Smartphone e tablet ‘rugged’, quando lo sono davvero?

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I produttori amano definire alcuni dei loro dispositivi ‘rugged’ ad indicare un certo livello di ‘indistruttibilità’ ma appunto quale? La parola di per sé ancora oggi non è garanzia di nulla. I risultati di una ricerca Opinion Matters

Dai primi modelli di smartphone disponibili ci siamo sempre lasciati affascinare dai dispositivi rugged e semi-rugged, i cosiddetti indistruttibili, fossero, laptop, tablet o smartphone, l’idea di avere con sé un device che qualsiasi cosa accada continuerà a funzionare non è male, a patto di essere ben consapevoli (nella maggior parte dei casi) di dover rinunciare solo a due cose: dimensioni ultraslim e leggerezza.

Non si può davvero avere tutto, ma già l’idea di poter lasciare cadere il telefono ovunque, anche nell’acqua, di usarlo anche con i guanti, in condizioni meteo avverse senza timori, in taluni contesti operativi non solo sono legittimi desiderata, ma anche veri e propri requisiti. Ecco, i requisiti. Quando si può dire che un device è davvero ‘rugged’?

Classi IP - Sono il parametro di solito più riconosciuto, ma ancora davvero poco conosciuto
Classi IP – Sono il parametro di solito più riconosciuto, ma ancora davvero poco conosciuto

Panasonic CPS ha presentato un’interessante ricerca sul tema, a partire da uno studio di Opinion Matters, per rilevare il grado di confusione proprio da parte dei clienti che acquistano dispositivi rugged.

Perché, prima di tutto, bisognerebbe riconoscere che ‘rugged’ non è un bollino di qualità che di per sé è applicabile solo se un device risponde a determinati standard, così come accade per semirugged. E’ vero invece che i device possono rispondere o meno a determinate sollecitazioni e quindi guadagnarsi o meno le certificazioni che sono di diverso tipo.

Invece l’85 percento pensa che esistano standard uniformati al di sopra dei quali si guadagna l’etichetta, almeno così è nel Regno Unito, dove è stato condotto lo studio (250 clienti), anche se pensiamo che in Emea ci sarebbero state sorprese ancora più significative.

I risultati della ricerca

Per l’88 percento degli acquirenti business le caratteristiche rugged di notebook, tablet e dispositivi handheld sono decisamente importanti al momento di considerare nuovi acquisti per la propria forza lavoro. Eppure poi non si riesce a dimostrare di essere sufficientemente competenti.

Per esempio, meno della metà degli acquirenti era a conoscenza delle classi IP (Ingress Protection, protezione dell’ingresso), mentre oltre il 60 percento non è stato in grado di affermare correttamente che la classe IP indica la protezione contro l’ingresso di particelle e liquidi e più elevata è la classe, migliore è la protezione, con le famose coordinate IP XY, dove la prima cifra indica la resistenza alla penetrazione di particelle e la seconda all’acqua.

Il 69 percento degli intervistati crede o si aspetta che termini quali “MIL-STD compliant” (conforme a standard militari) e “Tested to MIL-STD” (testato secondo standard militari) rappresentassero una misura coerente, quando in realtà non è così: se non si specifica nulla dopo queste parole è come non avere detto assolutamente nulla.

Confusione sugli standard rugged
Confusione sugli standard rugged

E anche quando arrivano successivamente le sigle eche servono a orientarsi la confusione persiste: per esempio con lo militare statunitense 810G oltre il 35 percento di loro pensava, erroneamente, che si riferisse alla durata della batteria.

MIL-STD 810G

In realtà, lo standard MIL-STD 810G comprende una serie di test di laboratorio, concepiti dall’esercito degli Stati Uniti per testare i limiti delle apparecchiature in varie condizioni ambientali nelle quali è previsto il loro uso; la gamma delle condizioni testate è molto ampia, ma le prove più comuni a livello commerciale prevedono che il dispositivo venga sottoposto a urti o cadute, polvere, acqua e temperature estreme.

Insomma, da una parte i produttori hanno tutto l’interesse ad ammaliare il cliente, ma dall’altra il cliente non dovrebbe mai accontentarsi di quanto viene raccontato e capire almeno di cosa si parla, tantopiù quando – come nel caso delle flotte dei dispositivi rugged – è responsabile di acquisti aziendali.

Significativo il fatto che un intervistato su cinque dichiari di non aver effettuato alcun test in prima persona prima dell’acquisto. In ambito consumer non dovrebbe stupire, perché nessun negoziante vi lascerebbe maltrattare proprio come volete voi il device prima di vendervelo, ma quando acquistate per un’azienda un numero significativo di dispositivi è una prova da pretendere sempre.

Non potete certo illudervi che solo perché un dispositivo viene dichiarato rugged allora possiate utilizzarlo come un martello, o lasciarlo cadere sul porfido e non riscontrare neanche un graffio; però potreste pretendere invece che i messaggi siano sempre chiari.

Ora è di moda dichiarare la resistenza a polvere e liquidi secondo IP 68, salvo poi scoprire che però e spesso i però sono troppi…

Fiducia nei produttori
Fiducia nei produttori

Chi acquista nella Gdo dovrebbe sapere che è meglio informarsi con altri mezzi, chi invece acquista su un canale è giusto che pretenda il massimo della competenza e delle possibilità di testing e il vendor che ama definire i propri dispositivi ‘rugged’ dovrà mettere in conto qualche dispositivo perso sul… Campo di battaglia. Altrimenti non ha senso.

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