Il lato business di Samsung per la digitalizzazione delle imprese italiane

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Samsung vuole giocare un ruolo più evidente in campo business e intende farlo offrendo alle aziende italiane, con i suoi partner tecnologici, le soluzioni che servono alla loro digitalizzazione. L’opinione di Carlo Barlocco, Deputy President di Samsung Electronics Italia.

Come leader di mercato abbiamo la responsabilità di aiutare a portare avanti la digitalizzazione, anche mettendo a confronto l’esperienza dei partner per capire la direzione in cui muoversi. Da qui l’idea di questo appuntamento: vuole essere un confronto tra chi si occupa di digitale per capire come si possa contribuire alla digitalizzazione del Paese digitalizzando prima di tutto le imprese”: così Carlo Barlocco, Deputy President di Samsung Electronics Italia, dà il senso del Samsung Business Technology Summit, un evento che l’azienda coreana vorrebbe trasformare in un appuntamento fisso in cui riunire partner e clienti per capire come introdurre le tecnologie digitali nelle imprese italiane. E mostrare in questo un lato meno noto di Samsung, che in Italia è certamente più conosciuta per smartphone e televisori che per le sue competenze aziendali.

Carlo Barlocco, Deputy President di Samsung Electronics Italia
Carlo Barlocco, Deputy President di Samsung Electronics Italia

Samsung Electronics – ammette Barlocco – è la parte più visibile del gruppo, ma abbiamo da anni una parte business importante che stiamo cercando di rendere più nota anche in partnership con altre aziende. Pensiamo che diversi degli edifici più alti del mondo sono stati costruiti da Samsung, che stiamo investendo in biochimica e semiconduttori, con questi ultimi che sono universalmente riconosciuti come di alta qualità e usati anche da concorrenti”.

Così la parte business di Samsung ritiene di avere molto da dire per i tre macrotemi che considera più importanti nei prossimi anni: l’Internet of Things, le Smart City, e la cosiddetta “app economy”. Queste evoluzioni e altre già evidenti da tempo – come ad esempio la consumerizzazione, ossia l’ingresso in azienda delle tecnologie che hanno già conquistato il mondo consumer – stanno cambiando il modo di lavorare e creano persino nuove aziende e nuovi posti di lavoro. Le trasformazioni sono evidenti, il punto semmai è come applicarle pragmaticamente nelle imprese italiane.

Un esempio di combinazione delle tecnologie Cisco per la collaboration con hardware Samsung
Un esempio di combinazione delle tecnologie Cisco per la collaboration con hardware Samsung

Secondo diversi partner di Samsung uno dei primi passi che le aziende dovrebbero compiere, ora che la parte più profonda della crisi economica sembra essere alle nostre spalle, è capire che nell’utilizzo delle nuove tecnologie per incrementare la produttività si deve dare un’accezione più ampia al concetto di produttività stessa. “La produttività – spiega ad esempio Michele Dalmazzoni, Collaboration and Business Outcomes Country Leader di Cisco Italia, che con Samsung lavora nel settore della collaboration – viene spesso vista solo come una riduzione di costi, in realtà è un rapporto tra quanto si produce e quanto costa produrre. Noi crediamo che si possa incrementare la produttività semplicemente lavorando meglio e che questo sia in Italia il punto chiave. Se siamo più efficaci poi questo Paese ha tutte le carte in regola per andare avanti”.

A dettare in qualche modo la strada possono essere i progetti portati avanti dai grandi utenti. A spiegare cosa stanno facendo in quanto a digitalizzazione sono stati L’Oreal e Unicredit, entrambi impegnati nel rendere più articolato il rapporto con la clientela. L’Oreal ha realizzato proprio in Italia un progetto pilota che sarà man mano esteso in tutta Europa: Ha identificato le “tappe” del percorso di una consumatrice dal momento in cui è ancora fuori dal negozio sino a quando conclude un acquisto alla cassa e con Samsung ha realizzato una soluzione digitale per il percorso emozionale all’interno del salone. Fuori, il dialogo continua con un’app che permette di rendere connessa la consumatrice. I test fatti sinora indicano aumenti del 30 percento circa per le visite e il fatturato dei saloni.

