono essere moltiplicate facendo girare più programmi su più macchine. “Se sono stato attaccato da applicativo – spiega – non può esserci un umano che combatta contro un bot ma un processo di automazione che risponda, in termine di velocità, contro l’applicazione”.
Insomma, le reti devono essere capaci di capire quando c’è un pericolo. “Si pensi al 5G e alla diffusione degli oggetti IoT. Saranno ovunque e in quantità sempre maggiore. La velocità che il 5G offre, se non sarà sicura e capace di gestire situazioni in cui la sicurezza viene stressata, potrà diventare un problema, ecco perchè puntiamo su automazione ne sicurezza pervasiva”.

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