TIM, piacciono alla borsa le voci sul 5G con Vodafone e il piano di scorporo della rete

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Con il Dl Semplificazioni si spinge per il piano Rete unica, ma TIM vorrebbe mantenerne il controllo. Le prime voci sulle trattative tra Tim e Vodafone per collaborare allo sviluppo infrastrutturale della rete 5G

Giornata felicissima quella di ieri per TIM in borsa. A Piazza Affari un’ottima chiusura con un +2,79 percento ha convinto gli azionisti che il piano di “fusione” della rete di TIM con Open Fiber (era stato preannunciato dal Corriere della Sera nel week end), pensato dal governo Conte con un emendamento al Decreto Legge Semplificazioni voluto dal M5S che sostanzialmente spinge e favorisce l’integrazione, sia cosa buona e fattibile.

L’idea è quella di un’unica rete nazionale. Come idea questa è forse la soluzione più razionale, ma in grado anche di sollevare dei dubbi, che sono i soliti, e cioè che un soggetto dominante di suo non abbia mai garantito uno sviluppo rapido delle infrastrutture – la stessa Open Fiber è figlia della pigrizia di TIM nello sviluppo della rete, e altri esempi non mancano.

Amos Genish, Amministratore e Direttore Generale di Telecom Italia

Non solo, in aggiunta ci sono almeno un paio di incognite: la prima è la posizione dei francesi di Vivendi che non si è mai espressa a favore dello scorporo della rete.

L’idea in questo caso sarebbe di far pesare il ruolo della Cassa depositi e prestiti per portare a casa il risultato – la Cassa infatti “gioca” su entrambi i tavoli, TIM e Open Fiber –  e dall’altro lato bisogna ricordare che TIM, contrariamente all’ultima performance, si distingue per i 25 miliardi di debito netto, cui si aggiunge l’offerta da 2,5 miliardi per le frequenze 5G. Scorporare potrebbe ridurre il debito.

La seconda incognita riguarda le posizioni del management di TIM. Con Amos Genish, Ceo del gruppo, che sostiene come spetti a Tim il ruolo di ‘controllore della rete’ parole il cui significato, secondo noi sostanzialmente è ‘ si scorpori pure, ma per finta’.

TIM e Vodafone, collaborazione infrastrutturale per il 5G?

Nel pomeriggio della giornata di ieri si sono anche diffuse in rete (Bloomberg), riprese via radio (Sole24Ore)  voci riguardo un possibile accordo per lo sviluppo infrastrutturale congiunto della rete 5G da parte di TIM e Vodafone. I due operatori hanno sborsato, ognuno, circa 2,4 miliardi di euro soprattutto per la  banda tra 3,4-3,6 GHz per cui sono stati spesi oltre 1,6 miliardi.

Complessivamente lo Stato ha incassato molto più di quanto previsto (oltre 6 miliardi), è probabile però che ora gli operatori si trovino a fare i conti con i reali costi di sviluppo per cui potrebbero condividere l’utilizzo di ripetitori e di torri radio, questa sarebbe la materia dell’accordo.

Due gli scenari a questo proposito. Il primo potrebbe fare riferimento all’intenzione di arrivare prima sul mercato, si tratterebbe quindi di uno scenario virtuoso – anche per le casse delle telco. Il secondo scenario però lo è meno, e cioè potrebbe configurare la possibilità di inaugurare il 5G con un’infrastruttura ‘condivisa’ per risparmiare, sostanzialmente eliminando un fattore di concorrenza importante per il pubblico.

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