Un videowall interattivo e "touch" realizzato con pannelli Samsung per lo smart signage
Un videowall interattivo e “touch” realizzato con pannelli Samsung per lo smart signage

Il progetto di L’Oreal si basa su soluzioni di smart signage che identificano le caratteristiche fisiche della potenziale cliente mentre è ancora fuori da un centro, per dare un messaggio concreto e personalizzato. Il percorso prosegue all’interno del salone, ad esempio con un “selfie mirror” le cui immagini si possono condividere con la propria community. Troppo gadget? No, secondo L’Oreal, perché c’è sempre la presenza fisica dell’acconciatore a rendere la tecnologia più calda e più utile.

Ovviamente diverso il progetto portato avanti con Samsung da Unicredit: è legato alla digitalizzazione della comunicazione con i clienti e in particolare delle filiali fisiche. Il digitale aumenta le possibilità di interazione con la clientela. Il cliente che va in filiale interagisce con la banca una volta al mese, mentre chi usa i canali online lo fa una decina di volte al mese e chi usa in prevalenza l’app mobile anche dieci volte alla settimana. Smartphone e tablet sono un canale importante, per questo Unicredit li fornisce direttamente con un meccanismo di “instant lending” che autorizza automaticamente i piccoli finanziamenti in una decina di secondi e senza necessità di produrre documentazione. Una competenza che la banca vuole portare anche alle transazioni su Internet e poi offrire ai suoi clienti (centri commerciali, catene…) che vendono anche attraverso credito al consumo.

Un tablet usato come sostituto digitale del registratore di cassa
Un tablet usato come sostituto digitale del registratore di cassa

L’altra digitalizzazione è quella delle filiali, con angoli self-service evoluti e ricchi di funzioni. In particolare con forme di comunicazione video che sostituiscono l’interazione umana: in diverse filiali c’è una video-room che permette una interazione video in alta risoluzione con un consulente in remoto, offrendo anche funzioni di firma grafometrica, stampa e condivisione dello schermo. È un modo per aumentare il livello di servizio in fasce orarie nuove, in cui la filiale è chiusa, ed essere presenti comunque nel momento in cui il cliente ha un’emergenza.

In molti di questi progetti la qualità della comunicazione video assume una grande importanza per dare un senso di concretezza all’interazione digitale che sostituisce quella fisica. In questo senso, secondo Samsung e i suoi partner, la tecnologia non deve far perder nulla del normale rapporto tra persone e deve essere fruibile ovunque, non solo nella grande sala conferenze ma anche in ambito mobile. Ma a monte dell’interazione vera e propria c’è tutta la parte di personalizzazione e analisi dei dati legati al singolo cliente, parte che Samsung sviluppa ad esempio con Oracle e SAP.

L’ottica è quella secondo cui, come ha sottolineato Giovanni Ravasio, Country Leader Applications di Oracle Italia, “La relazione azienda-cliente è radicalmente cambiata negli ultimi anni: il consumatore è digitale, mobile e social e l’azienda, se vuole continuare a sviluppare il proprio business, deve esserlo altrettanto“. E parallelamente “Le imprese devono ripensare in modo nuovo ciò che le circonda, capire cosa può influenzare la propria produttività ed essere pronte ad adattare i propri modelli di business ponendo al centro il concetto di servizio“, secondo Zoran Radumilo, Innovation Sales Director SAP Italia.

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Da sinistra verso destra: Ravasio di Oracle, Radumilo di SAP e Fregi di Google

Sviluppare tecnologie per la digitalizzazione e renderle fruibili è il compito dei vendor, il resto è “pensare digitale” e tocca ai manager delle imprese utenti. In questo senso c’è da lavorare ma il clima nelle aziende utenti è migliore di quanto molti credono: “La tecnologia – spiega Fabio Fregi, Country Manager di Google for Work – può implementare nuovi modelli di business anche nelle aziende italiane. Anche tra i capi azienda c’è una consapevolezza molto superiore che in passato rispetto a queste opportunità, chi lavora nella tecnologia trova una grande maturità negli ultimi 18-24 mesi, da quando siamo usciti da una crisi profonda. Ora si guarda un po’ più lontano”.

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