Alphabet fa crescere la “nuova” Google

ChromebookCloudEnterpriseFisco e FinanzaMobilitySaasSmartphoneTabletWorkspace

Il (breve) sorpasso ad Apple dà il senso della holding Alphabet: in autonomia Google e le altre “scommesse” crescono meglio. Ma il CEO Pichai ricorda che resta grande innovazione anche in Big G. E punta al cloud pubblico per le aziende.

Il sorpasso è durato poco ma c’è stato: per qualche tempo Alphabet ha rubato ad Apple il ruolo di azienda più “valutata” della Borsa statunitense, superando per capitalizzazione l’azienda di Tim Cook. Apple ha fatto in fretta a riprendersi il trono e adesso viaggia con una cinquantina di miliardi di dollari circa di vantaggio, ma sta di fatto che la prima chiusura d’anno per la holding che Google ha creato qualche mese fa è stata certamente una di quelle col botto. Mediaticamente per un sorpasso che fa notizia, ma anche e soprattutto perché il messaggio di fine anno è chiaro: Alphabet non è nata per dare più spazio di manovra alle “scommesse” di Brin e Page (a bilancio si chiamano proprio “Other Bets”, altre puntate) ma anche per far lavorare meglio Google.

Il contrario d’altronde non avrebbe molto senso perché al momento, finanziariamente, Alphabet è quasi solo Google, Nel 2015 la holding ha fatturato circa 75 miliardi di dollari di cui 74,5 legati alle attività di Google. L’utile operativo è stato di circa 20 miliardi, la combinazione dei quasi 23,5 in attivo di Google e della perdita di 3,6 degli Other Bets.

Ruth Porat, CFO di Google
Ruth Porat, CFO di Google

In questa fase sotto l’ombrello di Google rientrano le attività legate alla ricerca e alla pubblicità online, il cloud, YouTube, le Google Apps, lo store Play, l’hardware e alcuni progetti come il machine learning e la realtà virtuale. Le “scommesse” sono Google Fiber, Verily, Nest, Calico, i veicoli a guida autonoma e l’incubatore Google X. Il loro fatturato cresce anche in maniera interessante (+37 percento anno su anno) grazie soprattutto ai primi tre, gli utili non ci sono perché sono quasi tutti progetti a lungo termine che ora richiedono investimenti.

Nel commentare i risultati la CFO Ruth Porat ha peraltro ricordato il senso stesso di Alphabet: “Nella tecnologia muoversi in maniera incrementale porta nel tempo all’irrilevanza perché il cambiamento tende a essere rivoluzionario, non evolutivo”. Quindi per ora il metro di gudizio per gli Other Bets non è proprio quello delle trimestrali. In alcuni casi, ha ricordato Porat, la cosa più giusta da fare è aumentare gli investimenti ancora di più anche per i business in perdita, in altri casi si possono fare partnership, come nel caso di Verily. “Il punto è che siamo facendo un percorso e siamo ancora all’inizio”, ha sottolineato Porat.

Sundar Pichai, CEO di Alphabet
Sundar Pichai, CEO di Alphabet

Ma attenzione a considerare a questo punto Google come il lato “business as usual” di Alphabet. Anche dentro Google ci sono “scommesse” forse meno estreme e più chiaramente vincenti, ma ci sono. Il CEO Sundar Pichai ha ricordato soprattutto il machine learning, che “guiderà la prossima ondata di innovazione” in Google. Ondata che in realtà è già qui perché funzioni di machine learning muovono diversi servizi di Google come Smart Reply in Gmail, l’antispam, il riconoscimento delle immagini, la traduzione del testo e del parlato in tempo reale. E Google ha fatto la mossa giusta quando si vuole diffondere una tecnologia: ha ceduto in open source il sistema di machine learning TensorFlow invece di “chiuderlo” per guadagnarci da dubito.

E poi c’è il cloud, inteso come servizi di cloud pubblico per le aziende. L’approccio di Google è “alla Amazon” (abbiamo usato i nostri datacenter per le nostre applicazioni, sappiamo supportare anche quelle delle aziende) ma la nascita di una business unit dedicata è recente. A guidarla però è arrivata Diane Greene, già cofondatrice di VMware, segno che le prospettive sono ambiziose. “Stiamo già vedendo una accelerazione significativa, è un business che sta crescendo fortemente per noi e abbiamo in piano di investire significativamente nel 2016. Sarà una delle nostre principali aree di investimento, ha spiegato Pichai. Gli analisti sembrano essere d’accordo: le stime di crescita dei servizi cloud di Google si aggirano conservativamente intorno al 65 percento per il 2016, il che dovrebbe corrispondere a un fatturato superiore ai 4 miliardi di dollari.

Read also :
Clicca per leggere la biografia dell'autore  Clicca per nascondere la biografia dell'autore